Pesca di frodo: Ecco come siamo finiti nella rete.
In questo articolo · 8 sezioni
- Cos’è la pesca di frodo?
- Un fenomeno globale, ma molto presente anche in Italia
- L’impatto della pesca di frodo sul mare italiano
- Tecniche e strategie della pesca illegale
- Una rete organizzata tra frodo e mercato nero
- Le conseguenze ambientali, economiche e sanitarie
- Le azioni per contrastare la pesca di frodo
- Una lotta da vincere per il futuro dei nostri mari
Cos’è la pesca di frodo?
La pesca di frodo, conosciuta anche come pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU – Illegal, Unreported and Unregulated fishing), è una pratica che viola le leggi nazionali e internazionali in materia di pesca. Include attività come:
- la pesca senza licenza,
- l’uso di attrezzi vietati,
- la cattura di specie protette o sotto taglia minima,
- il superamento delle quote consentite,
- la pesca in aree marine protette o in zone vietate.
Un fenomeno globale, ma molto presente anche in Italia
Secondo le stime più recenti, circa un terzo del pescato proveniente dall’Asia deriva da attività illegali. Paesi dell’Est asiatico continuano a immettere sul mercato internazionale migliaia di tonnellate di pesce frutto di pratiche non regolamentate.
Anche l’Italia è coinvolta in questo fenomeno. Dalla Sicilia alla Liguria, passando per l’Adriatico e il Tirreno, la pesca di frodo rappresenta una realtà diffusa, alimentata da logiche di profitto a discapito della sostenibilità ambientale. Nonostante i controlli, molti pescatori eludono la legge attraverso tecniche sofisticate e reti di distribuzione illegale.
L’impatto della pesca di frodo sul mare italiano
Un Rendimento Massimo Sostenibile ancora lontano
In Italia, il concetto di Rendimento Massimo Sostenibile (RMS) resta lontano dalla realtà. I quantitativi realmente pescati superano di gran lunga i limiti consigliati dagli enti di gestione. Un esempio emblematico riguarda le acciughe: nel solo anno passato, sono state immesse sul mercato oltre 5.000 tonnellate, quando l’RMS fissato era meno della metà.
Stock ittici al collasso
Secondo i dati ufficiali, oltre il 90% degli stock ittici del Mediterraneo è sovrasfruttato. Le politiche di ripopolamento adottate negli ultimi anni non hanno prodotto gli effetti sperati. Se il trend attuale continua, rischiamo l’esaurimento di intere specie marine.
Il caso del tonno rosso
La pesca di frodo colpisce soprattutto i grossi pelagici come tonni rossi e pesci spada, le cui carni sono molto richieste, sia sul mercato nazionale che internazionale. Il Giappone importa dall’Italia circa l’80% del tonno pescato, con un valore economico stimato fra i 4 e i 5 miliardi di euro per il solo mercato nero del tonno nel Mediterraneo.
Tecniche e strategie della pesca illegale
I palamiti e il problema del bycatch
Il palamito è uno degli strumenti più utilizzati nella pesca di frodo. Si tratta di una lunga lenza (fino a 5 km) con centinaia di ami esca, spesso innescati con sardine o calamari. Sebbene non sia di per sé vietato, l’utilizzo intensivo e senza controllo porta alla cattura accidentale di specie protette o sotto misura.
Molti pescatori sportivi, che per legge possono utilizzare al massimo 200 ami, sono talvolta coinvolti in attività non regolari, difficili da monitorare.
Trasbordi, tagli e boe: come il pesce illegale arriva al mercato
Una volta pescato il prodotto, esistono diversi metodi per evitare i controlli:
- Trasbordi rapidi su motoscafi,
- taglio a tranci del tonno direttamente in barca per renderlo irriconoscibile,
- conservazione in mare legando il pesce a boe sommerse per recuperarlo in momenti più “sicuri”.
Le “volanti” e la distruzione dei fondali
Le reti a strascico illegali, chiamate “volanti”, vengono spesso utilizzate in aree vietate vicino alla costa. Questo tipo di pesca danneggia gravemente i fondali e le praterie di Posidonia oceanica, fondamentali per la riproduzione e il nutrimento di numerose specie marine.
Il ritorno delle spadare e le catture collaterali
Nonostante siano vietate dal 2002, le spadare continuano ad essere impiegate, soprattutto nell’Adriatico. Sono responsabili della cattura indiscriminata di:
- delfini,
- tartarughe marine,
- pesci sotto misura.
La pesca delle larve: un crimine contro il futuro
Da gennaio a primavera, è frequente la pesca illegale delle larve appena schiuse di sardine, acciughe e altri pesci, tramite il sistema chiamato sciabica. Si tratta di un’attività notturna altamente distruttiva, che mina la rigenerazione naturale delle risorse marine.
Una rete organizzata tra frodo e mercato nero
La pesca di frodo è spesso legata a vere e proprie reti criminali, con pescatori, intermediari e venditori compiacenti. La merce viene venduta “sottobanco”, sfuggendo a ogni tipo di controllo sanitario, fiscale e normativo.
Le conseguenze ambientali, economiche e sanitarie
- Perdita di biodiversità e distruzione degli habitat marini.
- Danni irreversibili agli stock ittici.
- Impoverimento dei pescatori onesti, che subiscono la concorrenza sleale dei prodotti illegali.
- Rischi per la salute dei consumatori, dovuti all’assenza di controlli igienico-sanitari sui prodotti frodati.
Le azioni per contrastare la pesca di frodo
Iniziative internazionali
Tra i principali strumenti normativi troviamo:
- La Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, che regolamenta le attività in acque internazionali.
- L’Accordo sulle misure dello Stato di approdo, che consente di bloccare l’accesso ai porti per i pescherecci sospettati.
Iniziative nazionali
L’Italia ha rafforzato i controlli con:
- l’introduzione di sanzioni più severe,
- l’utilizzo di tecnologie satellitari e droni per monitorare le imbarcazioni,
- il rafforzamento dei corpi di vigilanza costiera.
Una lotta da vincere per il futuro dei nostri mari
La pesca di frodo è una delle principali minacce per il Mediterraneo. Solo con un approccio integrato tra Stati, istituzioni, comunità scientifica e operatori del settore si potrà garantire la sopravvivenza degli ecosistemi marini e la sostenibilità della pesca per le generazioni future.




