Il nuovo “Patto europeo per gli oceani”: una resa alla pesca industriale?

9 giugno 2025 – Terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC), a Nizza. Mentre l’Europa e il mondo intero guardavano con attenzione alla presentazione del nuovo “Patto europeo per gli oceani”, la Commissione europea ha colto tutti di sorpresa con un documento che, invece di segnare una svolta storica per la tutela dei mari, si è rivelato un clamoroso regalo alla lobby della pesca industriale. Un testo che rischia di compromettere decenni di sforzi per la biodiversità marina, il clima e la sostenibilità della pesca in Europa.

Un passo indietro mascherato da progresso

Secondo BLOOM, associazione francese impegnata nella difesa dell’ambiente marino, il Patto annunciato dalla presidente Ursula von der Leyen, insieme al presidente del Consiglio Antonio Costa, al presidente francese Emmanuel Macron e al commissario europeo per gli oceani, Costas Kadis, rappresenta una capitolazione politica senza precedenti. Invece di proporre misure vincolanti e ambiziose, il Patto si limita a ribadire obiettivi già esistenti, senza introdurre alcuna innovazione normativa.

La Commissione ha scelto di concentrarsi esclusivamente sull’ammodernamento della flotta peschereccia, riducendo la “transizione ecologica” al semplice rinnovo dei motori per abbattere le emissioni di CO₂. Ma la vera trasformazione del settore non può esaurirsi nella decarbonizzazione. È necessaria una rivoluzione profonda, che metta al centro il lavoro dei pescatori, la giustizia sociale e la tutela degli ecosistemi.

La pesca artigianale dimenticata, la pesca a strascico salvata

Il Patto non menziona nemmeno una volta la pesca a strascico, tra le tecniche più distruttive per il fondale e la biodiversità marina. Una scelta che non è passata inosservata: nel documento di 27 pagine, non si fa alcun riferimento a vietare questa pratica nelle aree marine protette, nonostante la Commissione, con il Piano d’azione per gli oceani del 2023, avesse proposto di eliminarla entro il 2030.

Peggio ancora, la Commissione ora adotta l’approccio “caso per caso” per decidere dove e quando vietare la pesca a strascico, delegando la responsabilità agli Stati membri e abbandonando ogni volontà di intervento centrale. Il risultato? Un mostro burocratico, con la necessità di redigere piani di gestione e studi d’impatto per migliaia di aree, aprendo di fatto la strada alla continuazione della pesca industriale in aree che dovrebbero essere protette.

Un approccio che si scontra con le raccomandazioni della comunità scientifica e con il principio di precauzione tanto sbandierato nelle dichiarazioni ufficiali.

Obiettivi “aspirational”: vincoli inesistenti

Il Patto riconferma l’obiettivo del 30% di aree marine protette entro il 2030, come previsto dalla Strategia europea per la biodiversità e dall’Accordo di Kunming-Montreal. Ma anche qui, la delusione è forte: si tratta di obiettivi non vincolanti, definiti “aspirational”. Di fatto, l’UE non si impegna formalmente a raggiungerli, lasciando ampio spazio alla discrezionalità politica.

Addirittura, il documento omette che la pesca a strascico in molte aree protette, come quelle della rete Natura 2000, è già illegale secondo la legislazione europea esistente. Eppure, il Commissario Kadis continua a promettere soluzioni negoziate e flessibili, che di fatto legalizzano la violazione delle norme ambientali.

Transizione sociale ed ecologica? Sparita

Nel documento di lavoro trapelato a maggio, si parlava di estendere al settore della pesca il sistema europeo di scambio delle quote di emissioni (ETS), basato sul principio “chi inquina paga”. Questa proposta è scomparsa nella versione ufficiale del Patto.

Anche ogni riferimento alla necessaria transizione sociale del settore ittico è stato rimosso: nessuna menzione alla formazione dei pescatori, al sostegno alla pesca artigianale o a incentivi per tecniche sostenibili. BLOOM denuncia un regalo su tutta la linea alla lobby della pesca industriale, che ha saputo influenzare il testo finale, svuotandolo di significato.

L’appello ignorato dei Commissari precedenti

Persino i due ex commissari europei agli oceani, Maria Damanaki e Virginijus Sinkevičius, avevano lanciato un ultimo appello alla Commissione il 2 giugno, chiedendo regole vincolanti contro la pesca a strascico nelle aree protette. La risposta, contenuta nel testo finale, è stata un netto rifiuto, con la Commissione che smentisce se stessa e rinnega il lavoro dei suoi predecessori.

Un patto senza futuro

In un momento storico in cui gli oceani soffrono per il sovrasfruttamento, l’inquinamento e l’acidificazione, BLOOM denuncia che l’Europa sta voltando le spalle alla scienza, all’opinione pubblica e ai suoi stessi impegni ambientali.

Il “Patto europeo per gli oceani” non è altro che un guscio vuoto, incapace di affrontare le sfide della crisi ecologica. Un documento che segna una resa totale alla lobby della pesca industriale, affossando la speranza di una reale protezione delle acque europee e condannando il Mediterraneo e gli oceani del continente a un futuro ancora più incerto.

Marcello Guadagnino

Da Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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