Isola Ferdinandea, Il mistero del banco di Graham

Il Giornale dei MARINAI ReportageIsola Ferdinandea, Il mistero del banco di Graham
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L’Isola Ferdinandea rimane ancora oggi un un mistero. Una storia intrigante quella dell’isola che ha portato in tanti nel bel mezzo del Mar Mediterraneo per scoprirla.

L’Isola Ferdinandea è conosciuta oggi come Banco Graham, ovvero una vasta piattaforma rocciosa, a circa 6 metri dalla superficie marina tra Sciacca e l’isola di Pantelleria. Costituisce uno dei coni accessori del vulcano sommerso Empedocle) che, eruttando, nel 1831, vide l’isola ampliarsi di 4 km2 e sino a 65 m. di altezza. Tuttavia, essa era composta da materiale eruttivo chiamato tefra o tefrite, facilmente erodibile dall’azione delle onde.

La storia dell’isola scomparsa

Giulia, Nerita, Corrao, Hotham, Graham, Sciacca e Ferdinandea sono solo alcuni dei nomi dati ad un’isola che oggi non c’è più. L‘isola Ferdinandea è nata lì, nel bel mezzo del Mediterraneo, a poche miglia dalla costa sud-occidentale della Sicilia, adesso è diventata un paradiso subacqueo, ricco di colori e vita sottomarina e, anche se molto giovane, ricca assai di storia. Come il Vulcano Marsili, il vulcano Empedocle è ricco di storia e grazie alle caratteristiche geologiche davvero particolari dal 2006 il vulcano è monitorato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che grazie a dei sensori di pressione controllano l’attività sismica.

Curiosità su Ferdinandea

Scambiata per un sottomarino libico nel 1986, il vulcano Ferdinandea fu bombardato dalla Air Force durante la guerra il Libia.

La storia del vulcano Empedocle

Nascosta ai naviganti, e neanche poi troppo bene dalle limpide acque del Canale di Sicilia, l’isola Ferdinandea è un isola una volta emersa ma che oggi riposa a con il suo pinnacolo a pochi metri dalla superficie. Ferdinandea costituisce la bocca di un vulcano sommerso che nel 1831 dopo importanti movimenti geo-tellurici eruttò e sputo lava sino a raggiungere la superficie del mare formando un’isola che pian piano crebbe, sino ad arrivare ad avere una superficie di circa 4 Km² ed un’altezza di 65 metri. L’isola Ferdinadea appare ai naviganti del tempo con una forma conica, dovuta proprio alla energica attività vulcanica. Due laghetti sulfurei che ribollono rappresentano le due uniche fonti idriche dell’isolotto.

I cittadini di Sciacca videro lapilli e lava all’orizzonte

I cittadini Saccensi da un’altura sulla terra ferma chiamata Monte San Calogero raccontarono di aver visto sollevarsi in mezzo al mare colonne di fumo verso l’orizzonte. I pescatori di sardine della marineria di Sciacca e delle marinerie limitrofe raccontarono di aver osservato nei giorni successivi al terremoto una moria di pesci proprio nel tratto di mare dove le acque “ribollivano”. A darne notizia il Capitano Trafiletti della nave “Gustavo” che il 7 di luglio del 1831 riferì di avvistato una nuova formazione rocciosa in superficie che sputava lapilli e lava. Nella notte tra il 10 e l’11 di luglio dopo un’altra forte scossa il vulcano smise di eruttare dando all’isolotto la sua circonferenza massima. posto giunsero tanti studiosi dell’epoca, il primo di questi a raggiungere l’isola fu Karl Hoffman professore ordinario di geologia presso l’Università degli studi di Berlino, il quale si trovava in Sicilia per studi sulla conformazione del territorio Siciliano. Al contempo il Governo Borbonico inviò con una spedizione sull’isola il fisico Domenico Scinà che si occupò di stilare un documento per accertare della vicenda anche l’Imperatore. Ma a suscitare l’interesse di molti uomini di scienze fu il Prof. Carlo Gemmellaro, docente di storia naturale all’Università di Catania, con una relazione particolareggiata sulla conformazione dell’isola.

L’isola Ferdinadea e le rivendicazioni

Isola Fedinadea, banco di graham

Insieme al Banco Nerita ed al Banco Terribile, l’isola Ferdinandea o banco di Graham costituisce uno dei coni accessori di un grande vulcano sottomarino per certi aspetti molto simile all’Etna che prende il nome di Vulcano Empedocle. L’isola situata lungo la rotta di navigazione tra Sciacca e l’isola di Pantelleria oggi è nascosta dalle acque discrete acque del Mediterraneo che ne conservano i suoi tesori. Le origini della formazione dell’isola Ferdinandea risalgono alla fine del mese di giugno del 1831 quando quel tratto di mare fu sconvolto da forti scosse sismiche di forte intensità. 

Subito l’isola suscito l’interesse anche del mondo politico, soprattutto di tutti quei paesi che nel Mediterraneo hanno sempre cercato punti strategici per gli approdi delle flotte. Il 24 di agosto dello stesso anno si recò sull’isola il capitano Jenhouse che reclamò il possesso dell’isola piantandovi una bandiera britannica e dandole il nome di GRAHAM. La casa Borbonica a capo del regno delle Due Sicilie manifestò il suo disappunto per la vicenda e subito inviò sull’isola una spedizione che vi piantò bandiera e prese possesso dell’isola soprannominandola Isola CORRAO. Il 26 di settembre il governo Francese inviò il brigantino “La Fleche” con a capo il comandante La Pierre.

L’isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano

A bordo del brigantino vi si trovavano il geologo Prèvost e il pittore Edmond Joiville, che si occupò di riportare l’isola su tela. Nel mese di novembre il materiale campionato sull’isola arrivò in Francia e  fu analizzato dalla Socièté Gèologique de France che stabilì che l’isola nel frattempo aveva subito diverse frane con delle vigorose erosioni sui fianchi; Ogni qualvolta quindi vi era un crollo di una parete veniva trascinata una quantità consistente di detrito sul fondale diminuendo la consistenza ella base dell’isola e pertanto l’isolotto si sarebbe potuto inabissare bruscamente.

Le pretese dei francesi

Anche i Francesi a questo punto pretesero l’isola Ferdinandea i quali la ribattezzarono IULIA proprio perché formatasi nel mese i luglio. Gli stessi posero sull’isola una targa con la scritta “I Sigg. Prèvost, ed Joinville, 27, 28 e 29 settembre 1831″. Anch’essi posero sull’isola la bandiera francese. Visto l’interesse suscitato in tutta Europa Ferdinando II rivendicò l’isola inviando sul posto la corvetta bombardiera Etna al comando di Corrao, il quale, prese anch’esso possesso dell’isola piantandovi una bandiera e nominando l’isola Ferdinandea in onore di Ferdinando II.  Ma non finì qui, quando tutto sembrava essere nelle mani dei Borboni arrivò sul posto il capitano Jenhouse che difese l’isola dalla corvetta di Corrao. La questione fu rimessa così ai rispettivi governi.

In realtà la questione era un po’ complicata poiché Ferdinandea era un Insula in mari nata cioè emersa dal mare, e la prima persona che vi avrebbe messo piede avrebbe potuto rivendicarla, ma l’isola era nata però in acque borboniche e la questione era sempre più ingarbugliata. Quasi a calmare la smania di possesso di Re ed Imperatori Europei l’isola pian piano scomparì nel nulla, si inabissò in meno di 2 mesi. Il giorno 8 del mese di dicembre il Capitano Allotta del brigantino Achille confermò quanto detto. Le acque di Graham furono riviste ribollire durante il terremoto del Belìce del 1968, e nelle acque del canale di Sicilia furono avvistate alcune navi britanniche che probabilmente pretendevano ancora l’isola. A scanso di equivoci la regione Siciliana pose una targa sul fondale con su scritto:“L’isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano” .

Le immersioni a Ferdinandea

Oggi l’isola Vulcano ferdinadea è una delle più belle immersioni del Mediterraneo. Indicata per i subacquei più esperti per una costante presenza di correnti, il banco offre delle meraviglie subacquee sicuramente streganti. Potersi immergere sul Vulcano sommerso è una occasione da non perdere, un pinnacolo che offre una notevole biodiversità dalle specie pelagiche a quelle bentoniche. Appena scesi in acqua si vede subito il cappello del pinnacolo con un vasto pianoro a circa 6/7 metri dalla superficie. Ai bordi della piano le pareti cadono a picco nel blu, lungo le quali tra anfratti e tane possiamo scorgere spugne multicolori tra ventagli di gorgonie di notevoli dimensioni.  Spesso attorno alla piana si scorgono grossi pelagici come ricciole e tonni in caccia.

Con un po’ di fortuna ci si può trovare al cospetto del re del mare, lo squalo. Squali volpe e verdesche si ritrovano spesso a condividere il convivio sul banco, ma incontrarli è comunque abbastanza raro anche se sono stato stati segnalati diversi avvistamenti. Scendendo lungo la parete tra i 25 ed i 30 metri ancora si possono fotografare rami di coralli sfuggiti alle razzie dei predoni del mare.  Nel corso dell’immersione lo sguardo si perde tra continue meraviglie: nudibranchi multicolori, alcionari, cerianthus, murene, aragoste e tanti altri gioielli del mare che offrono uno spettacolo incantevole.

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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