Adattamenti e Fisiologia Marina

Passera europea in Finlandia: un pesce marino che si riproduce in acqua dolce.

Un pesce di mare che nasce, cresce e si riproduce senza mai vedere il mare. È quanto emerge da uno studio internazionale condotto nel lago Pulmanki, nella Finlandia settentrionale, dove una popolazione di passera europea (Platichthys flesus) sembra aver completato il proprio ciclo vitale interamente in acqua dolce. La ricerca, pubblicata il 22 settembre 2026 sulla rivista Evolution, riguarda un interrogativo aperto da oltre cinquant’anni.

2 fonti citate
In questo articolo · 8 sezioni
  1. Un fiordo artico diventato lago
  2. Perché la riproduzione è il vero ostacolo
  3. Otoliti e genoma: i due strumenti dello studio
  4. Un adattamento complesso, non un singolo gene
  5. Il precedente del Baltico
  6. Che cosa non dice lo studio
  7. Perché è una notizia importante
  8. Fonti
platichthys flesus

Un fiordo artico diventato lago

Il Pulmanki è un antico fiordo dell’Oceano Artico, trasformato in un bacino d’acqua dolce dopo l’ultima glaciazione. Oggi comunica con il Mare di Barents attraverso un tratto fluviale lungo circa 60 chilometri. La presenza di passere nel lago è documentata fin dagli anni Settanta, ma nessuno era riuscito a stabilire con certezza come questi pesci utilizzassero l’ambiente lacustre.

Le ipotesi erano due: gli animali risalivano il fiume per alimentarsi nel lago e tornavano in mare per riprodursi, come accade normalmente alla specie, oppure avevano sviluppato la capacità di chiudere l’intero ciclo biologico in acqua dolce.

Perché la riproduzione è il vero ostacolo

flet européen sur fond marin ensoleillé

La passera europea è un pesce prevalentemente marino, ma eurialino: tollera ampie variazioni di salinità e può risalire estuari e fiumi per nutrirsi. Che un adulto sopravviva in acqua dolce, quindi, non sorprende. Il problema è la riproduzione. Nei pesci la salinità influenza la capacità degli spermatozoi di diventare mobili e il modo in cui le uova si sviluppano e restano sospese in acqua.

«È una scoperta sorprendente perché la riproduzione presenta difficoltà che vanno oltre la semplice capacità di un pesce adulto di tollerare l’acqua dolce», ha spiegato Paolo Momigliano, professore associato dell’Università della Tuscia.

Otoliti e genoma: i due strumenti dello studio

Il gruppo di ricerca, che coinvolge l’Università di Helsinki, l’Università della Tuscia, l’Università di Hong Kong e studiosi di Australia e Portogallo, ha combinato due approcci complementari.

  • Analisi chimica degli otoliti. Sono piccole strutture mineralizzate dell’orecchio interno, legate a equilibrio e percezione del movimento. Durante la crescita incorporano gli elementi chimici presenti nell’acqua, e la loro composizione permette di ricostruire i periodi trascorsi in ambiente marino, salmastro o dolce.
  • Resequenziamento dell’intero genoma. I ricercatori hanno confrontato la variabilità genetica delle passere del lago con quella di individui provenienti da alcune località marine, cercando associazioni tra uso dell’ambiente e regioni specifiche del genoma.

Il risultato indica che almeno una parte delle passere del Pulmanki nasce, cresce e si riproduce senza attraversare ambienti marini. È la prima dimostrazione di questo tipo per la specie.

Un adattamento complesso, non un singolo gene

passera

Dal confronto genetico emerge che la capacità di riprodursi in acqua dolce potrebbe dipendere da una base genetica complessa, con varianti distribuite su diversi cromosomi. Non c’è, quindi, un unico cambiamento responsabile della transizione, ma un insieme di differenze che potrebbe contribuire all’adattamento riproduttivo. Come ha osservato Juha Merilä, dell’Università di Hong Kong, la domanda successiva è come queste passere riescano a riprodursi con successo in condizioni che lo impediscono alla specie nel resto del suo areale.

Il precedente del Baltico

La passera ha già mostrato in passato una notevole plasticità riproduttiva. Nel Mar Baltico, dove la salinità è molto bassa, convivono due modalità di deposizione: uova pelagiche al largo e uova demersali lungo la costa. Quest’ultimo comportamento è stato osservato soltanto nel Baltico e ha portato, nel 2018, alla descrizione di una nuova specie, Platichthys solemdali, distinta da P. flesus per morfologia delle uova, fisiologia di uova e spermatozoi e dati genomici. Anche in quel caso ha collaborato Paolo Momigliano, oggi tra gli autori dello studio sul Pulmanki.

Il caso finlandese si inserisce quindi in una linea di ricerca già consolidata: capire come un pesce marino possa adattare la propria biologia riproduttiva a condizioni di salinità molto diverse da quelle d’origine.

Che cosa non dice lo studio

Come sempre, conviene distinguere i dati dalle suggestioni.

  • Il risultato riguarda almeno una parte della popolazione del lago, non l’intera specie e nemmeno necessariamente tutti gli individui del Pulmanki.
  • La base genetica indicata è un quadro suggestivo, non una spiegazione meccanicistica completa.
  • La ricerca non dimostra che le passere del lago siano già una specie distinta. Le transizioni tra mare e acqua dolce possono favorire l’isolamento riproduttivo, e per questo la popolazione è un sistema naturale interessante per studiare uno dei possibili percorsi della speciazione, ma nulla di più.

Perché è una notizia importante

Lo studio risolve una questione rimasta aperta dagli anni Settanta e amplia le conoscenze sulla flessibilità ecologica e riproduttiva di Platichthys flesus. Offre inoltre un laboratorio naturale per indagare i cambiamenti genetici che permettono agli organismi acquatici di colonizzare ambienti con salinità diversa, un tema sempre più rilevante in un’epoca di rapidi cambiamenti ambientali.

Fonti

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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