Le imbarcazioni egizie e le soutiles naves

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Le navi egizie sono certamente le prime imbarcazioni di cui si dispone una raffigurazione attendibile.

Indiscutibilmente dovevano essere già utilizzate imbarcazioni più semplici e più antiche di cui non sono rimaste tracce archeologiche. Nell’Egitto predinastico si hanno le prime raffigurazioni schematiche di imbarcazioni mediterranee ma che ci dicono poco sulle caratteristiche tecniche delle navi; nell’Antico Regno le rappresentazioni diventano molto realistiche e puntuali; per il Medio regno anche se il numero di raffigurazioni è maggiore l’approssimazione e la mancanza dei particolari non offrono elementi utili per la conoscenza della navigazione egizia, e si deve aspettare il Nuovo Regno per ritrovare la qualità dei tempi di Cheope. Si tratta di imbarcazioni inizialmente costruite con fasci di papiro legati con cavi e corde anche essi di papiro. Erano imbarcazioni di piccole dimensioni sfruttate per la navigazione fluviale e sprovviste di chiglia.

La costruzione delle imbarcazioni egizie

Successivamente si adottarono nuovi metodi costruttivi che dovevano soddisfare la richiesta di imbarcazioni più grandi per il trasporto di grosse quantità di merci sul Nilo che un aumento demografico richiedeva. La tecnica costruttiva arcaica, probabilmente di origini orientali, costituisce un miglioramento notevole dell’evoluzione delle costruzioni navali. In Egitto si registrava una mancanza di materia prima per la costruzione delle imbarcazione e si importò il legno dal Libano cosa che diede maggiore impulso allo sviluppo navale e che è dimostrato dalla nave di Cheope del 2577 a. C.

Le navi costruite con il legno libanese venivano chiamate Kebenti, ossia navi di Biblo, città fenicia sulla costa del Libano, quelle costruite con materiale egizio, ossia l’acacia, il sicomoro, e il papiro avevano altri nomi (depet) cosa che veniva sottolineata anche nella scrittura geroglifica.
La tecnica di costruzione delle zattere (Ratis) con l’uso di legature trasversali e perpendicolari e l’aggiunta di sponde portò alla definizione della tecnica costruttiva arcaica detta sutiles naves cioè a scafi cuciti. Le parti del fasciame che costituivano il fondo dello  scafo dell’imbarcazione erano cuciti tra di esse con cuciture trasversali e unite testa a testa senza incastri con una conseguente mancanza di unità strutturale; le tavole delle fiancate, per evitare lo scivolamento tra le assi, venivano sagomate, si creavano forme complementari tra le tavole del fasciame per dare solidità e unità strutturale all’imbarcazione.
Inoltre tramite l’uso di cavicchi e biette inserite trasversalmente alle tavole si bloccavano ulteriormente le assi tra loro. Le assi venivano sagomate  in modo da intagliare la successiva in accordo alla precedente con lo scopo di evitare lo scivolamento, cosa che le legature per quanto efficienti non davano assicurazioni in questo senso. La nave di Cheope ci mostra tutti i dettagli di questa tecnica costruttiva e ci informa dell’uso di tavole corte pur disponendo di tavole piuttosto lunghe.

Navi di Hatshepsut (1470 a.C.) in partenza per Punt

Nella nave egizia raffigurata nei  rilievi della tomba di  Hatscepsut  ( 1500 a. C.) si possono notare invece delle raffinate soluzioni tecniche come i bagli sporgenti, che trattandosi di navi a guscio portante evitavano il collasso dello scafo su se stesso, la presenza di cavi di tensione e legature  che serravano il guscio dello scafo per dargli robustezza.  Questa nave fu costruita con una chiglia stretta e poppa e prua molto alta sopra l’acqua con una lunghezza di 70 piedi. Le imbarcazioni egizie da trasporto erano anche di notevoli dimensioni se potevano trasportare gli enormi blocchi di pietra usati per la costruzione delle piramidi; erano  azionate da vele quadre, invece, le navi da parata sfruttavano la forza dei rematori che con pagaie di sicomoro potevano remare inginocchiati o in piedi come è illustrato in un bassorilievo della V dinastia.

 

Di Giancarlo GUADAGNINO

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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