Ci sono specie aliene che si notano subito: il pesce scorpione con le sue pinne teatrali, il pesce palla argenteo che finisce sui giornali per la tetrodotossina. E poi ci sono quelle che passano inosservate, mescolate nelle cassette del pesce azzurro, indistinguibili a occhio distratto da ciò che c’era già. La sardina arcobaleno appartiene a questa seconda categoria. È entrata nel Mediterraneo dal Canale di Suez, si è insediata nel Levante, e per decenni è stata chiamata con un nome che oggi la ricerca ci dice essere probabilmente sbagliato.
Un nome conteso
Partiamo dal problema, perché è la cosa più interessante di questa specie.
Dussumieria elopsoides fu descritta da Pieter Bleeker nel 1849 su materiale indonesiano. Il genere è dedicato a Jean-Jacques Dussumier (1792–1883), armatore e naturalista francese che spediva a Cuvier collezioni ittiche dall’Oceano Indiano. Appartiene all’ordine Clupeiformes e alla famiglia Dussumieriidae, le cosiddette “aringhe rotonde” — non ai Clupeidae, come si legge ancora in molte fonti divulgative.
Fino agli anni Ottanta, nel Mediterraneo orientale, gli esemplari di Dussumieria venivano attribuiti indistintamente a D. acuta. Fu Wangratana, nel 1980, a dimostrare che le due specie erano separabili; Whitehead (1985) e Randall (1996) confermarono poi che quella presente nel Mediterraneo era D. elopsoides. Per quarant’anni questa è stata la lettura standard, ed è ancora oggi il nome accettato da WoRMS e FishBase.
Poi è arrivata la revisione del 2022. Un gruppo guidato da Hata, pubblicando su The European Zoological Journal, ha riesaminato il materiale tipo e centinaia di esemplari con approccio integrato — morfometria, conteggi merisitici e sequenze del gene COI. Il risultato ha frantumato quello che si credeva un’unica specie in quattro entità valide:
- D. elopsoides in senso stretto, ristretta alle acque indonesiane (Giava, Timor);
- D. hasseltii Bleeker, 1851, riabilitata, dal Mar Arabico a Filippine e Indonesia;
- D. modakandai Singh et al., 2021, dal Mar Arabico alle Ryukyu;
- D. productissima Chabanaud, 1933, anch’essa riabilitata, distribuita in Golfo di Aden, Mar Rosso e Mediterraneo orientale.
La conseguenza è netta: la popolazione lessepsiana del Levante andrebbe riferita a Dussumieria productissima, non a D. elopsoides. I caratteri che la separano sono i conteggi delle branchiospine — D. productissima ha i valori più alti dell’intero genere, 43–52 sul ramo superiore — un’unica o doppia fila di denti palatini, e i melanofori distribuiti sui raggi pettorali dall’ottavo all’undicesimo.
Come comportarsi, in pratica? D. elopsoides resta il nome accettato nei registri di riferimento e nella normativa, e continuare a usarlo non è un errore. Ma qualsiasi scheda seria oggi deve riportare la nota: quello che chiamiamo così nel Mediterraneo è, con ogni probabilità, un’altra specie. È una situazione tutt’altro che rara tra i migranti lessepsiani, dove l’identificazione morfologica di piccoli pelagici argentei ha accumulato decenni di attribuzioni approssimative — lo stesso genere di nodo che si ritrova in altre specie aliene del Mediterraneo.
Come si riconosce
La sardina arcobaleno è un pesce piccolo e affusolato: comunemente 8–18 cm, con un massimo intorno ai 20 cm di lunghezza standard. Il corpo è fusiforme, con altezza inferiore al 22% della lunghezza standard — davvero snello rispetto a una sardina comune.
Il carattere diagnostico che risolve la maggior parte dei dubbi sul banchina è il ventre. Nelle Sardina, Sardinella, Sprattus e in generale nei clupeidi mediterranei classici, il profilo ventrale porta una carena di scudetti (scutes) seghettati, ruvidi al tatto. Nella sardina arcobaleno il ventre è liscio e arrotondato: l’unico scudetto presente è quello pelvico, a forma di W, alla base delle ventrali. Chi confronta una Dussumieria con una sardina comune, Sardina pilchardus coglie la differenza passando semplicemente un dito lungo la pancia.
Gli altri caratteri:
- muso appuntito, bocca terminale piccola, mascellare che si arresta appena prima del margine dell’orbita;
- palpebra adiposa ben sviluppata, un anello di tessuto trasparente sull’occhio;
- pinna dorsale unica, arretrata rispetto alla metà del corpo; caudale profondamente forcuta; anale piccola, con 14–18 raggi molli; dorsale con 16–18 raggi molli;
- assenza di linea laterale e assenza di squame sul capo, come in tutti i clupeiformi;
- scaglie cicloidi grandi e molto caduche: gli esemplari manipolati si “spellano” quasi subito, e spesso arrivano al mercato già privi di gran parte della squamatura;
- denti minuti su mascelle, vomere e lingua; branchiospine lanceolate e numerose;
- livrea: dorso grigio-azzurro o verdastro, fianchi argentei percorsi da una banda iridescente — è da lì che viene il nome “arcobaleno” — ventre biancastro. L’iridescenza svanisce rapidamente dopo la morte, motivo per cui le foto di esemplari freschi sono molto più eloquenti di quelle da cassetta.
Il carattere storicamente usato per separarla da D. acuta è l’assenza delle minute striature radiali sulla porzione posteriore delle scaglie, cui si aggiunge un conteggio vertebrale tendenzialmente più alto (55–60 nel genere).
Dove vive
L’areale nativo è indo-pacifico: dal Suez e dall’Oceano Indiano occidentale — dal Golfo Persico fino a Mombasa, forse al Madagascar — verso est fino alle coste cinesi, al Mare di Arafura e all’incirca fino a Tonga. Una specie subtropicale, compresa grosso modo tra 31°N e 26°S.
Nel Mediterraneo è un migrante lessepsiano: è entrata attraverso il Canale di Suez per espansione naturale dell’areale, non per trasporto navale o acquacoltura. WoRMS la registra esplicitamente come specie introdotta per dispersione attraverso canali artificiali, con presenze documentate ad esempio nel settore cipriota del bacino orientale. Oggi è stabilizzata lungo tutto il Levante — Israele, Libano, Egitto, Cipro, Turchia meridionale — con progressione verso l’Egeo.
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Non risulta ancora insediata nel Mediterraneo centrale e occidentale, ma il quadro è quello classico: le specie termofile del Levante avanzano verso ovest man mano che le isoterme si spostano. È lo stesso meccanismo che seguiamo per l’insieme del fenomeno della tropicalizzazione del Mediterraneo.
Ecologia: perché ha avuto successo
È una specie marina pelagico-neritica, che vive tra la superficie e i 50 metri di profondità sulle acque di piattaforma costiera, dove forma banchi numerosi e compatti vicino alla superficie. L’alimentazione è planctofaga — zooplancton in prevalenza, con componente fitoplanctonica — su un livello trofico stimato intorno a 3,5.
I tratti demografici spiegano bene l’insediamento. Il tempo di generazione è di circa due anni, la resilienza di popolazione è elevata, con tempo di raddoppio stimato sotto i quindici mesi, e l’optimum termico si colloca fra i 25 e i 29 °C. Riproduzione rapida, gregarismo, tolleranza al caldo: esattamente il profilo che avvantaggia un colonizzatore in un bacino che si sta scaldando e i cui piccoli pelagici autoctoni mostrano segnali di sofferenza.
Va detto onestamente che le conoscenze fini restano lacunose. Taglia di prima maturità, stagionalità e modalità riproduttive, accrescimento, mortalità naturale: FishBase lascia questi parametri indeterminati, e la biologia viene presunta simile a quella di D. acuta. Per una specie ormai stabilizzata in un intero settore del Mediterraneo è una lacuna significativa, e vale la pena dirlo invece di riempirla con numeri presi altrove.
Pesca e valore commerciale
Il valore commerciale è modesto. Nel Levante la sardina arcobaleno viene catturata dalla piccola pesca pelagica, con lampara, reti da circuizione leggere e sciabiche, spesso come componente accessoria nelle catture di piccoli pelagici. Viene commercializzata fresca, e in parte essiccata o salata; una quota rilevante finisce come esca.
Non esiste un assessment di stock dedicato in ambito GFCM, proprio perché non è mai stata trattata come specie bersaglio. Non ha una denominazione commerciale ufficiale codificata a livello europeo, il che è a sua volta un dato: le specie lessepsiane che entrano nella filiera senza nome commerciale legale creano un problema concreto di tracciabilità e di etichettatura, ben oltre il caso singolo.
Sul piano gastronomico è un pesce azzurro minore a tutti gli effetti: carne grassa, sapore deciso, adatta a frittura, marinatura e griglia. La fragilità delle scaglie e la rapida perdita di iridescenza la rendono poco attraente sul banco, ed è una delle ragioni per cui resta confinata al consumo locale.
Conservazione, o meglio: monitoraggio
Non è una specie di interesse conservazionistico. L’areale nativo è vastissimo e le popolazioni sono abbondanti; non figura tra le specie minacciate.
Nel contesto mediterraneo la prospettiva si rovescia. Qui Dussumieria non è qualcosa da proteggere, ma un elemento non indigeno da monitorare, nell’ambito delle valutazioni previste dalla Direttiva Quadro sulla Strategia Marina per il descrittore relativo alle specie non indigene. La domanda rilevante non è quanta ce ne sia, ma se e quanto competa per risorse trofiche e spazio con i piccoli pelagici autoctoni — sardina, alaccia, spratto — già sotto pressione da sforzo di pesca e cambiamento climatico. Su questo, allo stato, non esistono studi risolutivi.
In sintesi
La sardina arcobaleno è un caso esemplare di come funziona davvero la lessepsian migration: non l’arrivo spettacolare di un predatore vistoso, ma l’insediamento silenzioso di un piccolo pelagico termofilo che si mescola alle catture esistenti e che, per decenni, nessuno ha nemmeno identificato correttamente. È anche un promemoria metodologico: quando la tassonomia si aggiorna, le schede vanno riscritte. Il pesce che chiamiamo Dussumieria elopsoides nel Levante mediterraneo è, con ogni probabilità, Dussumieria productissima.
Fonti principali
- Froese R. & Pauly D. (eds.), FishBase, scheda Dussumieria elopsoides
- WoRMS — World Register of Marine Species, AphiaID 212259
- Hata H. et al. (2022), Redescriptions of Dussumieria elopsoides Bleeker, 1849 and related nominal species…, The European Zoological Journal, 89(1)
- Singh et al. (2021), descrizione di Dussumieria modakandai
- Whitehead P.J.P. (1985), FAO Species Catalogue — Clupeoid fishes of the world
- Golani D. et al., CIESM Atlas of Exotic Species in the Mediterranean, vol. 1 — Fishes
- Zenetos A. et al., Alien species in the Mediterranean Sea, Mediterranean Marine Science
Domande frequenti
Perché si chiama sardina arcobaleno?
Ha riflessi iridescenti lungo i fianchi.
È una specie aliena?
Sì, è lessepsiana.
Vive in Italia?
Al momento è segnalata soprattutto nel Mediterraneo orientale.


