Allarme per le mante del Mediterraneo: oltre 50 casi di spiaggiamenti in poche settimane

Dal maggio 2025, un insolito numero di avvistamenti e spiaggiamenti di Mobula mobular – nota anche come diavolo di mare o Manta mediterranea– sta interessando il bacino centro-occidentale del Mediterraneo, con un incremento preoccupante e ancora inspiegato del fenomeno.

Un pattern anomalo: dati recenti nel Mediterraneo

Secondo una raccolta dati aggiornata, dal 27 maggio 2025 in Italia si sono verificati decine di spiaggiamenti : uno dei quali letali per l’animale avvenuto sul litolare di Mondragone (la carcassa é stata portato all’istituto Zooprofilattico di Portici per Analisi. A questi si aggiungono almeno una decina di spiaggiamenti in Liguria tra Sanremo e Camogli.

In Francia, si segnalano almeno 12 episodi: a Montpellier, Saint-Raphael, Marsiglia, Sete, Cannes, Calvi e Vias, dove due esemplari si sono spiaggiati nella notte tra il 6 e il 7 giugno. In Spagna, la situazione è ancora più marcata: 25 eventi accertati da inizio maggio, l’ultimo alle Baleari il 7 giugno.

Matthieu Lapinski, osservatore marino e specialista in fauna selvatica, è tra i primi ad aver documentato e lanciato l’allarme sull’aumento anomalo degli spiaggiamenti di mobule lungo le coste francesi del Mediterraneo.

“Stiamo osservando un fenomeno senza precedenti – spiega Matthieu Lapinski, biologo marino e presidente dell’associazione francese Aileron –. Le mobule stanno risalendo la costa spagnola e francese, fino all’Italia, concentrandosi in prossimità della riva, in alcuni casi addirittura in lagune salmastre come l’étang de Thau, un fatto mai osservato prima.”

Una mappa non aggiornata realizzata dal TIMES sui primi spiaggiamenti delle Mobule in Mediterraneo

Cause ancora sconosciute: l’ipotesi patogena

Al momento le cause del fenomeno non sono chiaramente note. Tuttavia, tra le ipotesi formulate dagli esperti figura l’eventuale presenza di un agente patogeno. A parlarne è Massimiliano Bottaro, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e referente per il progetto eLife, dedicato alla tutela degli elasmobranchi nel Mediterraneo:

Massimiliano Bottaro (Stazione Zoologica Anton Dohrn, Napoli) è ricercatore specializzato in bilogia, ecologia e conservazione degli elasmobranchi nel Mediterraneo. Esperto di pesca ecosistemica, ha guidato il progetto FEAMP STEORIMA ed è coordinatore del progetto LIFE ELIFE, promuovendo un approccio integrato per la corretta gestione della biodiversità marina nel contesto delle politiche per la pesca sostenibile.

Il campione è adesso oggetto di analisi dai colleghi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici, con i cui stiamo attivamente collaborando. Solo i risultati degli esami istologici e microbiologici potranno chiarire qualcosa. Senza dati, è impossibile formulare teorie solide

L’esemplare analizzato presentava lo stomaco completamente vuoto, segno potenziale di inedia o di disturbo del comportamento alimentare, ma non ancora prova di una patologia sistemica.

LifeELIFE

Il progetto ELIFE si propone di migliorare la conservazione di alcune specie di elasmobranchi (squali e razze) promuovendo pratiche di conservazione nel contesto della pesca professionale, attraverso azioni pilota e dimostrative, messe in atto nei porti italiani, ciprioti e greci.

Nonostante alcun elasmobranco sia oggetto di una reale protezione a livello europeo paragonabile a quella che tutela mammiferi marine e tartarughe, stiamo lavorando per predisporre un protocollo comune di monitoraggio e intervento per affrontare questa emergenza, ma servono risorse e cooperazione internazionale.” La Stazione Zoologica Anton Dohrn – anche attraverso i progetti che coordina su questi animali LIFE ELIFE e LIFE EuropeanShark – sta attualmente lavorando per creare un network tecnico-scientifico dedicato al monitoraggio e alla comprensione degli avvistamenti e spiaggiamenti delle mobule nel Mediterraneo, coinvolgendo le Capitanerie di Porto, gli Istituti Zooprofilattici, il SNPA ed università ed altri enti di ricerca”.

Sensibilità al disturbo e rischio antropico

Mobula mobular è una specie epipelagica, solita vivere tra la superficie e i 100-150 metri di profondità, ma generalmente si muove sopra fondali superiori ai 1.000 metri. I recenti avvistamenti in acque bassissime fanno ipotizzare un’alterazione nel comportamento spaziale, che potrebbe essere legata a stress, condizioni ambientali anomale o disturbi sensoriali.

Lapinski, la cui associazione sta monitorando gli eventi in Francia, sottolinea:

“Questi animali sono estremamente sensibili allo stress, al rumore subacqueo, al traffico marittimo e alla pesca accidentale. La stagione attuale è quella della riproduzione, e molti dei casi segnalati coinvolgono femmine gravide. Alcune hanno addirittura partorito in spiaggia: a Vias, nel sud della Francia, si è registrato il secondo caso noto al mondo di nascita di mobula in ambiente costiero, dopo quello osservato in Spagna lo scorso anno.”

La necessità di un protocollo di salvataggio e ricerca coordinato

Le mobule non sono attualmente una specie protetta da normative specifiche a livello europeo. Questo ha determinato ritardi nei soccorsi e nella gestione degli spiaggiamenti, spesso improvvisati da volontari o ricercatori che operano in emergenza.

“Il ritardo con cui stiamo reagendo evidenzia un grave vuoto di conoscenze su questa specie – denuncia ancora Bottaro –. Il progetto eLife sta lavorando per colmare queste lacune e predisporre un protocollo comune di monitoraggio e intervento, ma servono risorse e cooperazione internazionale.” La Stazione Zoologica Anton Dohrn sta attualmente lavorando per creare un network tecnico-scientifico dedicato al monitoraggio e alla comprensione degli avvistamenti e spiaggiamenti delle mobule nel Mediterraneo, coinvolgendo ricercatori, biologi marini e enti di gestione ambientale.

Non è un caso che diversi esemplari soccorsi con successo siano stati aiutati da subacquei esperti e volontari, guidati in diretta da biologi via telefono o app, per evitare che l’animale si ributti verso riva. Il margine di errore è minimo: un movimento errato può causare lesioni interne fatali.

Uno squilibrio da monitorare

Le cause di questo picco anomalo restano ignote, ma la portata geografica – con casi accertati su oltre 2.000 km di costa – e la coincidenza temporale con il periodo riproduttivo fanno pensare a un fenomeno ampio e sistemico. Non è escluso un legame con:

  • cambiamenti termici delle acque superficiali;
  • alterazioni della salinità;
  • fioriture algali o presenza di tossine;
  • disturbi da sonar o traffico marittimo;
  • infezioni virali o parassitarie.

Per ora, gli scienziati chiedono cautela nelle ipotesi e un maggiore sostegno alla ricerca.

“Abbiamo bisogno di un piano d’azione comune tra Italia, Francia e Spagna. Questi eventi non sono più sporadici. Sono il sintomo di qualcosa che sta cambiando in mare, e dobbiamo capirlo prima che sia troppo tardi.” – conclude Lapinski.

Marcello Guadagnino

Da Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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