Mappatura, restauro e carbonio blu: cosa sta succedendo
Sul fronte della conoscenza, il 2024 ha segnato una svolta importante per l’Italia. ISPRA ha avviato la prima mappatura nazionale ad alta risoluzione degli habitat marini costieri, nell’ambito del progetto PNRR Marine Ecosystem Restoration (MER), finanziato con 400 milioni di euro dai fondi Next Generation EU per il periodo 2022–2026. Quasi 40 milioni di euro sono destinati specificamente alla mappatura degli habitat costieri, con la Posidonia oceanica come ecosistema di riferimento.
Il progetto LIFE SeaForest
Avviato nel 2018 e concluso nel dicembre 2025, il progetto europeo LIFE SeaForest — condotto da ISPRA insieme a CNR, Università della Tuscia, D.R.E.Am. Italia e tre Parchi Nazionali (Asinara, Arcipelago de La Maddalena, Cilento) — ha prodotto risultati scientifici di grande rilevanza.
Tra i risultati più significativi: oltre 100 piccole aree di praterie ripristinate, più di 1.300 talee trapiantate, e soprattutto la messa a punto di un Protocollo metodologico per la quantificazione del carbonio sequestrato dalla Posidonia. Questo protocollo apre la strada alla creazione di un mercato del carbonio blu specifico per le praterie mediterranee.
Il monitoraggio condotto ad aprile 2025 sull’Arcipelago de La Maddalena ha rilevato un tasso di sopravvivenza delle talee trapiantate pari al 90%, confermando l’efficacia della tecnica di ricucitura con stuoie in fibra di cocco.
— ISPRA / LIFE SeaForest, maggio 2025Il progetto PNRR MER
Il piano MER prevede, tra le altre cose, interventi di ripristino attivo per la ricostituzione di praterie di fanerogame marine, l’ampliamento della Rete Ondametrica Nazionale e il monitoraggio continuo degli habitat prioritari. In questo contesto, ISPRA opera come soggetto attuatore in partnership con le agenzie regionali per la protezione ambientale (ARPA).
Il fronte degli ancoraggi
Il rapporto WWF presentato nella Giornata Mondiale degli Oceani 2025 ha evidenziato come la mancanza di normative efficaci sugli ancoraggi delle imbarcazioni di grandi dimensioni rappresenti la minaccia più acuta e immediata. In Italia mancano ancora disposizioni specifiche per le imbarcazioni superiori ai 24 metri, categoria responsabile di quasi il 60% dei danni totali.
Alcune Aree Marine Protette — come Torre Guaceto, Capo Testa Punta Falcone e Capo Spartivento in Sardegna — hanno avviato programmi di monitoraggio sistematico e interventi di ripristino localizzati, diventando laboratori a cielo aperto per le tecniche di restauro ecologico. Nelle praterie monitorate vivono specie strettamente dipendenti da questo habitat, come la Pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo oggi sull’orlo dell’estinzione.