Specie Aliena Invasiva — Banca Dati IAS Mediterraneo
Specie Aliena Invasiva

Barracuda dalle strisce gialle  – Sphyraena chrysotaenia

Sphyraena chrysotaenia

⚠ Specie aliena invasiva Fam. Sphyraenidae Carangiformes

Sphyraena chrysotaenia è un caso raro tra le specie lessepsiane: non solo si è insediata nel Mediterraneo orientale, ma è diventata una risorsa di pesca vera e propria. In Libano supera del 70% le catture di tutte le altre specie di barracuda messe insieme. Ecco come riconoscerla, dove si sta espandendo e perché conviene guardarla come un’opportunità, non solo come un problema.

Cosa c’è da sapere subito

  • È già la specie di barracuda più pescata dalla piccola pesca in Libano, con volumi che superano del 70% quelli di tutte le altre specie di barracuda locali messe insieme.
  • Non è pericolosa per l’uomo: a differenza del grande barracuda tropicale (Sphyraena barracuda), che può superare i 2 metri ed essere associato a intossicazioni da ciguatera, questa specie resta piccola e si nutre di piccoli pesci pelagici — nessun rischio di accumulo tossico documentato.
  • Si sta espandendo verso ovest: dal Libano ed Egitto è arrivata fino a Malta, Montenegro, Croazia meridionale e Albania.
  • Prima segnalazione nel Mediterraneo centrale nel Golfo di Gabès (Tunisia) nel 2002 — nel giro di 5 anni era già parte significativa della pesca locale.

Come riconoscerla

Rispetto ai due barracuda mediterranei più comuni — il luccio di mare (Sphyraena sphyraena) e il barracuda boccagialla (Sphyraena viridensis) — S. chrysotaenia è nettamente più piccola e tozza. Ha un corpo affusolato a siluro tipico dei barracuda, con due pinne dorsali ben separate: la prima con cinque raggi spinosi, il primo dei quali è il più lungo. Le pinne pettorali raggiungono la prima pinna dorsale, e le pinne ventrali sono posizionate sotto le pettorali — un dettaglio utile per non confonderla con le specie native.

È una specie relativamente poco studiata e a vita breve: raggiunge la maturità sessuale già a circa 20 cm, a due anni di età, e vive al massimo 5 anni. Forma banchi numerosi in acque costiere, tra la superficie e i 50 metri.

Dove si sta espandendo (e perché conviene monitorarla)

Originaria dell’Indo-Pacifico occidentale fino alle Filippine e al Mar Rosso, è entrata nel Mediterraneo tramite il Canale di Suez. La sua diffusione segue una traiettoria ben documentata:

  • Presenza storica consolidata lungo le coste di Libano, Israele ed Egitto
  • 2002 — prima segnalazione nel Golfo di Gabès, Tunisia
  • 2007 — già parte significativa della pesca locale tunisina, appena 5 anni dopo il primo avvistamento
  • Espansione più recente verso Malta, Montenegro, Croazia meridionale e Albania

Il salto dal Levante alla Tunisia in pochi anni, seguito da un’affermazione rapida nella pesca locale, è lo stesso schema di colonizzazione veloce già visto con altri lessepsiani costieri. Con l’Adriatico meridionale già raggiunto (Albania, Montenegro, Croazia), la Puglia e lo Ionio sono le tappe italiane più plausibili nel prossimo futuro.

Un’invasione che genera reddito, non solo danni

A differenza del granchio blu o del pesce coniglio, questa specie non sta creando un problema economico — sta già creando un’opportunità concreta. In Libano viene catturata in quantità rilevanti con reti a circuizione, reti da posta e a strascico, ed è diventata la specie di barracuda dominante nelle catture della piccola pesca artigianale.

Questo non significa che l’impatto ecologico sia nullo: come tutti i lessepsiani, la sua espansione avviene a scapito delle specie native con cui condivide la nicchia trofica — in questo caso gli altri barracuda mediterranei e i piccoli pesci pelagici di cui si nutre (sardine, alici). Ma è un esempio concreto di come una specie aliena possa essere gestita come risorsa, non solo contenuta come minaccia — lo stesso principio alla base della filiera commerciale che si sta provando a costruire per il granchio blu in Italia.

È commestibile?

Sì, senza le cautele necessarie per il grande barracuda tropicale. La ciguatera — l’intossicazione da accumulo di tossine che rende sconsigliato il consumo dei grandi barracuda superiori al metro — non è un rischio documentato per questa specie: è troppo piccola e si nutre di prede troppo in basso nella catena alimentare per accumulare concentrazioni pericolose di tossina.

Domande frequenti

È già presente in Italia?
Non ancora segnalata stabilmente, ma la sua presenza in Adriatico meridionale (Albania, Montenegro, Croazia) la rende una candidata plausibile per Puglia e Ionio nei prossimi anni.

Si può confondere con il luccio di mare comune?
Sì, a un primo sguardo. Il modo più semplice per distinguerla è la taglia: S. chrysotaenia è nettamente più piccola e tozza rispetto a S. sphyraena e S. viridensis.

È pericolosa per chi fa il bagno o si immerge?
No. È una specie piccola, gregaria e non aggressiva verso l’uomo — il rischio, semmai teorico, riguarderebbe solo l’eventuale manipolazione durante la pesca, non l’incontro in acqua.

Perché in Libano viene pescata così tanto?
Perché nel giro di pochi anni dalla sua comparsa si è affermata come la specie di barracuda più abbondante disponibile per la piccola pesca costiera, superando le specie native nelle catture.

È un problema o un’opportunità?
Entrambe le cose. Compete ecologicamente con i barracuda nativi e con le specie di piccoli pelagici di cui si nutre, ma ha anche dimostrato di poter diventare una risorsa di pesca concreta — un profilo diverso da specie puramente dannose come il pesce palla maculato.

Per il quadro completo: tutte le specie aliene del Mediterraneo.


di Marcello Guadagnino — Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it

Fonti: Wikipedia IT/EN — Sphyraena chrysotaenia, Sphyraenidae; Boussellaa & Neifar (2018) — biologia riproduttiva e crescita della specie; Lelli et al. — dati di cattura nella pesca artigianale libanese; CIESM Atlas of Exotic Species in the Mediterranean; FishBase.

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L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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