Mary Celeste

Il brigantino mercantile Mary Celeste

Il brigantino mercantile Mary Celeste portava originariamente il nome di Amazon.
Nel 1868, la nave fu acquistata e ribattezzata Mary Celeste.
Prima di questo acquisto e del cambio di nome, l’Amazon era considerata una nave sfortunata, avendo subito la morte di un capitano e il naufragio di un’altra imbarcazione a seguito di una collisione.

La nave si arenò anche durante una tempesta, il che portò rapidamente al suo abbandono.
Il relitto dell’Amazon fu acquistato più volte e infine venduto a un gruppo guidato da James Winchester e Benjamin Spooner Briggs.
Questi due uomini ripararono la nave, aggiunsero gli elementi necessari e cambiarono il nome da Amazon a Mary Celeste.

Il capitano Briggs e l’equipaggio

Il capitano Benjamin Briggs nacque nel Massachusetts nel 1835.
Suo padre era un capitano di nave e quasi tutti i suoi cinque figli intrapresero la carriera marittima, con due di loro che divennero capitani.
Benjamin sposò sua cugina Sarah Cobb e trascorsero la luna di miele nel Mediterraneo.
Briggs, un navigatore molto rispettato, iniziò a stancarsi della vita in mare e nel 1872 decise di investire i suoi risparmi nell’acquisto del Mary Celeste.
Assunse il comando della nave per il suo primo viaggio e supervisionò personalmente un’importante ristrutturazione a New York, in preparazione della traversata verso Genova, in Italia.

Preparativi per la navigazione

Il 20 ottobre 1872, Briggs arrivò al molo 50 dell’East River a New York per supervisionare il carico della nave, che consisteva in 1.701 barili di alcol denaturato.
Si trattava di etanolo trattato con additivi per renderlo tossico, scoraggiandone il consumo da parte dell’equipaggio.
Sua moglie e sua figlia di due anni salirono a bordo il 3 novembre.
Poco prima di partire, Briggs scrisse a sua madre dicendo che la nave era in ottime condizioni e che sperava in una traversata tranquilla.
Dopo alcuni ritardi dovuti al maltempo, il Mary Celeste salpò il 7 novembre 1872.

Il viaggio inaugurale

Contemporaneamente, il brigantino canadese Dei Gratia si trovava a Hoboken, nel New Jersey, aspettando un carico di petrolio diretto a Genova via Gibilterra.
Il capitano David Morehouse e il suo secondo erano marinai esperti.
Secondo alcune fonti, Briggs e Morehouse erano amici e cenarono insieme la sera prima della partenza del Mary Celeste.
Il Dei Gratia salpò il 15 novembre, otto giorni dopo il Mary Celeste, seguendo lo stesso percorso generale.

Nave abbandonata

Il 4 dicembre 1872, il Dei Gratia avvistò un brigantino alla deriva a circa 600 miglia nautiche a ovest del Portogallo.
Notarono che la nave aveva solo tre vele spiegate e sembrava non avere nessuno al timone.
Morehouse riconobbe la nave come il Mary Celeste e inviò alcuni uomini per ispezionarla.
Quello che trovarono fu sconcertante:

  • L’equipaggio era scomparso.
  • Le vele erano danneggiate e mal regolate.
  • Il rigging (cordame) era logoro, con alcune corde che pendevano fuori bordo.
  • L’unica scialuppa di salvataggio della nave era mancante.
  • La bussola era rotta e il suo vetro in frantumi.
  • C’era circa un metro d’acqua nella stiva, ma non abbastanza da compromettere la navigabilità della nave.
  • Il diario di bordo riportava l’ultima registrazione il 25 novembre, con la posizione della nave vicino all’isola di Santa Maria, nelle Azzorre.
  • Le provviste erano intatte, e nella cabina del capitano si trovavano ancora i giocattoli di sua figlia Sophia e un’impronta del suo corpo sul letto.

Il brigantino mercantile Mary Celeste portava originariamente il nome di Amazon. Nel 1868, la nave fu acquistata e ribattezzata Mary Celeste. Prima di questo acquisto e del cambio di nome, l’Amazon era considerata una nave sfortunata, avendo subito la morte di un capitano e il naufragio di un’altra imbarcazione a seguito di una collisione.

Non vi erano segni evidenti di violenza o incendio, né alcuna indicazione di un evento improvviso che avesse costretto l’equipaggio a fuggire.

L’inchiesta

Secondo il diritto marittimo, chi recuperava una nave alla deriva aveva diritto a una quota del suo valore.
Morehouse fece navigare il Mary Celeste fino a Gibilterra, dove il 12 dicembre 1872 iniziò un’indagine ufficiale.
Le udienze, guidate dal procuratore generale Frederick Solly Flood, durarono fino a marzo 1873.

Ipotesi e risultati

Solly Flood era convinto che fosse stato commesso un crimine a bordo del Mary Celeste.
Ordinò un’ispezione accurata della nave, durante la quale furono trovati:

  • Un’incisione sul ponte che Flood interpretò come un colpo di sciabola.
  • Macchie rosse che, secondo lui, erano sangue (ma poi risultarono non essere tali).
  • L’assenza di documenti e strumenti di navigazione, che poteva suggerire un abbandono organizzato.

Si ipotizzò che l’equipaggio avesse ammutinato, oppure che ci fosse stato un atto di pirateria.
Altre teorie includevano un fenomeno naturale improvviso, come una tromba marina o una fuga dovuta ai vapori dell’alcol denaturato, che avrebbero potuto spaventare l’equipaggio.
Tuttavia, nessuna prova concreta supportava queste ipotesi, e il caso rimase irrisolto.

Cosa è successo al Mary Celeste?

Nei decenni successivi, il mistero della Mary Celeste ha generato innumerevoli teorie, alcune delle quali completamente fantasiose:

  • Attacco di un mostro marino o di un’enorme piovra.
  • Rapimento da parte degli alieni.
  • Un’onda anomala che avrebbe travolto l’equipaggio, lasciando la nave intatta.
  • Una fuga per paura di un’esplosione dell’alcol, senza riuscire a tornare sulla nave.

La fine del Mary Celeste

Dopo il suo recupero, la Mary Celeste continuò a navigare, ma la sua reputazione era compromessa.
Nel 1885, il suo proprietario la fece arenare deliberatamente ad Haiti, nel tentativo di incassare l’assicurazione.
Oggi, il relitto del Mary Celeste giace ancora sommerso nelle acque caraibiche.

Nonostante le numerose teorie, la scomparsa dell’equipaggio del Mary Celeste rimane uno dei più grandi misteri marittimi della storia.
Il caso continua a intrigare storici e appassionati di enigmi nautici, lasciando spazio a nuove ipotesi e speculazioni.
Che si tratti di un evento naturale, di un errore di navigazione o di un incidente imprevisto, il destino dell’equipaggio potrebbe non essere mai conosciuto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Autore

Marcello Guadagnino

marcelloguadagnino@gmail.com

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

Leggi anche

La storia di José Salvador Alvarenga, un pescatore salvadoregno, è una delle più straordinarie testimonianze di sopravvivenza estrema mai registrate. Dopo essere stato trascinato al largo durante una tempesta nel novembre 2012, Alvarenga rimase alla deriva nell'Oceano Pacifico per 438 giorni, percorrendo oltre 10.000 km prima di essere miracolosamente ritrovato nel gennaio 2014. Durante la sua incredibile odissea, dovette affrontare fame, sete, solitudine e il trauma della perdita del suo compagno di viaggio. La Partenza e l'Inizio della Disavventura José Salvador Alvarenga era un esperto pescatore di 36 anni che lavorava in Messico. Il 17 novembre 2012, partì dal porto di Costa Azul, nello stato del Chiapas, su una piccola barca di 7 metri con il giovane Ezequiel Córdoba, un apprendista pescatore di 22 anni. Il loro obiettivo era pescare squali, tonni e altri pesci di valore. Poche ore dopo la partenza, una violenta tempesta colpì la loro imbarcazione, distruggendo la radio e il motore e lasciandoli completamente alla deriva, lontano dalle rotte di navigazione. La Lotta per la Sopravvivenza Con il passare dei giorni, le scorte di cibo e acqua finirono rapidamente. I due uomini iniziarono a bere acqua piovana e a nutrirsi di pesci crudi, tartarughe marine e persino uccelli che riuscivano a catturare a mani nude. Mancanza di acqua: L’acqua piovana era l’unica fonte d’idratazione, e nei periodi di siccità, Alvarenga fu costretto a bere il sangue delle tartarughe. Sopportare la solitudine: Dopo settimane alla deriva, Córdoba si ammalò gravemente a causa del consumo di acqua salata e della denutrizione. Tragicamente, morì dopo circa un mese, lasciando Alvarenga completamente solo. Resistere alle condizioni estreme: Affrontò l'esposizione continua al sole, alle intemperie e alla depressione. Il Ritrovamento Miracoloso Dopo 438 giorni alla deriva, il 30 gennaio 2014, Alvarenga avvistò un’isola. Con le ultime forze rimaste, riuscì a raggiungere la riva dell'atollo di Ebon, nelle Isole Marshall. Gli abitanti locali lo trovarono in condizioni critiche e lo soccorsero immediatamente. Le autorità confermarono la sua identità e il suo incredibile viaggio fu verificato dagli esperti. Il percorso stimato della sua imbarcazione dimostrava che aveva attraversato una vasta porzione del Pacifico, coprendo oltre 10.000 km. Le Reazioni e la Vita Dopo la Sopravvivenza La sua storia attirò immediatamente l'attenzione mondiale. Dopo essere stato rimpatriato in El Salvador, Alvarenga raccontò la sua esperienza in interviste e nel libro "438 giorni: Una storia vera di sopravvivenza" scritto dal giornalista Jonathan Franklin. José Salvador Alvarenga

L’Uomo che sopravvisse 438 giorni alla deriva nell’Oceano Pacifico

La storia di José Salvador Alvarenga, un pescatore salvadoregno, è una delle più straordinarie testimonianze di sopravvivenza estrema mai registrate. Dopo essere...

Leggere tutti
naufragio della Medusa

Il naufragio della Medusa: sopravvivenza e cannibalismo in alto mare

Il naufragio della Medusa è uno degli episodi più tragici e controversi della storia marittima. Accaduto nel 1816, questo disastro navale si...

Leggere tutti
Andrea Gail incidente

La Tempesta Perfetta del 1991: la lotta disperata dell’Andrea Gail

La Tempesta Perfetta del 1991 è considerata una delle tempeste più violente mai registrate nell’Atlantico. Si formò dalla combinazione di un ciclone...

Leggere tutti

Qual è il mare più pericoloso del mondo?

Il Canale di Drake, noto anche come Passaggio di Drake o Mar de Hoces, è una delle vie navigabili più leggendarie e...

Leggere tutti

Il Naufragio dell’Endurance: La Leggenda di Shackleton

Il naufragio dell’Endurance è una delle storie di esplorazione polare più straordinarie e leggendarie della storia moderna. Questo episodio, avvenuto nel 1915,...

Leggere tutti

La Nave Fantasma SS Ourang Medan: Un Enigma del Mare

La leggenda della SS Ourang Medan è una delle più affascinanti e inquietanti storie di misteri marittimi. Il racconto di questa nave...

Leggere tutti
Share via
Copy link