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La corvina che canta di notte: rumore delle barche e comunicazione nei pesci | Il Giornale dei Marinai
Biologia Marina · Inquinamento acustico

Il pesce che tamburella
per farsi sentire

La corvina comunica facendo vibrare la propria vescica natatoria come un tamburo, soprattutto di notte, in stagione riproduttiva. A Venezia il rumore del traffico nautico si sovrappone esattamente alle frequenze che usa per farsi sentire — e i ricercatori hanno registrato tutto con un idrofono.

Sciaena umbra Sciaenidae Inquinamento acustico Laguna di Venezia

Come fa un pesce a produrre un suono

La famiglia degli Sciaenidi — in italiano genericamente “pesci tamburo”, rappresentata nel Mediterraneo da cinque specie tra cui l’ombrina, lo sciaenide reale e la corvina — deve il proprio nome proprio alla capacità di produrre suoni. Il meccanismo è meccanico, non vocale nel senso in cui lo intendiamo per un mammifero: muscoli sonori specializzati, attaccati alla parete della vescica natatoria, si contraggono rapidamente e ripetutamente, facendo vibrare la vescica come la pelle di un tamburo e producendo impulsi sonori che si propagano nell’acqua.

La specie meglio studiata nel Mediterraneo è la corvina (Sciaena umbra), un pesce costiero, sedentario e prevalentemente notturno che vive tra scogliere, grotte sommerse e relitti. Durante la stagione riproduttiva — nel Mediterraneo, tipicamente tra la tarda primavera e l’estate — i maschi diventano estremamente vocali, soprattutto nelle ore serali e notturne, producendo sequenze di impulsi che i ricercatori descrivono come richiami territoriali e di corteggiamento, in un intervallo di frequenza che si aggira tra i 100 e i 3.150 Hz.

Un idrofono nella laguna di Venezia

Un gruppo di ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, guidato da Marta Picciulin e colleghi, ha condotto negli ultimi quindici anni una delle campagne di monitoraggio acustico passivo più dettagliate mai realizzate su questa specie, posizionando idrofoni in diversi punti della laguna di Venezia e delle sue bocche di porto. I risultati hanno permesso di usare i richiami della corvina come uno strumento di censimento non invasivo: dove i ricercatori registravano i caratteristici impulsi ritmati, la specie era presente; dove il silenzio persisteva, la specie risultava assente, anche in habitat apparentemente adatti.

Il monitoraggio acustico della corvina, in breve

Dove
bocche di porto e litorale della laguna di Venezia, Mare Adriatico settentrionale
Metodo
idrofoni posizionati in punti fissi, registrazioni durante il picco di attività vocale serale/notturna
Risultato chiave
presenza/assenza della specie rilevata acusticamente, senza cattura né osservazione visiva
Uso pratico
la corvina è oggi usata come specie-indicatore per la salute dell’intera comunità ittica costiera

Uno degli aspetti più interessanti del monitoraggio lagunare è stato scoprire dove la corvina è assente: nella parte interna e più urbanizzata della laguna, quella con il traffico di imbarcazioni pubbliche, commerciali e turistiche più intenso, i ricercatori non hanno mai registrato i suoi richiami — mentre la specie era regolarmente presente nelle bocche di porto più esterne e su un reef artificiale roccioso.

Idrofono per il monitoraggio acustico passivo
Un idrofono posizionato in punti fissi ha permesso di censire la presenza della corvina senza cattura né osservazione diretta.

Più rumore, non meno canto

Una campagna di rilevamento condotta nell’estate 2019 in punti di ascolto distribuiti nelle bocche di porto veneziane ha misurato livelli di rumore subacqueo particolarmente elevati — tra 107 e 137 dB re 1 μPa nella banda 50-20.000 Hz — con un picco di intensità proprio nella fascia di frequenza (100-3.150 Hz) che corrisponde alla sensibilità uditiva della specie, il risultato diretto dell’intenso traffico di mezzi pubblici, imbarcazioni commerciali e navi da crociera che attraversano quei canali.

Il dato che ha sorpreso i ricercatori è che la corvina non ha smesso di vocalizzare nelle aree più rumorose — anzi, lo studio ha registrato un tasso di vocalizzazione significativamente più alto proprio nelle zone a maggiore traffico nautico diurno, un pattern che i ricercatori hanno interpretato non come segno che il rumore non abbia effetto, ma come un possibile tentativo della specie di compensare il disturbo acustico intensificando lo sforzo di comunicazione — una strategia nota in altri animali esposti a rumore cronico, ma che comporta comunque un costo energetico aggiuntivo per l’animale, e non garantisce che il segnale arrivi comunque a destinazione attraverso il rumore di fondo.

100–3.150 Hz
gamma di frequenza usata dalla corvina per comunicare
107–137 dB
livello di rumore subacqueo misurato nelle bocche di porto veneziane
15+
anni di monitoraggio acustico continuativo nella laguna di Venezia
Traffico nautico nella laguna di Venezia
Il traffico nautico intenso nelle bocche di porto veneziane genera rumore proprio nella banda di frequenza usata dalla corvina per comunicare.

Una specie sedentaria, quindi particolarmente esposta

La corvina è classificata come specie vulnerabile e protetta in diversi paesi del Mediterraneo, Italia inclusa, con divieti di cattura in varie aree marine protette. La sua biologia la rende particolarmente sensibile proprio al tipo di disturbo documentato a Venezia: è una specie sedentaria e territoriale, che tende a restare legata per anni allo stesso tratto di costa, e si riproduce comunicando con suoni a bassa frequenza in un ambiente dove il rumore antropico — motori, sonar, lavori portuali — occupa esattamente la stessa banda di frequenza usata dalla specie per attrarre un partner o difendere un territorio.

Il monitoraggio acustico passivo, lo stesso approccio raccontato anche nel nostro articolo sul monitoraggio dei cetacei, si sta affermando come strumento chiave per la gestione di queste aree: non richiede la cattura né il disturbo diretto dell’animale, permette di seguire una popolazione nel tempo con continuità, e — come dimostrato a Venezia — può rivelare l’impatto reale del rumore antropico su una specie molto prima che quell’impatto si traduca in un calo misurabile della popolazione.

FAQ — Il richiamo della corvina e l’inquinamento acustico

Come fa un pesce a produrre un suono senza corde vocali?

Gli Sciaenidi, come la corvina, hanno muscoli sonori specializzati attaccati alla parete della vescica natatoria. Contraendosi rapidamente e ripetutamente, questi muscoli fanno vibrare la vescica come la pelle di un tamburo, producendo impulsi sonori che si propagano nell’acqua — un meccanismo meccanico, non vocale.

Perché la corvina “canta” soprattutto di notte?

La corvina è una specie prevalentemente notturna, e la sua attività vocale raggiunge il picco nelle ore serali e notturne durante la stagione riproduttiva, quando i maschi producono richiami territoriali e di corteggiamento.

Il rumore delle barche danneggia davvero la comunicazione dei pesci?

Uno studio nella laguna di Venezia ha misurato un forte inquinamento acustico proprio nella banda di frequenza usata dalla corvina per comunicare, causato dal traffico nautico. Nelle aree più rumorose i pesci hanno mostrato un tasso di vocalizzazione più alto, non più basso — un possibile tentativo di compensare il disturbo che però comporta un costo energetico aggiuntivo, senza garantire che il segnale arrivi comunque a destinazione.

Si può censire una popolazione di pesci solo ascoltandola?

Sì: il monitoraggio acustico passivo con idrofoni ha permesso ai ricercatori di stabilire la presenza o l’assenza della corvina in diversi punti della laguna di Venezia senza bisogno di catturare o osservare visivamente gli animali, usando i suoi caratteristici richiami come indicatore diretto.

La corvina è una specie protetta in Italia?

Sì, è classificata come specie vulnerabile con divieti di cattura in diverse aree marine protette del Mediterraneo, anche a causa della sua natura sedentaria e territoriale, che la rende particolarmente esposta a disturbi localizzati e prolungati come l’inquinamento acustico costiero.

Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico Il Giornale dei Marinai · Responsabile Scientifico Oceanis
  1. Bonacito, C., Costantini, M., Picciulin, M., Ferrero, E.A., Hawkins, A.D. — “Passive hydrophone census of Sciaena umbra (Sciaenidae) in the Gulf of Trieste (Northern Adriatic Sea, Italy).”
  2. Bolgan, M. et al. (2016) — “Is the Venice Lagoon Noisy? First Passive Listening Monitoring of the Venice Lagoon: Possible Effects on the Typical Fish Community.” In: Effects of Noise on Aquatic Life II, Springer.
  3. Codarin, A., Wysocki, L.E., Ladich, F., Picciulin, M. (2009) — “Effects of ambient and boat noise on hearing and communication in three fish species living in a marine protected area (Miramare, Italy).” Marine Pollution Bulletin, 58(12), 1880–1887.
  4. Picciulin, M. et al. (2013) — “Passive acoustic monitoring of Sciaena umbra on rocky habitats in the Venetian littoral zone.” Fisheries Research, 145, 76–81.
  5. Picciulin, M. et al. (2020) — “Sound features and vocal rhythms as a proxy for locating the spawning ground of Sciaena umbra in the wild.” Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems, 30(7), 1299–1312.
  6. Bolgan, M. et al. (2021) — “It Is Not Just a Matter of Noise: Sciaena umbra Vocalizes More in the Busiest Areas of the Venice Tidal Inlets.” Journal of Marine Science and Engineering, 9(2), 237.
© 2026 Il Giornale dei Marinai · Direttore Scientifico: Marcello Guadagnino