? “Lasiognathus dinema il mostro che pesca nel buio”

Negli abissi più oscuri dell’oceano, dove la luce solare non penetra e la pressione schiaccia ogni forma di vita superficiale, vive uno dei pesci più inquietanti e affascinanti del pianeta: Lasiognathus dinema. Questo predatore abissale non solo è rarissimo, ma possiede un’arma evolutiva sorprendente: una “esca vivente” che imita un piccolo cefalopode e risplende nel buio per attirare le sue prede.


Classificazione scientifica

  • Famiglia: Thaumatichthyidae
  • Ordine: Lophiiformes
  • Habitat: zone mesopelagiche e batipelagiche, tra i 1.200 e 2.500 metri di profondità
  • Distribuzione: Oceani Atlantico e Pacifico, ma documentazioni estremamente rare

Anatomia dell’inganno

La caratteristica più straordinaria del Lasiognathus dinema è il suo illicium, un’estensione della colonna vertebrale modificata in una struttura simile a una canna da pesca. Ma ciò che lo distingue da altri pesci abissali come il Chiasmodon o il Melanocetus è la forma dell’esca:

  • il tentacolo terminale (esca o esca cefalopode) ha due filamenti mobili e termina con fotofori che emettono luce.
  • La luce è prodotta da batteri simbionti o reazioni biochimiche endogene (ancora non del tutto chiarito).

Il risultato? Un’esca che si muove e pulsa come un piccolo calamaro fluorescente, ingannando pesci e crostacei curiosi che si avvicinano troppo… e vengono risucchiati dalla bocca sproporzionata del predatore.


Predazione e comportamento

  • È un predatore immobile, che caccia con l’inganno, sfruttando la luce per rompere il buio abissale.
  • I denti, appuntiti e rivolti all’indietro, impediscono la fuga della preda.
  • Le femmine sono molto più grandi dei maschi, e sono le uniche ad essere state osservate: i maschi probabilmente vivono come parassiti o non sono stati ancora identificati.

Una rarità della scienza

Lasiognathus dinema è stato fotografato vivo per la prima volta nel 2015, al largo delle isole Hawaii, da un veicolo ROV. Prima di allora, era noto solo da esemplari conservati, spesso in cattivo stato, raccolti da reti a strascico in acque profonde.


Curiosità

  • Il nome “Lasiognathus” significa “mandibola pelosa”, in riferimento ai filamenti della mascella inferiore.
  • Alcuni esemplari sembrano possedere forme leggermente diverse di esche, suggerendo un possibile mimetismo adattativo.
  • La loro esistenza sfida i limiti della biologia digestiva e sensoriale, come nel caso del Chiasmodon niger, con cui potrebbe formare una “rubrica” abissale.

Fonti e letture consigliate:

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Autore

Marcello Guadagnino

marcelloguadagnino@gmail.com

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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