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Gambero rosso tunisino fuori quota: l’Italia blocca le importazioni per il 2026

Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha emesso il 5 giugno una circolare urgente agli operatori della filiera ittica: la Tunisia ha superato la quota GFCM 2026 assegnata per il gambero rosso mediterraneo (Aristaeomorpha foliacea), e i carichi in arrivo rischiano il blocco alla frontiera.

gamberoni mercato

I numeri sono chiari. La quota annuale assegnata alla Tunisia nell’ambito della Raccomandazione GFCM/45/2022/5 per le GSA 12-16 (Stretto di Sicilia e acque adiacenti) è fissata a 36.000 kg per il 2026. Secondo il monitoraggio congiunto condotto dal MASAF e dalla Commissione Europea attraverso la piattaforma CATCH, i certificati di cattura validati dalle autorità tunisine e destinati al mercato europeo hanno già raggiunto almeno 50.960 kg — con un’eccedenza superiore al 41,5% rispetto al tetto consentito. La quota risulta esaurita dal 15 maggio, mese e mezzo prima che la notizia emergesse pubblicamente.

Il ministero parla di “rischio concreto, immediato e documentato” di respingimento alla frontiera e di diniego formale all’importazione per tutti i carichi validati dopo l’esaurimento della quota. L’invito agli importatori è esplicito: sospendere gli approvvigionamenti di gambero rosso tunisino per tutto il resto del 2026.

Come funziona il meccanismo di blocco. La piattaforma CATCH è il sistema europeo di tracciabilità delle importazioni ittiche da paesi terzi, sviluppato nell’ambito del Regolamento IUU (Reg. CE 1005/2008). Ogni carico importato deve essere accompagnato da un certificato di cattura validato dall’autorità competente del paese esportatore. Quando la somma dei certificati validati supera la quota GFCM assegnata al paese, i carichi successivi non possono tecnicamente essere importati senza violare la normativa europea sulla lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Il MASAF ha aperto un canale di cooperazione con le autorità tunisine per chiarire le certificazioni contestate, ma sul piano operativo il blocco è già in vigore.

La reazione tunisina. Dal lato di Tunisi la risposta è stata immediata e politica: i pescatori e gli esportatori sono scesi in piazza e hanno chiesto al governo di intervenire presso le autorità italiane ed europee. La tesi del settore tunisino è che la quota assegnata non rifletta la reale capacità produttiva nazionale — stimata dagli operatori locali intorno alle 400 tonnellate — e che nella definizione dei limiti non ci sia stata sufficiente concertazione con le categorie produttive. Una quota di 36 tonnellate su una produzione stimata di 400 suona, da Tunisi, come un capestro.

Il contesto della gestione GFCM. Vale ricordare che le quote per il gambero rosso nelle GSA 12-16 sono state introdotte solo a partire dalla Raccomandazione GFCM/45/2022/5, adottata a Tirana nel novembre 2022. Prima di quella data non esistevano limiti di cattura formali per questa specie nel Canale di Sicilia. Il periodo transitorio 2023-2025 prevedeva un progressivo adeguamento degli sforzi di pesca; dal 2026 scatta la fase di gestione a lungo termine 2026-2030 con obiettivi più stringenti. Come abbiamo documentato nel nostro approfondimento sullo stato degli stock di gambero rosso nel Mediterraneo, i risultati del piano variano molto tra le aree: nello Ionio il piano ha funzionato, nello Stretto di Sicilia la situazione è più complessa, anche perché coinvolge paesi terzi con sistemi di controllo meno robusti.

La marineria di Mazara del Vallo è la principale flotta italiana per la pesca del gambero rosso nel Canale di Sicilia — 75 delle 168 unità autorizzate dal MASAF per la GSA 16 battono bandiera mazarese — ma non l’unica. Il blocco del gambero rosso tunisino per il resto del 2026 riduce l’offerta di prodotto concorrente sul mercato italiano, con possibili effetti sui prezzi alla prima vendita. L’entità dell’impatto dipenderà però dai volumi effettivamente bloccati rispetto al totale dell’offerta.

La questione di fondo. Il caso tunisino mette in luce un problema strutturale della gestione ittica nel Mediterraneo: le raccomandazioni GFCM si applicano agli stati membri, ma il sistema di enforcement verso i paesi terzi dipende dalla validità dei certificati di cattura nazionali. Se le autorità tunisine validano certificati per quantità superiori alla quota assegnata — che sia per disorganizzazione interna, per pressione delle categorie produttive o per scelta deliberata — il meccanismo si inceppa e il rispetto delle quote diventa una questione diplomatica, non più scientifica o tecnica.

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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