Un dibattito che interessa chi vive il mare
Gli attacchi di squali restano rari, ma ogni episodio colpisce l’opinione pubblica e alimenta timori tra chi naviga o lavora in mare. Alcuni scienziati avanzano oggi un’ipotesi controversa: non sarebbe la specie nel suo complesso a rappresentare un pericolo, ma alcuni individui ben precisi, capaci di ripetere più aggressioni.
Squali “recidivi”: il caso dei Caraibi
Il biologo marino Eric Clua, dell’École Pratique des Hautes Études di Parigi, sostiene che alcuni squali, soprattutto giovani e audaci, possano imparare a considerare l’uomo come una possibile preda.
Le sue ricerche nelle isole caraibiche di Saint-Martin e Saint-Kitts-et-Nevis hanno rivelato, tramite analisi di DNA prelevato dalle vittime, che un unico squalo tigre di tre metri sarebbe stato responsabile di due attacchi avvenuti nel 2020. Una terza aggressione registrata nel 2024 potrebbe confermare questo scenario.
Clua propone un approccio “medico-legale”: individuare e catturare lo specifico esemplare coinvolto, evitando così i massacri indiscriminati come quello verificatosi a La Réunion, dove tra il 2011 e il 2013 furono abbattuti oltre 500 squali senza risultati concreti.





Una teoria che divide
Non tutti gli studiosi condividono questa visione. Alcuni temono che parlare di “squali problematici” rafforzi un’immagine da mostro, simile a quella diffusa dal cinema.
Per la biologa Toby Daly-Engel, dell’Istituto di Tecnologia della Florida, le prove genetiche sono solide, ma i comportamenti ripetuti sarebbero rarissimi: “Gli squali sono opportunisti, mangiano di tutto, persino pneumatici”.
Altri, come David Shiffman di Washington, ritengono la caccia al singolo individuo del tutto irrealistica, mentre Catherine Macdonald dell’Università di Miami invita a investire piuttosto in sistemi di prevenzione e sorveglianza delle spiagge.
Tra sicurezza e conservazione
Dietro la figura dello “squalo colpevole” emerge una domanda più grande: come garantire la sicurezza dei marinai, dei nuotatori e dei pescatori, senza compromettere la sopravvivenza di predatori marini già minacciati?
Il dibattito resta aperto, ma una cosa è certa: conoscere meglio gli squali è fondamentale per convivere con loro, evitando paure ingiustificate e allo stesso tempo riducendo i rischi per chi vive il mare ogni giorno.

