Pesca Professionale

Tonno rosso 2026: aumento delle quote in Italia e nuove regole per la pesca

In questo articolo · 6 sezioni
  1. Quote tonno rosso in crescita: nel 2026 l’Italia guadagna quasi il 17%Aumento delle quote: il salto dal 2025 al 2026
  2. Come vengono distribuite le nuove quote
  3. Una quota che cambia anche geografia
  4. La piccola pesca costiera entra nel sistema del tonno rosso
  5. Più tonno, ma anche più regole
  6. Un nuovo equilibrio per la pesca italiana
Tonno rosso 2026: aumento delle quote in Italia e nuove regole per la pesca

Quote tonno rosso in crescita: nel 2026 l’Italia guadagna quasi il 17%
Aumento delle quote: il salto dal 2025 al 2026

Con il nuovo decreto pubblicato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, l’Italia definisce il quadro operativo per la pesca del tonno rosso nel triennio 2026–2028. Il provvedimento si inserisce nel contesto delle decisioni europee e internazionali, recependo le indicazioni dell’ICCAT e traducendole in regole nazionali per la gestione delle quote, l’accesso alla risorsa e i controlli.

Il decreto stabilisce non solo la ripartizione del contingente annuale, fissato a 6.182,610 tonnellate, ma anche le modalità con cui questa quota viene distribuita tra i diversi sistemi di pesca e le singole imbarcazioni . Accanto alla continuità normativa, emergono però elementi di novità significativi, tra cui una maggiore flessibilità nella gestione delle quote e l’introduzione di nuovi segmenti di accesso.

Il dato più rilevante del nuovo decreto sulla pesca del tonno rosso non è soltanto nella distribuzione delle quote, ma nel loro aumento complessivo. Dopo anni di stabilità e prudenza, il 2026 segna un cambio di scala per il settore italiano.

Nel 2025 il contingente nazionale si attestava intorno alle 5.283 tonnellate. Con il nuovo decreto, la quota assegnata all’Italia sale a 6.182,610 tonnellate annue . L’incremento è netto, pari a circa 900 tonnellate in più, con una crescita vicina al 17%.

AnnoQuota totale Italia (tonnellate)Variazione
2025~5.283—
20266.182,610+900 t

Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma della conseguenza diretta del miglioramento dello stato dello stock di tonno rosso nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale. Dopo anni di restrizioni, il sistema internazionale ha iniziato ad allentare progressivamente i limiti, premiando i risultati delle politiche di ricostruzione.


Come vengono distribuite le nuove quote

L’aumento non modifica radicalmente la struttura del sistema, ma ne amplifica le dimensioni. La pesca a circuizione resta dominante, assorbendo la parte più consistente del contingente, mentre le altre tecniche mantengono un ruolo più contenuto ma strategico.

Sistema di pescaQuota 2026 (tonnellate)
Circuizione4.205,718
Palangaro747,741
Tonnare fisse476,843
Pesca sportiva26,032
Filiera produttiva153,000
Piccola pesca costiera406,000
Quota non divisa167,277
Totale6.182,610

Il dato più interessante, al di là della predominanza delle grandi flotte, è l’ingresso strutturato della piccola pesca costiera. Una scelta che segna un primo riequilibrio, anche se ancora limitato nei numeri.


Una quota che cambia anche geografia

Parte del contingente viene mantenuta come “quota non divisa” e redistribuita su base territoriale. In questo caso, la ripartizione evidenzia una chiara centralità del Mezzogiorno e, in particolare, della Sicilia.

Area marittimaPercentualeTonnellate
Adriatico10%16,728
Ionio + Tirreno + Sardegna40%66,911
Sicilia50%83,638

Questo meccanismo consente di adattare la gestione della risorsa alle specificità locali, riconoscendo il peso storico e operativo delle diverse marinerie.


La piccola pesca costiera entra nel sistema del tonno rosso

Tra gli elementi più significativi del decreto 2026 c’è l’apertura, per la prima volta in modo strutturato, alla piccola pesca costiera. Si tratta di una novità che rompe un equilibrio consolidato, storicamente dominato dalle grandi unità e dai sistemi industriali. Il legislatore introduce infatti un segmento dedicato alle imbarcazioni sotto i 12 metri, con uscite giornaliere e tecniche selettive, riconoscendo formalmente il ruolo di una pesca più artigianale e a basso impatto.

La misura ha carattere sperimentale, ma il segnale è chiaro: ampliare l’accesso alla risorsa senza compromettere la sostenibilità. A queste unità viene assegnata una quota individuale limitata, generalmente compresa tra 1 e 1,5 tonnellate per imbarcazione, sufficiente però a rappresentare un’integrazione economica concreta per molte marinerie locali . Allo stesso tempo, il decreto mantiene vincoli stringenti, escludendo questo segmento dal regime delle catture accessorie e imponendo criteri rigorosi di selezione degli operatori.

Più che un semplice ampliamento delle quote, l’ingresso della piccola pesca costiera segna un cambio di prospettiva: il tonno rosso non è più esclusivamente appannaggio delle grandi flotte, ma diventa, almeno in parte, una risorsa condivisa anche con chi opera su scala locale. Una scelta che potrebbe avere effetti rilevanti non solo sul piano economico, ma anche su quello sociale, restituendo centralità a una pesca tradizionale che negli ultimi anni era rimasta ai margini.

Più tonno, ma anche più regole

L’aumento delle quote non significa liberalizzazione. Al contrario, il decreto rafforza ulteriormente i sistemi di controllo e tracciabilità. Ogni esemplare sbarcato deve essere registrato, certificato e accompagnato da un sigillo ufficiale, in modo da garantire la piena trasparenza lungo tutta la filiera.

Restano inoltre limiti precisi sulle catture accessorie, fissate al 20% del totale sbarcato, e regole stringenti per la gestione delle quote e dei trasferimenti tra operatori.


Un nuovo equilibrio per la pesca italiana

Il confronto tra 2025 e 2026 restituisce un’immagine chiara: il tonno rosso non è più soltanto una risorsa da proteggere, ma torna ad essere una risorsa da gestire in crescita.

L’aumento delle quote amplia le possibilità economiche per il settore, mentre le nuove aperture — soprattutto verso la piccola pesca — indicano un sistema che prova ad evolversi senza perdere il controllo.

È in questo equilibrio tra espansione e regolazione che si gioca il futuro della pesca al tonno rosso in Italia.

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

2 Commenti

  1. Il mio peschereccio misura 12,86 è quindi non rientra nella piccola pesca per solo 86 cm avendo autorizzazione alalunga e pesce spada,un altra cosa di queste unità della piccola pesca autorizzate alcune il sistema palangari neanche lo praticano e mi fermo qui

  2. Buona sera, ho un gommone di 6,00 mt e faccio parte della piccola pesca costiera, ho la licenza da pesca con attrezzi “canna” quindi potrei fare una pesca più che sostenibile in quanto eventuali pesci sotto peso o di piccole dimensioni una volta allamati potrei rilasciarli senza nessun danno al pesce stesso, pesco nell’area del basso jonio tra Gallipoli e Santa Maria Di Leuca, come posso accedere ad un eventuale richiesta di quota?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *