La International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT) ha adottato una nuova Raccomandazione che disciplina l’impiego sperimentale delle trapline nelle attività di pesca, con particolare attenzione alla pesca del pesce spada e agli effetti sugli organismi non bersaglio. Si tratta di una misura che introduce un attrezzo innovativo nel quadro della gestione internazionale, ma che lo fa con un approccio fortemente prudenziale e scientifico.
La trapline viene definita come un sistema costituito da anelli concentrici di dimensioni crescenti. L’anello più piccolo può ospitare un amo e/o un’esca artificiale, mentre quelli più grandi possono essere equipaggiati con luci. Questo attrezzo non è concepito per sostituire integralmente il palangaro di superficie, ma per essere utilizzato in combinazione con esso, alternandosi agli ami tradizionali secondo configurazioni variabili che saranno oggetto di studio.
L’elemento centrale della Raccomandazione è la natura esclusivamente sperimentale dell’uso delle trapline. L’autorizzazione è limitata nel tempo e valida fino al 31 dicembre 2028, periodo entro il quale dovranno essere raccolti dati sufficienti per una valutazione scientifica completa. In questa fase transitoria, le trapline possono essere impiegate sia da sole sia in combinazione con altri attrezzi, senza che ciò implichi un riconoscimento definitivo del loro utilizzo operativo.

Le navi che intendono partecipare alla sperimentazione devono essere formalmente autorizzate dalle rispettive CPC (Parti contraenti, cooperanti e non contraenti). Tale autorizzazione non è automatica: l’attività deve essere notificata all’ICCAT e accompagnata da un protocollo scientifico dettagliato, nel quale siano chiaramente indicati gli obiettivi della sperimentazione, la metodologia adottata, la durata e le modalità di raccolta dei dati. Le unità autorizzate vengono inserite in un apposito registro ICCAT, che ne identifica esplicitamente il carattere sperimentale.
Grande rilievo è attribuito al monitoraggio e alla raccolta armonizzata dei dati. La Raccomandazione richiede informazioni puntuali sullo sforzo di pesca, sulla configurazione degli attrezzi utilizzati e sui risultati delle catture. Particolare attenzione è riservata al bycatch e alle interazioni con specie protette o sensibili, come tartarughe marine, uccelli marini e mammiferi marini, nonché alla distribuzione delle taglie delle specie trattenute, al fine di valutare eventuali effetti sui giovanili. La raccolta dei dati può avvenire tramite osservatori scientifici a bordo, sistemi di monitoraggio elettronico oppure, in assenza di entrambi, attraverso la rendicontazione diretta dei comandanti delle navi.
La valutazione scientifica complessiva è affidata allo SCRS (Standing Committee on Research and Statistics), che dovrà analizzare entro il 2028 l’efficacia delle trapline in termini di cattura e selettività del pesce spada, confrontandole con il palangaro tradizionale e con altri attrezzi alternativi. Lo SCRS sarà inoltre chiamato a esaminare gli impatti sul bycatch e sulle specie minacciate, riesaminando annualmente la misura e proponendo eventuali aggiustamenti tecnici o gestionali. Il parere dello SCRS costituirà la base scientifica per la decisione finale della Commissione ICCAT.
Nel Mediterraneo, in attesa di tali valutazioni, continuano ad applicarsi le regole del piano di recupero del pesce spada. In particolare, il numero massimo combinato di ami e anelli (trapline) è fissato a 2.500 per nave. Un secondo set di attrezzi è consentito solo per viaggi superiori a due giorni e deve rimanere inutilizzabile, correttamente stivato e legato a bordo.
Solo al termine della fase sperimentale e sulla base delle evidenze scientifiche raccolte, l’ICCAT potrà decidere se integrare stabilmente le trapline tra gli attrezzi autorizzati, eventualmente accompagnando tale scelta con misure tecniche, gestionali e di controllo specifiche.
È inoltre opportuno chiarire che la Raccomandazione ICCAT, pur avendo valore a livello internazionale, diventerà effettivamente attuativa per gli Stati membri dell’Unione europea solo a seguito del formale recepimento da parte della Commissione europea, mediante l’adozione di uno specifico atto giuridico dell’Unione, in coerenza con il quadro normativo della Politica Comune della Pesca. Fino a tale passaggio, le disposizioni contenute nella Raccomandazione non producono effetti diretti sull’ordinamento europeo. In questo contesto di evoluzione normativa e tecnica, Oceanis è impegnata nella costruzione e nel coordinamento del percorso di analisi e confronto insieme al gruppo di lavoro che sta seguendo da vicino l’intero sviluppo della sperimentazione, contribuendo al dialogo tra ricerca scientifica, operatori del settore e istituzioni. Un lavoro portato avanti in sinergia con Il Giornale dei Marinai, con l’obiettivo di garantire informazione corretta, aggiornamento continuo e trasparenza su un processo destinato ad avere ricadute rilevanti sulla gestione futura della pesca al pesce spada.

