Interazioni Ecologiche e Reti Trofiche

La terribile tecnica delle orche per lasciare i giovani squali bianchi senza difesa

Uno spettacolo raro osservato nel Golfo di California rivela la precisione mortale delle orche e mette in discussione ciò che credevamo di sapere sui grandi predatori dell’oceano.

In questo articolo · 4 sezioni
  1. Una scena degna di un film, ma terribilmente reale
  2. Quando i superpredatori si incontrano
  3. Un comportamento appreso e ripetuto
  4. Fonte scientifica
orca-focena

Una scena degna di un film, ma terribilmente reale

Agosto 2020. Nel silenzio turchese del Golfo di California, un drone riprende una scena che pochi esseri umani hanno mai visto.
Un piccolo gruppo di orche, cinque in tutto, circonda un giovane squalo bianco lungo appena due metri.
In pochi istanti, l’acqua si increspa, la tensione sale — e si svela la precisione chirurgica di questi cetacei.

Non si tratta di un incontro casuale.
Le orche non attaccano con violenza cieca, ma con una tecnica affinata: rovesciano lo squalo fino a indurlo in uno stato di immobilità tonica — una sorta di paralisi naturale — e poi puntano al bersaglio più ricco di energia: il fegato.
Un singolo taglio, preciso, e la preda è neutralizzata.


Quando i superpredatori si incontrano

La terribile tecnica delle orche per lasciare i giovani squali bianchi senza difesa
Figura 1. Sequenza dell’attacco delle orche al primo giovane squalo bianco (Carcharodon carcharias) il 15 agosto 2020.
Sono visibili le caratteristiche identificative della specie (indicate dalle frecce bianche):
(a) la coda a forma di mezzaluna;
(b) il peduncolo caudale ben definito con le carene laterali, la prima pinna dorsale grande e triangolare e la seconda pinna dorsale più piccola;
(c) il fegato bilobato tenuto dall’orca;
(d) il corpo robusto, di forma affusolata come un siluro, con il fegato parzialmente esposto visibile sul lato destro del secondo squalo attaccato.
Credito fotografico: Jesús Erick Higuera Rivas.

Questa osservazione, documentata da Higuera-Rivas e colleghi in uno studio pubblicato su Frontiers in Marine Science (2025), rappresenta una delle poche prove dirette di interazione tra orche e giovani squali bianchi nel Golfo di California.
Un evento che ribalta la percezione tradizionale del rapporto tra i grandi predatori marini.

Finora, gli attacchi di orche a squali bianchi erano noti soprattutto in Sudafrica e Australia, e riguardavano esemplari adulti.
Ma qui, per la prima volta, le vittime sono giovani squali, ancora inesperti, vulnerabili e incapaci di fuggire da una strategia così sofisticata.


Un comportamento appreso e ripetuto

La terribile tecnica delle orche per lasciare i giovani squali bianchi senza difesa
Figura 2. Sequenza dell’attacco delle orche a un giovane squalo bianco (Carcharodon carcharias) il 3 agosto 2022.
Sono visibili le caratteristiche identificative della specie (indicate dalle frecce bianche):
(a) le ampie fessure branchiali;
(b) le grandi pinne pettorali, con la punta nera sulla parte inferiore, corpo robusto, di colore grigio scuro o grigio-blu sulla superficie dorsale e bianco sul ventre;
(c) la forma arcuata delle mascelle superiore e inferiore;
(d) un fegato parzialmente esposto visibile sul lato ventrale sinistro dello squalo, insieme al lobo superiore della pinna caudale.
Credito fotografico: Marco Villegas Martínez.

Due episodi simili — nel 2020 e nel 2022 — nello stesso tratto di mare indicano che non si tratta di un caso isolato.
Le orche del Golfo di California sembrano aver sviluppato una specializzazione locale, forse trasmessa all’interno del gruppo.
La caccia coordinata, la condivisione del bottino e la scelta di una sola parte del corpo — il fegato, ricco di lipidi — sono segnali di intelligenza sociale e di apprendimento collettivo.


Fonte scientifica

Higuera-Rivas R., et al. (2025). Novel evidence of interaction between killer whales (Orcinus orca) and juvenile white sharks (Carcharodon carcharias) in the Gulf of California, Mexico.
Frontiers in Marine Science. DOI: 10.3389/fmars.2025.1667683

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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