Killer in paradiso. La strana alleanza tra orche e cacciatori di balene

Il Giornale dei MARINAI La pesca professionale, ReportageKiller in paradiso. La strana alleanza tra orche e cacciatori di balene
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Una storia che può sembrare surreale se non fosse stata interamente documentata. Cominciata i primi anni del 1800 quando orche e balenieri cacciavano insieme per poi dividere il bottino.

Qualsiasi goccia del mare può raccontare storie tanto misteriose quanto affascinanti: quella che stiamo per raccontarvi però ha qualcosa di straordinario. Una vera sinergia tra orche e balenieri a caccia della loro preda più ambita.

Old Tom su una carcassa di un animale cacciato

In un piccolo villaggio paradisiaco australe, che ha appunto il nome di Eden, nei primi anni del diciannovesimo secolo, la caccia alla balena diventava pian piano di grande interesse commerciale. Anche per il popolo britannico che si dedicò a questa attività di pesca sfruttando le grandi imbarcazioni utilizzate in passato come navi cargo. Fu il Capitano Thomas Reine , a cominciare la caccia alla balena in Australia, basandosi stabilmente a Snug Cove. Dei veri e propri massacri, con una media di circa 3 balene uccise al giorno sembra che Raine riuscì in una stagione a “collezionare” 106 tonnellate di olio di balena e circa 20 tonnellate di fanoni.

Le imbarcazioni da caccia alla balena tornavano in banchina ogni sera per scaricare e ripartire in mare la mattina successiva. Una notte del 1828 l’equipaggio del capitano  Reine venne però trucidato ferocemente dagli aborigeni che uccisero ben 16 dei suoi 25 uomini. Da quel momento diversi aborigeni vennero assunti per lavorare sulle barche che andavano a caccia di balene, e con lo stesso salario dei marinai inglesi. Da alcuni scritti dell’epoca si legge che le orche fossero reincarnazioni di balenieri aborigeni morti, motivo per cui questi animali non venivano cacciati ma al contrario rispettati dai pescatori. Furono diversi gli armatori che si stabilirono sull’isola per cacciare le balene. Tra il 1845 ed il 1848 erano 27 le imbarcazioni dedite a questa tecnica di pesca. 

Gli enormi mammiferi venivano avvicinati con imbarcazioni spinte a remi ed una volta a ridosso dell’animale l’arpioniere si gettava sul capo dell’animale trafiggendolo sino a portarlo alla morte. Una volta vinta la resistenza della balena, i pescatori potevano trascinarla a terra dove veniva poi smembrata per preparare l’olio di balena con il grasso sottocutaneo. Le balene cominciarono pian piano a scomparire, sempre di più, sino a quando l’era d’oro dei balenieri scemò e gli stessi furono costretti ad abbandonare l’isola. Ma, fu proprio allora che entrò in scena la famiglia scozzese dei Davidson, che non erano proprio dei pescatori, anzi. Alexander Davidson era un cercatore d’oro che non aveva trovato la sua fortuna nel filone di Kiandra . Dopo aver acquistato imbarcazioni e materiale di primo ordine per la caccia alla balena affittò il tratto di costa più importante per la caccia alle balene e diede il via alla sua nuova attività. Insieme ai figli aveva creato un sistema di avvistamento e segnalazione delle balene rapido, fatto da segnali di fumo e messaggeri a cavallo. Una volta avvistato il cetaceo, il suo equipaggio composto da aborigeni e coloni inglesi spingeva a remi l’imbarcazione sino a raggiungerlo ed arpionarlo. Proprio Alexander Davidson si accorse che spesso le balene venivano circondate dalle orche e, che poteva sfruttare quei momenti per aumentare le sue catture. Davidson capì che poteva sfruttare le orche come dei veri e propri cani da caccia, le orche una volta individuata la preda ferita con l’arpione, la finivano soffocandola, mentre il resto del gruppo preveniva i tentativi di fuga della balena. L’animale ucciso veniva poi legato ad una boa e lasciata in mare tutta la notte per ricompensa alle orche per il servizio prestato.

Alexander DavidsonLe orche la notte banchettavano sulla carcassa della balena strappandone labbra e lingua. La mattina successiva i cacciatori tornavano poi a recuperare il resto della carcassa per produrre l’olio di balena. Fu probabilmente grazie all’aiuto delle orche che nel 1910 il figlio di Alexander Davidson, Archer, entrò nel guinness dei primati catturando una balena azzurra di 29,5 metri e del peso di 98 tonnellate: la più grande mai pescata con un arpione scagliato a mano.

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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