Il granchio blu mangia il granchio verde. Ma in America potrebbe essere una buona notizia
In questo articolo · 11 sezioni
- Il granchio blu mangia il granchio verde. Ma in America potrebbe essere una buona notizia
- Una storia di invasioni incrociate
- L’esperimento naturale: Sicilia vs Maine
- Chi vince e perché
- Il paradosso americano
- Cosa significa per la pesca italiana
- Una storia di invasioni incrociate
- L’esperimento naturale: Sicilia vs Maine
- Chi vince e perché
- Il paradosso americano
- Cosa significa per la pesca italiana
Il granchio blu mangia il granchio verde. Ma in America potrebbe essere una buona notizia
Lo stesso predatore, due oceani diversi, effetti opposti. Un nuovo studio scientifico segue la rivalità tra granchio blu e granchio verde in Sicilia e nel Golfo del Maine, e scopre che il più aggressivo dei due cambia faccia a seconda di dove ti trovi.
Una storia di invasioni incrociate
Il granchio blu (Callinectes sapidus) lo conoscono bene i pescatori italiani: arrivato nel Mediterraneo dagli anni 2000, si è moltiplicato a velocità impressionante divorando tutto quello che trova — reti, nasse, e soprattutto i crostacei nativi. Tra le sue vittime principali c’è il granchio verde mediterraneo (Carcinus aestuarii), specie autoctona che nei sistemi lagunari italiani stava benissimo prima dell’arrivo del nuovo inquilino.
Dall’altra parte dell’Atlantico, però, la storia si ribalta. Nel Golfo del Maine, negli Stati Uniti, è il granchio verde europeo (Carcinus maenas) a fare la parte dell’invasore — presente da decenni, devastante per gli ecosistemi costieri locali. E proprio lì, negli ultimi anni, sta arrivando anche il granchio blu, spinto verso nord dal riscaldamento delle acque.
Stessa coppia di specie. Ruoli completamente invertiti. E la domanda che un gruppo di ricercatori si è posto è semplice quanto affascinante: cosa succede quando si incontrano?
L’esperimento naturale: Sicilia vs Maine
Lo studio, pubblicato su Marine Environmental Research, ha confrontato dati di cattura raccolti in due luoghi molto diversi: le saline di Salina Grande, nella Sicilia occidentale, e le paludi di marea di Wells, nel Maine. In entrambi i siti, i ricercatori hanno teso trappole per anni, registrando quanti granchi blu e quanti granchi verdi finivano nella rete ogni mese, insieme a temperatura e salinità dell’acqua.

Fig. 1. Mappa delle località di campionamento nei tre siti di monitoraggio: (A) pozze di palude salata dell’estuario del fiume Webhannet, Wells, ME, USA; (B) pozze di palude salata dell’estuario del fiume Little River, Wells, ME, USA; (C) stagni di palude salata di Salina Grande, Sicilia occidentale, Italia. Fonte: Google satellite.
Il risultato è stato lo stesso in entrambi i posti: quando ci sono tanti granchi blu, i granchi verdi quasi scompaiono. E viceversa. I due non convivono — si escludono a vicenda. Il modello statistico ha identificato una soglia critica intorno ai 13 granchi blu per trappola al mese: superata quella soglia, le catture di granchio verde crollano a zero.
In Sicilia i numeri fanno capire chi comanda: il picco di granchi blu registrato è stato di 210 individui per trappola al mese. Il massimo di granchi verdi? 17.
Chi vince e perché
Il granchio blu è più grande, più aggressivo e più adatto alle acque calde. Sopra i 23°C è praticamente imbattibile: caccia, compete per il territorio, e non ha paura di attaccare direttamente i granchi verdi. In Sicilia, con estati lunghe e temperature alte, questo significa dominanza quasi totale per buona parte dell’anno.
Il granchio verde, dal canto suo, tiene il campo solo nei mesi freddi — quando le temperature scendono sotto i 15°C e il granchio blu rallenta o scompare dalle acque basse. È un’alternanza stagionale netta: estate al granchio blu, inverno al granchio verde.
Questa separazione non è casuale: i due hanno nicchie ambientali diverse, e questo spiega perché riescono a coesistere nello stesso sistema senza annientarsi del tutto — ma appena le condizioni favoriscono uno, l’altro si ritira.
Il paradosso americano

Fig. 4. Superfici di risposta temperatura-salinità per l’abbondanza del granchio blu (Callinectes sapidus) e del granchio verde (Carcinus spp.) nel Maine, USA (pannelli di sinistra) e in Sicilia, Italia (pannelli di destra). I valori rappresentano i dati di cattura interpolati tramite kriging lungo i gradienti ambientali osservati.
Ed è qui che la storia si fa interessante. Nel Golfo del Maine, il granchio verde europeo ha fatto danni enormi per decenni: ha decimato le popolazioni di cannolicchi, distrutto i fondali di fanerogame marine, sconvolto gli equilibri degli ecosistemi intertidali. È considerato uno dei peggiori invasori dell’Atlantico nordoccidentale.
Ora che il granchio blu sta arrivando — spinto verso nord dal mare che si scalda — i ricercatori osservano qualcosa di inaspettato: dove compare il granchio blu, il granchio verde comincia a sparire. Il predatore invasivo che in Mediterraneo è il problema, in America potrebbe essere parte della soluzione.
Gli autori dello studio usano una parola precisa per questo fenomeno: “riequilibrio climatico”. Non una bonifica pianificata, non una gestione controllata — ma una conseguenza indiretta del riscaldamento globale che rimescola le carte delle invasioni biologiche in modi che nessuno aveva previsto.
Cosa significa per la pesca italiana
Per i pescatori mediterranei la morale è meno consolante. Lo studio conferma quello che il settore denuncia da anni: il granchio blu non sta semplicemente colonizzando un nuovo territorio, sta ristrutturando gli ecosistemi costieri dall’interno. La quasi scomparsa del granchio verde nelle aree ad alta densità di granchio blu non è un effetto collaterale — è la regola.
E con il granchio verde sparisce un tassello della rete trofica che sosteneva la piccola pesca lagunare italiana da generazioni. Vale la pena ricordare che persino il granchio blu ha un predatore principale: sé stesso — la specie è fortemente cannibale, e questo comportamento è uno dei pochi freni naturali alla sua espansione.
Fonte: Marchessaux G., Crane L.C., Gutzler B.C., Smith S.A., Sarà G., Goldstein J.S. (2026). Blue and green: A portrait of two Portunoidea crabs from away and their interactive effects on catch. Marine Environmental Research, 220, 108164. https://doi.org/10.1016/j.marenvres.2026.108164
Il granchio blu mangia il granchio verde: ma in America potrebbe essere una buona notizia | Il Giornale dei Marinai
Il granchio blu mangia il granchio verde. Ma in America potrebbe essere una buona notizia
Lo stesso predatore, due oceani diversi, effetti opposti. Un nuovo studio scientifico segue la rivalità tra granchio blu e granchio verde in Sicilia e nel Golfo del Maine, e scopre che il più aggressivo dei due cambia faccia a seconda di dove ti trovi.
Una storia di invasioni incrociate
Il granchio blu (Callinectes sapidus) lo conoscono bene i pescatori italiani: arrivato nel Mediterraneo dagli anni 2000, si è moltiplicato a velocità impressionante divorando tutto quello che trova — reti, nasse, e soprattutto i crostacei nativi. Tra le sue vittime principali c’è il granchio verde mediterraneo (Carcinus aestuarii), specie autoctona che nei sistemi lagunari italiani stava benissimo prima dell’arrivo del nuovo inquilino.
Dall’altra parte dell’Atlantico, però, la storia si ribalta. Nel Golfo del Maine, negli Stati Uniti, è il granchio verde europeo (Carcinus maenas) a fare la parte dell’invasore — presente da decenni, devastante per gli ecosistemi costieri locali. E proprio lì, negli ultimi anni, sta arrivando anche il granchio blu, spinto verso nord dal riscaldamento delle acque.
Stessa coppia di specie. Ruoli completamente invertiti. E la domanda che un gruppo di ricercatori si è posto è semplice quanto affascinante: cosa succede quando si incontrano?
L’esperimento naturale: Sicilia vs Maine
Lo studio, pubblicato su Marine Environmental Research, ha confrontato dati di cattura raccolti in due luoghi molto diversi: le saline di Salina Grande, nella Sicilia occidentale, e le paludi di marea di Wells, nel Maine. In entrambi i siti, i ricercatori hanno teso trappole per anni, registrando quanti granchi blu e quanti granchi verdi finivano nella rete ogni mese, insieme a temperatura e salinità dell’acqua.
Il risultato è stato lo stesso in entrambi i posti: quando ci sono tanti granchi blu, i granchi verdi quasi scompaiono. E viceversa. I due non convivono — si escludono a vicenda. Il modello statistico ha identificato una soglia critica intorno ai 13 granchi blu per trappola al mese: superata quella soglia, le catture di granchio verde crollano a zero.
In Sicilia i numeri fanno capire chi comanda: il picco di granchi blu registrato è stato di 210 individui per trappola al mese. Il massimo di granchi verdi? 17.
Chi vince e perché
Il granchio blu è più grande, più aggressivo e più adatto alle acque calde. Sopra i 23°C è praticamente imbattibile: caccia, compete per il territorio, e non ha paura di attaccare direttamente i granchi verdi. In Sicilia, con estati lunghe e temperature alte, questo significa dominanza quasi totale per buona parte dell’anno.
Il granchio verde, dal canto suo, tiene il campo solo nei mesi freddi — quando le temperature scendono sotto i 15°C e il granchio blu rallenta o scompare dalle acque basse. È un’alternanza stagionale netta: estate al granchio blu, inverno al granchio verde.
Questa separazione non è casuale: i due hanno nicchie ambientali diverse, e questo spiega perché riescono a coesistere nello stesso sistema senza annientarsi del tutto — ma appena le condizioni favoriscono uno, l’altro si ritira.
Il paradosso americano
Ed è qui che la storia si fa interessante. Nel Golfo del Maine, il granchio verde europeo ha fatto danni enormi per decenni: ha decimato le popolazioni di cannolicchi, distrutto i fondali di fanerogame marine, sconvolto gli equilibri degli ecosistemi intertidali. È considerato uno dei peggiori invasori dell’Atlantico nordoccidentale.
Ora che il granchio blu sta arrivando — spinto verso nord dal mare che si scalda — i ricercatori osservano qualcosa di inaspettato: dove compare il granchio blu, il granchio verde comincia a sparire. Il predatore invasivo che in Mediterraneo è il problema, in America potrebbe essere parte della soluzione.
Gli autori dello studio usano una parola precisa per questo fenomeno: “riequilibrio climatico”. Non una bonifica pianificata, non una gestione controllata — ma una conseguenza indiretta del riscaldamento globale che rimescola le carte delle invasioni biologiche in modi che nessuno aveva previsto.
Cosa significa per la pesca italiana
Per i pescatori mediterranei la morale è meno consolante. Lo studio conferma quello che il settore denuncia da anni: il granchio blu non sta semplicemente colonizzando un nuovo territorio, sta ristrutturando gli ecosistemi costieri dall’interno. La quasi scomparsa del granchio verde nelle aree ad alta densità di granchio blu non è un effetto collaterale — è la regola.
E con il granchio verde sparisce un tassello della rete trofica che sosteneva la piccola pesca lagunare italiana da generazioni. Vale la pena ricordare che persino il granchio blu ha un predatore principale: sé stesso — la specie è fortemente cannibale, e questo comportamento è uno dei pochi freni naturali alla sua espansione.
Fonte: Marchessaux G., Crane L.C., Gutzler B.C., Smith S.A., Sarà G., Goldstein J.S. (2026). Blue and green: A portrait of two Portunoidea crabs from away and their interactive effects on catch. Marine Environmental Research, 220, 108164. https://doi.org/10.1016/j.marenvres.2026.108164






