Il Mediterraneo, culla di civiltà e sapori, nasconde nelle sue acque una piccola creatura dal valore gastronomico e ambientale inestimabile: il riccio di mare Paracentrotus lividus. Le sue gonadi, chiamate comunemente uova o coralli, sono considerate una prelibatezza in tutta l’area costiera, ma la loro crescente richiesta ha messo a rischio le popolazioni naturali.

Negli ultimi decenni, la pesca intensiva, l’inquinamento costiero e il riscaldamento globale hanno ridotto drammaticamente i ricci selvatici in molte zone. Per questo motivo, biologi e istituzioni — tra cui la FAO e la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli — hanno avviato un progetto pionieristico: l’allevamento sostenibile dei ricci di mare, o echinocoltura.

Un piccolo ingegnere del mare

Il riccio di mare è un elemento chiave degli ecosistemi costieri. Con la sua “lanterna di Aristotele”, una struttura dentata capace di raschiare alghe e piante marine, mantiene in equilibrio la crescita della vegetazione.
Troppi ricci possono creare deserti sottomarini (“urchin barrens”), ma troppo pochi lasciano proliferare alghe che soffocano i fondali. L’obiettivo dell’allevamento non è solo commerciale, ma anche ecologico e rigenerativo, per ripristinare la biodiversità marina.

Il progetto FAO: dal laboratorio al mare

Il manuale pubblicato nel 2025 dalla FAO riassume anni di studi e sperimentazioni. In collaborazione con centri di ricerca italiani e spagnoli, gli esperti hanno perfezionato le tecniche per riprodurre i ricci in laboratorio e farli crescere fino allo stadio adulto, pronti per essere immessi nel mare o commercializzati.

L’allevamento comincia con una fecondazione in vitro: le uova e gli spermatozoi vengono raccolti da esemplari adulti sani e uniti in condizioni controllate. Le larve, minuscole e trasparenti, vengono poi alimentate con fitoplancton coltivato in laboratorio e monitorate giorno per giorno.

Dopo circa un mese avviene la metamorfosi, in cui la larva planctonica si trasforma in un piccolo riccio che inizia la vita sul fondo. Da qui parte la fase di accrescimento: i giovani ricci vengono trasferiti in vasche a temperatura controllata, alimentati con alghe bentoniche e pellet vegetali, fino a raggiungere i 3 cm di diametro.

A questo punto, gli individui possono essere trasferiti in mare, in aree protette o controllate, dove completano la crescita fino a diventare adulti di 5–6 cm pronti per il consumo o per il ripopolamento naturale.

Innovazione e sostenibilità

Uno degli aspetti più affascinanti del progetto è l’approccio a ciclo chiuso e integrato. L’acqua di mare viene riciclata in sistemi di acquacoltura controllati (RAS), mentre la temperatura è regolata grazie a energie rinnovabili come fotovoltaico ed eolico.
Inoltre, i ricci allevati possono contribuire alla restaurazione degli ecosistemi marini degradati, reinseriti in zone dove la specie è scomparsa, per ricostruire l’equilibrio biologico dei fondali.

Non solo cibo: dagli aculei e dal guscio dei ricci si possono estrarre sostanze bioattive utili alla cosmetica e alla farmaceutica, aprendo nuove prospettive economiche per le comunità costiere.

Una nuova frontiera per i marinai del Mediterraneo

L’allevamento dei ricci rappresenta oggi una frontiera di lavoro blu, dove tradizione e innovazione si incontrano.
Pescatori e operatori locali possono trasformarsi in guardiani del mare, contribuendo a preservare le risorse naturali mentre mantengono viva una delle tradizioni più gustose del Mediterraneo.

Come ricorda il biologo Valerio Zupo, coordinatore del progetto:

“Ogni riccio allevato e reintrodotto è un piccolo gesto di riparazione verso il mare. È scienza, economia e rispetto per la vita marina.”


⚙️ Le fasi principali dell’allevamento dei ricci di mare

  1. Raccolta e selezione dei riproduttori
    • Prelievo di ricci adulti sani dalle coste.
    • Trasporto in vasche termoregolate e acclimatazione a 16 °C.
  2. Fecondazione in vitro
    • Estrazione dei gameti e unione delle cellule uovo e spermatozoi in acqua di mare sterile.
    • Controllo microscopico della fertilizzazione.
  3. Allevamento larvale (0–30 giorni)
    • Larve mantenute in vasche cilindriche con temperatura costante (18 °C).
    • Alimentazione con fitoplancton e microalghe (es. Isochrysis galbana).
  4. Metamorfosi e fase post-larvale (1–3 mesi)
    • Le larve si trasformano in piccoli ricci e si fissano su supporti solidi.
    • Alimentazione con diatomee bentoniche e microalghe.
  5. Fase giovanile in vasca (3–12 mesi)
    • Crescita in vasche termoregolate o semiaperte.
    • Densità massima: 80 individui/m².
    • Alimentazione con alghe e pellet vegetali.
  6. Fase di ingrasso e maturazione in mare (12–24 mesi)
    • Trasferimento in zone controllate (reti, gabbie o reef artificiali).
    • Alimentazione naturale e monitoraggio della crescita.
  7. Raccolta e commercializzazione / Ripopolamento
    • Raccolta manuale, controllo qualità e distribuzione ai mercati.
    • Oppure rilascio in aree di ripristino ecologico.

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Autore

Marcello Guadagnino

marcelloguadagnino@gmail.com

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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