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IL SETTORE EUROPEO DELLA PESCA IN CIFRE

pesca delle sardine con la lampara
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IL SETTORE EUROPEO DELLA PESCA IN CIFRE

La produzione della pesca e dell’acquacoltura dell’Unione europea corrisponde al 3,3% circa di quella mondiale. Le catture dell’UE rappresentano il 5,3% del totale mondiale, mentre la produzione dell’acquacoltura dell’UE si attesta all’incirca al 2% del volume della produzione mondiale. Le dimensioni della flotta da pesca dell’UE sono in diminuzione da due decenni a un ritmo piuttosto costante. Nonostante i propri livelli di produzione, l’UE è un importatore netto di prodotti della pesca e dell’acquacoltura e rappresenta il mercato unico più grande al mondo per tali prodotti, che assorbe il 40% delle importazioni mondiali.

PRODUZIONE TOTALE DELLA PESCA IN EUROPA

Negli ultimi anni la produzione mondiale della pesca e dell’acquacoltura è in costante aumento, e nel 2010 ha raggiunto i 148,5 milioni di tonnellate. Il livello di produzione dell’UE si è gradualmente ridotto e si attesta ora a 6,2 milioni di tonnellate. Nel 2010 rappresentava circa il 4,2% della produzione mondiale rispetto al 7% dell’inizio degli anni ’90. Nell’UE i produttori principali sono la Spagna (16% del volume di produzione totale dell’UE nel 2010), la Danimarca (13,9%), il Regno Unito (13,1 %) e la Francia (10,6%).

CATTURE

Su scala mondiale, il livello delle catture è rimasto stabile e si e attestato a circa 88,6 milioni di tonnellate. Le catture totali dell’UE sono diminuite a 4,9 milioni di tonnellate, ovvero al 5,6% del volume totale. La maggior parte delle catture dell’UE (71,8%) proviene dall’Atlantico nord- orientale. In termini di volume, la maggior parte delle catture si registra in Danimarca (17% del totale dell’UE), in Spagna (15%), nel Regno Unito (12%) e in Francia (9%), che insieme effettuano poco più della metà di tutte le catture dell’UE. Tuttavia, la proporzione della produzione utilizzata a livello industriale, principalmente per la produzione di farina di pesce, è più alta in Danimarca che in Spagna, Regno Unito o Francia, dove la maggior parte della produzione è destinata al consumo umano. Tale situazione si riflette nel valore delle catture: il valore unitario degli sbarchi in Danimarca è inferiore rispetto a quello negli altri paesi leader. Infine, le principali specie in termini di volume delle catture sono le sardine, lo spratto e l’aringa.

ACQUACOLTURA
La produzione acquicola mondiale ha continuato a crescere e nel 2010 ha raggiunto la cifra record di 60 milioni di tonnellate (escluse le piante acquatiche e i prodotti non alimentari). La produzione dell’acquacoltura nell’UE è rimasta relativamente stabile, oscillando tra 1,2 e 1,4 tonnellate nel periodo dal 1995 al 2010. Nel 2010 la produzione è stata di 1,2 milioni di tonnellate, il che rappresenta il 2,1% del volume totale della produzione mondiale. Tra gli Stati membri, i principali produttori acquicoli sono la Spagna (20%), la Francia (17%), il Regno Unito (16%) e l’Italia (12%), nei quali nel 2010 si concentravano circa i due terzi della produzione acquicola totale in termini di volume. In termini di valore della produzione, tuttavia, è la Francia a collocarsi al primo posto (21%), seguita dal Regno Unito (19%) e dalla Spagna(12%).
L’acquacoltura è incentrata prevalentemente su 4 specie: mitili, trote, salmoni e ostriche. Nel 2010 la produzione ittica ha rappresentato la metà del volume totale e il 70% del valore, mentre i molluschi e i crostacei hanno rappresentato rispettivamente il 50% e il 30%. I molluschi bivalvi (mitili, ostriche e vongole) predominano in Spagna, Francia e Italia, ma le specie variano da uno Stato all’altro. Nel Regno Unito si alleva principalmente salmone.

FLOTTA
Le dimensioni della flotta da pesca dell’Unione sono in diminuzione da due decenni a un ritmo piuttosto costante. Tra il 2007 e il 2011 il numero di pescherecci della flotta dell’UE si è ridotto del 7,6%, passando da 90 043 a 83 014 unità.
Nel 2011 la Grecia possedeva il 21% dei pescherecci, seguita da Italia (16%), Spagna (13%) e Portogallo (10%). Questi quattro paesi, più la Francia e il Regno Unito, detenevano il 76% della flotta da pesca dell’UE.
Alla Spagna corrisponde il 24% della stazza totale della flotta dell’UE, seguita da Regno Unito (12%), Italia (11%), Francia (10%) e Paesi Bassi (8%). Il 55% della stazza totale si trova negli Stati membri dell’Europa meridionale, che detengono tuttavia il 66% dei pescherecci, poiché in tali paesi prevalgono le imbarcazioni di dimensioni più piccole.
Ad eccezione del Belgio e dei Paesi Bassi, dove predominano i pescherecci di grandi dimensioni,tutte le flotte degli Stati membri sono prevalentemente costituite da pescherecci di lunghezza inferiore ai 12 metri, a dimostrazione dell’importanza della pesca costiera.

COMMERCIO ESTERO

Un pescatore raccoglie le sardine dalla rete

Un pescatore raccoglie le sardine dalla rete

L’Unione europea è un importatore netto di prodotti della pesca, con un saldo negativo della bilancia commerciale che nel 2010 aveva raggiunto i 3,59 milioni di tonnellate, per un valore di 13 miliardi 780 milioni di euro. Nel 2010 l’Unione ha importato 5 336 189 tonnellate per un valore di 16 miliardi 560 milioni di euro. Nello stesso anno l’Unione ha esportato 1 739 074 tonnellate per un valore di 2 miliardi 770 milioni di euro.
L’UE è il più grande mercato unico per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura d’importazione, pari al 40% del totale delle importazioni mondiali nel 2010. Escludendo il commercio all’interno dell’Unione, le importazioni dell’UE hanno rappresentato il 26% del totale mondiale. I principali fornitori dell’UE sono la Norvegia (22% delle importazioni), la Cina (9%) e l’Islanda (6%), mentre i suoi principali clienti sono gli Stati Uniti (11% delle esportazioni), la Svizzera (9%), la Russia, la Norvegia e la Cina (8% ciascuno), nonché il Giappone (7%). Per quanto riguarda gli scambi complessivi – sia all’interno dell’Unione che con paesi terzi –, la Spagna, la Francia e l’Italia sono gli Stati membri che si collocano ai primi posti in termini d’importazioni, mentre la Danimarca, i Paesi Bassi e la Spagna sono quelli che esportano maggiormente.
OCCUPAZIONE
PescatoriIl settore della pesca ha creato 139 023 posti di lavoro nel 2009 (espressi in equivalenti a tempo pieno). Alla Spagna corrisponde il 26% del totale, seguita dall’Italia (18%), dalla Grecia (17%), dal Portogallo (13%) e dalla Francia (9%). Circa l’82% dell’occupazione nel settore della pesca dell’UE si concentra in questi paesi. L’occupazione nell’acquacoltura ha creato 31 193 posti di lavoro a tempo pieno nel 2009. Il numero di addetti più elevato si registrava in Spagna (20%), seguita da Regno Unito (19%), Grecia (19%), Francia (12%) e Romania (8%), paesi nei quali si concentrava il 78% di tutti imposti di lavoro nel settore dell’acquacoltura dell’UE. Nel 2009 il settore della trasformazione contava 120 388 addetti nel 2009, due terzi dei quali distribuiti tra il Regno Unito (16%), la Spagna (16%), la Polonia (14%), la Francia (12%) e laGermania (7%).
CONSUMO DEI PRODOTTI DELLA PESCA
Il consumo medio di prodotti della pesca nell’UE è di circa 23,3 kg a persona all’anno, rispetto a una media mondiale di 17,8 kg a persona all’anno (dati del 2007). Il consumo varia da 4,6 kg a persona all’anno in Bulgaria a 61,6 kg a persona all’anno in Portogallo.

Videoreportage sullo stato della pesca nel Nord Adriatico, alla luce delle recenti normative dell’Unione Europea.

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