Migliaia di petroliere fantasma, senza assicurazione e con i radar spenti, incrociano ogni giorno le nostre rotte. Un’inchiesta del Giornale dei Marinai svela chi sono i “fantasmi” che minacciano le nostre coste e perché il rischio di un disastro senza colpevoli non è mai stato così alto.
Di Redazione Giornale dei Marinai – 29 Gennaio 2026
Radar ciechi nel Canale di Sicilia
Immaginate di essere in plancia durante una guardia notturna. Il mare è forza 4, la visibilità è ridotta. Guardate l’AIS (Sistema di Identificazione Automatica) e lo schermo è pulito. Poi, accendete il radar banda X e appare lei: una sagoma massiccia, una VLCC (Very Large Crude Carrier) da 300 metri che naviga a luci spente, a poche miglia dalla vostra prua.

Non è un incubo, è la realtà quotidiana nel Mediterraneo del 2026. Sono le navi della “Dark Fleet” (la flotta ombra), unità che trasportano petrolio sanzionato (prevalentemente russo, iraniano o venezuelano) e che, per evitare i controlli, diventano invisibili.
ALLARME NEL MEDITERRANEO: DUE PETROLIERE DELLA “FLOTTA FANTASMA” RUSSA IN AVARIA, ALLA DERIVA E FUORI CONTROLLO. RISCHIO DISASTRO AMBIENTALE

Due petroliere della “flotta fantasma” russa, impegnate nel contrabbando di greggio, sono in panne e fuori controllo nel Mediterraneo. Entrambe rifiutano il rimorchio in porto per evitare ispezioni e sequestri.
La “Progress” ha avuto problemi tra Algeria e Sardegna, mentre la “Chariot Tide” è ferma a circa 40 km dalle coste spagnole.
Rischio concreto di disastro ambientale. 26 gennaio 2026
Identikit del Pericolo: Navi “Oltre il Limite”
Cosa rende queste navi così pericolose per chi va per mare? Non è solo la geopolitica, è la tecnica:
- L’età delle navi: Mentre una petroliera standard viene demolita dopo 15-20 anni, la Dark Fleet utilizza navi che superano i 25 anni di età, con manutenzione ridotta all’osso.
- Assicurazioni “Papier Mâché”: Queste unità non sono coperte dai grandi club di assicurazione internazionali (P&I). Se avviene una collisione o uno sversamento, non esiste un responsabile pagante. Il danno ricade interamente sullo Stato costiero e sulle marinerie locali.
- Bandiere di Comodo: Battono bandiere di paesi che non hanno né la capacità né la volontà di effettuare ispezioni tecniche, come le Isole Cook, Palau o l’Eswatini (un paese senza sbocco sul mare).
Il “Gioco delle Tre Carte” nello Stretto
L’inchiesta ha monitorato i movimenti al largo di Malta e nel Golfo di Laconia (Grecia). Qui avviene il cosiddetto STS (Ship-to-Ship) Transfer:

- Una nave ombra carica di greggio si affianca a una petroliera “pulita” in acque internazionali.
- Il carico viene travasato in mare aperto, spesso senza le barriere antinquinamento obbligatorie.
- Il petrolio “cambia identità” e arriva nei porti europei con certificati di origine contraffatti.
Il rischio per i naviganti: Queste manovre avvengono fuori dai corridoi di traffico segnalati, creando ostacoli imprevedibili per la navigazione commerciale e la pesca. Un errore durante un STS in mare mosso significherebbe un disastro ecologico che distruggerebbe la pesca nel Mediterraneo per i prossimi trent’anni.
Spionaggio e GPS Spoofing
La Dark Fleet non si limita a spegnere l’AIS. Le unità più sofisticate utilizzano il GPS Spoofing: trasmettono coordinate false, facendo apparire la nave sul monitor della Guardia Costiera a chilometri di distanza dalla sua posizione reale. “È una guerra elettronica sottomano,” confessa un ufficiale della Guardia Costiera sotto anonimato. “Queste navi sono mine vaganti che ingannano i sistemi di bordo delle altre imbarcazioni, aumentando il rischio di abbordi in mare.”
Cosa chiediamo
Il Mediterraneo è un mare chiuso. Una sola “Moby Prince” della Dark Fleet basterebbe a cancellare il turismo e la pesca in Italia. Le richieste della categoria sono chiare:
- Ispezioni Port State Control (PSC) a tappeto: Nessuna nave che sia stata identificata come “ombra” deve poter entrare in un porto UE senza un’ispezione strutturale completa.
- Droni di Sorveglianza: Utilizzo della flotta di droni della Marina Militare per monitorare gli STS illegali al limite delle acque territoriali.
- Responsabilità della GDO: Sanzioni pesanti per le raffinerie che acquistano petrolio da broker che utilizzano navi della Dark Fleet.
Bombe ecologiche
Si stima che nel mondo operino circa 1.400 petroliere riconducibili a Russia, Iran, Venezuela e Corea del Nord, impiegate per trasportare greggio e carburanti in violazione degli embarghi internazionali. Un numero in crescita dall’inizio del conflitto in Ucraina.
Molte di queste navi non rispettano gli standard di sicurezza, navigano con assicurazioni incerte o inesistenti e con controlli tecnici insufficienti.
Sono vere e proprie bombe ecologiche galleggianti, una minaccia crescente per il Mediterraneo e per le coste italiane, con il rischio concreto di incidenti e disastri ambientali.

Ovviamente sarebbe molto meglio cancellare le sanzioni contro questi tre paesi perseguitati dall’impero USA, ma figuriamoci se i nostri governanti ne avrebbero mai il coraggio…
Prima vengono fermate e meglio è. Poi bisogna punire severamente chi acquista un prodotto di dubbia provenienza. Per i comandanti di queste unità, una volta presi e identificati, toglierli dalle matricole della gente di mare così non possono più lavorare in ambito marittimo
ma perche nessuno controlla le petroliere che entrano dallo stretto di gibilterra sembrerebbe una cosa semplicissima ma nessuno se ne interessa oppure fa comodo a molte persone