Abudefduf vaigiensis: il sergente maggiore indo-pacifico nel Mediterraneo

Negli ultimi anni, le acque del Mar Mediterraneo stanno cambiando volto. Non si tratta solo di inquinamento o di mutamenti nella pesca: il cambiamento è visibile a occhio nudo, e ha le pinne colorate. Una serie di specie tipiche dei mari tropicali, come gli Abudefduf, comunemente noti come pesci sergente maggiore, stanno colonizzando tratti sempre più estesi del nostro bacino.

Chi sono gli Abudefduf?

Gli Abudefduf appartengono alla famiglia Pomacentridae, la stessa dei pesci damigella. Sono facili da riconoscere: corpo compresso lateralmente, cinque strisce verticali nere ben marcate e un colore di fondo che va dal giallo al blu-argenteo. Sono pesci di piccole dimensioni, generalmente non superano i 15–20 cm, e sono tipici delle barriere coralline dell’Oceano Indiano, del Pacifico e dell’Atlantico tropicale.

Tra le specie più frequentemente osservate nel Mediterraneo ci sono:

  • Abudefduf vaigiensis
  • Abudefduf saxatilis
  • Abudefduf bengalensis

Questi pesci sono noti per il loro comportamento territoriale, soprattutto in fase riproduttiva, durante la quale i maschi difendono con decisione le uova deposte sulle rocce.

L’arrivo nel Mediterraneo

Le prime segnalazioni di Abudefduf nel Mediterraneo risalgono a inizio anni 2000. Oggi sono stati osservati stabilmente in zone come Lampedusa, Malta, Pantelleria, Cipro, Grecia e Turchia meridionale. La loro presenza è diventata tanto frequente da suscitare l’attenzione degli scienziati e delle agenzie di monitoraggio della biodiversità.

La causa principale di questo arrivo sembra essere il riscaldamento delle acque mediterranee, ormai ben documentato. Secondo i dati dell’IPCC, il Mediterraneo si sta scaldando più velocemente della media globale, con un aumento di circa 0,4°C per decennio dal 1982. Temperature più elevate consentono la sopravvivenza e la riproduzione di specie che in passato non avrebbero mai potuto insediarsi stabilmente.

Migrazione naturale o aiuto umano?

Oltre al riscaldamento climatico, anche l’attività umana gioca un ruolo. Navi mercantili e da crociera, ad esempio, trasportano involontariamente uova e larve nei loro serbatoi di zavorra. È il cosiddetto biofouling: un vettore involontario di migrazione che riguarda moltissime specie marine.

In altri casi, si sospetta un rilascio accidentale (o volontario) da parte di acquariofili, ma nel caso degli Abudefduf non ci sono prove dirette. La loro espansione pare invece compatibile con meccanismi di migrazione attiva attraverso il Canale di Suez o dispersione larvale con le correnti.

Impatti sull’ecosistema

La presenza degli Abudefduf potrebbe sembrare innocua: sono piccoli, colorati e si cibano principalmente di plancton, piccoli crostacei e alghe. Tuttavia, la loro introduzione solleva preoccupazioni ecologiche. Possono competere con specie autoctone per il cibo e il territorio, modificare le reti trofiche locali e, in alcuni casi, disturbare i processi riproduttivi di altre specie.

In alcune aree del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano, gli Abudefduf sono considerati specie dominanti nelle zone rocciose poco profonde. Se dovessero stabilizzarsi anche nel Mediterraneo in modo permanente, potrebbero contribuire a una graduale tropicalizzazione della fauna marina mediterranea, già osservata con altre specie come il pesce coniglio (Siganus spp.) e il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus).

Monitoraggio e prospettive future

Organizzazioni come l’ISPRA e il CIESM (Commissione Internazionale per l’Esplorazione Scientifica del Mediterraneo) monitorano costantemente l’arrivo di specie aliene nel bacino. Iniziative come il progetto “SEAWATCHERS”, che coinvolge anche cittadini e subacquei nel segnalare specie esotiche, stanno fornendo dati importanti.

Per ora, gli Abudefduf sono ancora considerati alloctoni occasionali, ma la loro frequenza crescente potrebbe presto modificare questo status. Secondo un lavoro pubblicato nel 2023 su Marine Biodiversity Records, l’avvistamento di esemplari adulti riproduttivi a Malta e in Sicilia fa pensare che la specie possa stabilirsi permanentemente in alcune zone.

Fonti principali:

  • Golani D. et al., Atlas of Exotic Fishes in the Mediterranean Sea (2021), CIESM.
  • Azzurro E. et al., “Climate-driven expansion of tropical fishes in the Mediterranean Sea”, Global Change Biology (2014).
  • IPCC Sixth Assessment Report, 2021 – Regional factsheet: Mediterranean.
  • Psomadakis P. et al., New records of marine alien species from Italian waters, Mediterranean Marine Science (2023).
Marcello Guadagnino

Da Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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