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  • Ultima modifica dell'articolo:7 Febbraio 2023

Si fa spesso confusione quando si parla di questi grandi cefalopodi, ed è comprensibile visto che una e vera e propria letteratura su questi giganti degli oceani ancora non esiste (Chissà ancora cosa può nasconderci l’oceano).

Si parla di Calamari giganti da centinaia, migliaia di anni, soprattutto tra marinai. Nasce proprio da questi animali la leggenda del Kraken.

A descrivere la specie per la prima volta fu lo zoologo danese Japetus Steenstrup nel 1857. Steenstrup già a partire dal 1850 cominciò a studiare, scrivere e descrivere il calamaro gigante chiamandolo Architeuthus. Lo studioso ebbe la fortuna di recuperare un frammento di Architeuthis dux che era stato recuperato dalla corvetta francese Alecton nel 1861. Successivamente tra il 1870 ed il 1880 si arenarono diversi esemplari sulle coste di Terranova. Un esemplare ritrovato nella baia di Thimble Tickle il 2 novembre 1878 possedeva un mantello lungo almeno 6 metri, un tentacolo che misurava più di 10m con un peso pari a 2.2 tonnellate.

Il calamaro gigante Architeuthis dux

Sempre a Terranova, un calamaro gigante attaccò una piccola imbarcazione. Gli spiaggiamenti però cominciarono a ridursi e ad oggi non si sa ancora il perché avvennero. Sebbene si ipotizzi a spiaggiamenti ciclici, ancora non si hanno riscontri. Solamente nel 1964 sino al 1966 si sono ripresentati questi spiaggiamenti ma poco meno numerosi rispetto al secolo precedente.

Un calamaro gigante completo

Questa fotografia molto riprodotta mostra un calamaro gigante trovato a Ranheim nel Trondheimsfjord , in Norvegia , il 2 ottobre 1954 , esaminato dai professori Erling Sivertsen e Svein Haftorn. L’esemplare insolitamente completo misurava 9,24 m di lunghezza totale e aveva una lunghezza del mantello di 1,79 m. Esemplari come questo, se adeguatamente conservati, possono fornire importanti dati scientifici molto tempo dopo essere stati raccolti; l’animale nella foto aveva la morfometria del becco e la morfologia dei tentacoli studiate rispettivamente da Roeleveld (2000) e Roeleveld (2002) . 

Ma le prime immagini di un calamaro gigante vivo e nel suo ambiente sono arrivate a noi solamente nel 2004, grazie a Tsunemi Kubodera e Kyoichi Mori. I due ricercatori riuscirono a scattare circa 500 fotografie ad un esemplare rimasto impigliato in un cavo d’acciaio a cui i ricercatori avevano messo un’esca. Il calamaro riusci a leberarsi ma un tentacolo di 5.5 rimase attacco all’amo. Le analisi del DNA dimostrarono che si trattava proprio di un calamaro gigante.

In questa foto pubblicata dal Dr. Tsunemi Kubodera del National Science Museum, un Architeuthis attacca una preda appesa a una corda , a sinistra, a 900 metri di profondità al largo delle isole Bonin in Giappone nell’autunno del 2004.

Nel luglio del 2012 lo stesso Kubodera a bordo del Sottomarino Triton, si trova faccia a faccia con un altro calamaro gigante a 630m di profondità.

Nel dicembre 2005, l’acquario di Melbourne acquistò un esemplare completo di un calamaro gigante per 100k dollari australiani. Nel 2006, un altro esemplare, chiamato “Archie”, venne catturato al largo delle isole Falkland e inviato al Museo di storia naturale di Londra. Kubodera ha filmato un calamaro gigante adulto nel 2006. Nel 2007, un calamaro gigante ha attaccato un sottomarino di Greenpeace.

Nella mappa tutti i rinvenimenti di Architeuthis sp dal XX secolo

Ma chi è il vero gigante ?

 Ma il calamaro gigante non è il calamaro più grande al mondo. Il primato spetta al calamaro colossale, Mesonychoteuthis hamiltoni. Questa specie è nota sin dal 1925, grazie a parti di essa ritrovate nello stomaco di capodogli.

Geneticamente differente dal calamaro gigante, si tratta del più grande invertebrato conosciuto ad oggi.

A partire dal 2009, non è stato identificato alcun calamaro colossale maschio adulto. Lo studio di questa specie si è quindi basato esclusivamente su femmine, giovani ed esemplari asessuati.

Calamaro colossale Mesonychoteuthis hamiltoni

Si tratta comunque di una specie rara da avvistare, ad oggi sono state segnalate solamente poche catture di animali ancora integri.

Una di queste catture avvenne al largo del mare di Ross nel 1981. Si tratta di una femmina immatura della lunghezza di 4 metri. Successivamente nel 2003 sempre nel mare di Ross un altro esemplare di 6m fu ritrovato morto in superficie.

Altra cattura avvenne nel 2005 quando una imbarcazione che pescava merluzzi ad una profondità di 1600m, agganciò un calamaro colossale, l’esemplare fu stimato 5m di lunghezza.

Nel 2007, il più grande esemplare registrato è stato catturato dal peschereccio neozelandese San Aspiring di proprietà della compagnia di pesca Sanford , nelle gelide acque del Mare di Ross al largo dell’Antartide. Stimato in 10  m di lunghezza e del peso di 450  kg.

Il calamaro gigante trovato sulle coste della baia di Logy, a Terranova, fotografato nella vasca da bagno del Reverendo Moses Harvey, novembre/dicembre 1873
Una femmina di calamaro gigante esposta alla Smithsonian Institut

L’animale catturato dal San Aspiring è stato portato in superficie con un merluzzo catturato da una lunga lenza. Poiché non lasciava andare la sua preda e non poteva essere rimosso, i pescatori lo uccisero, lo avvolsero in una rete, lo tirarono fuori dall’acqua e lo congelarono a bordo. Questo colossale calamaro eclissa il record precedente di un esemplare catturato nel 2003 del peso di circa 195  kg . Il campione è stato congelato in un metro cubo d’acqua e trasportato al Museo Nazionale della Nuova Zelanda Te Papa Tongarewa a Wellington

Incuriositi da questa scoperta inaspettata, i giornalisti hanno ipotizzato che lo scongelamento di un calamaro così grande richiederebbe un forno a microonde gigante perché lo scongelamento del calamaro a temperatura ambiente richiederebbe giorni e probabilmente marcirebbe, mentre il nucleo rimarrebbe congelato. I ricercatori del Museo hanno infine optato per l’approccio più classico allo scongelamento, ovvero immergere il blocco di ghiaccio in un bagno di acqua salata.

Lo scongelamento e la dissezione dell’esemplare sono avvenuti al Te Papa Tongarewa Museum di Wellington, in Nuova Zelanda, sotto la direzione del biologo senior Chris Paulin, con il tecnico Mark Fenwick, il biologo marino e tossicologo olandese Olaf Blaauw, i biologi Steve O’Shea, Tsunemi Kubodera e Kat Bolstad.

Alcune parti del campione sono state esaminate in dettaglio:

Il becco è considerevolmente più piccolo ( lunghezza rostrale inferiore di 42,5  mm ) rispetto ad alcuni rinvenuti nello stomaco dei capodogli , suggerendo che esistano esemplari molto più grandi di questo  ;

L’occhio misura 27 cm di diametro. È il più grande occhio animale conosciuto. Queste misure sono prese dal campione parzialmente danneggiato: l’occhio misurava probabilmente da 26 a 40  cm di diametro all’origine

E’ stato inizialmente identificato come un maschio, ma l’ispezione interna del calamaro con un endoscopio ha rivelato ovaie contenenti  migliaia di uova  ;

Il calamaro misurava solo 4,2  m di lunghezza totale, i suoi tentacoli si erano ridotti in modo significativo post mortem . Le analisi dell’esemplare hanno mostrato che il suo peso effettivo era di 495  kg  ;

Il colore iniziale del suo tegumento è rosso porpora, ma presenta una parziale decolorazione rosa nella formalina dove è custodito.

Il calamaro di Humbolt

Il calamaro di Humboltd o sarebbe meglio dire il totano di Humboldt, appartiene alla famiglia degli ommastrefidi. Vive in oceano Pacifico davanti le coste di Perù e Cile dove scorre la corrente fredda di Humboltd.

Il calamaro di Humboltd, appartiene alla specie Dosidicus gigas. Si tratta di una specie di dimensioni minori rispetto al calamaro gigante e al calamaro colossale. Non supera i 2m di lunghezza ma si tratta di una specie molto aggressiva. Questo cefalopode di colore rosso prende anche il nome di Diablo Rojo, il Diavolo Rosso.

Altre specie

Taningia danae è una delle specie di calamaro più grandi, il suo mantello può raggiungere 1,7 metri 1 e la dimensione totale del suo corpo, 2,3 metri .
Il genere Magnapinna raggruppa calamari abissali raramente osservati, e caratterizzati da una morfologia molto particolare e in particolare da braccia molto lunghe, sottili e slanciate. La famiglia Magnapinnidae è stata creata appositamente per questo genere.

Marcello Guadagnino

Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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