Sostenibilità

Lo sgombro europeo in crisi: un segnale d’allarme

Nel silenzio delle acque del Nord Atlantico, si consuma una crisi che riguarda tutta l’Europa: il crollo delle popolazioni di sgombro, uno dei pilastri della pesca e della vita marina.In appena dieci anni, gli stock si sono più che dimezzati. Il Marine Stewardship Council (MSC) parla di un passaggio da 7,26 milioni di tonnellate nel 2015 a meno di 3 milioni nel 2024.Dietro questi numeri si nasconde molto più di una questione economica: la sopravvivenza stessa degli ecosistemi marini europei.

In questo articolo · 5 sezioni
  1. Un pesce che tiene in vita l’oceano
  2. Quota dopo quota, il mare si svuota
  3. Grandi navi, piccoli mari
  4. Una nuova rotta per l’Europa blu
  5. Il mare come futuro comune
Lo sgombro europeo in crisi: un segnale d’allarme

Un pesce che tiene in vita l’oceano

Lo sgombro europeo in crisi: un segnale d’allarme

Lo sgombro non è un pesce qualunque.
È una specie “chiave”, alla base di un equilibrio delicato: nutre tonni, merluzzi, mammiferi marini e uccelli.
“Quando una specie così scompare, non muore solo un mercato, ma un intero sistema“.
Eppure, la gestione della pesca europea continua a ragionare per compartimenti stagni, ignorando le connessioni tra specie e catene alimentari.

Quota dopo quota, il mare si svuota

Ogni anno i Paesi dell’UE e i vicini nordici negoziano le quote di pesca.
Ma con lo spostamento verso Nord delle popolazioni di sgombro — dovuto al riscaldamento delle acque — Islanda, Norvegia e Isole Fær Øer rivendicano oggi una fetta più ampia del bottino.
Il problema è che l’insieme delle quote nazionali supera di gran lunga i limiti raccomandati dagli scienziati.
Secondo l’MSC, oltre 6 milioni di tonnellate di sgombro sono state pescate in eccesso negli ultimi anni: un’emorragia ecologica che l’Europa non può più ignorare.

AnnoStock stimato (milioni di tonnellate)Variazione rispetto al 2015
20157,26—
20176,20−15 %
20195,10−30 %
20214,20−42 %
20233,30−55 %
20242,8061 %
Andamento dello stock di sgombro nel Nord-Est Atlantico tra il 2015 e il 2024: una diminuzione del 61% in meno di dieci anni (fonte: MSC).

Grandi navi, piccoli mari

Lo sgombro europeo in crisi: un segnale d’allarme

Dietro la crisi biologica si nasconde anche una crisi sociale.
Le politiche europee sulla pesca hanno favorito le randi navi da strascici, spesso armati da grandi compagnie transnazionali.
Questi colossi catturano in pochi giorni ciò che decine di piccoli pescherecci costieri impiegano mesi a ottenere.
L’associazione Bloom denuncia da anni questa concentrazione del profitto: «La ricchezza del mare è finita nelle mani di pochi, mentre i pescatori costieri perdono spazio, lavoro e voce».

Una nuova rotta per l’Europa blu

Le soluzioni ci sono, e parlano di equità e lungimiranza.
Associazioni ambientali e ricercatori propongono che i futuri tagli dei contingenti siano applicati in modo proporzionato, proteggendo la piccola pesca costiera e colpendo di più le grandi flotte industriali.
Un criterio semplice ma rivoluzionario: chi rispetta il mare, deve poterci vivere dignitosamente.

Per Didier Gascuel, la sfida è chiara:

“La sostenibilità non può essere solo ecologica.
Deve essere anche sociale.
Un piccolo peschereccio crea più valore per il territorio di qualunque nave-fabbrica.”

Il mare come futuro comune

Il destino dello sgombro è lo specchio del futuro dei nostri mari.
Non è solo un problema di specie, ma di modello: un’economia che consuma più di quanto il mare possa offrire non ha futuro.
Se l’Europa vuole davvero un’economia blu, deve ripartire dall’equilibrio: meno sfruttamento, più giustizia, più rispetto per la vita marina.

Perché, come ricordano i marinai di tutti i porti d’Europa,

“il mare non appartiene a chi lo prende di più, ma a chi lo lascia vivere.”

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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