Notizie sulle specie aliene in Mediterraneo

Chi mangia il granchio blu? I predatori del Mediterraneo che possono fermarlo (e i loro limiti)

Il granchio blu è arrivato nel Mediterraneo senza i suoi nemici naturali. Ma qualcuno, nei nostri mari, ha iniziato a mangiarlo. Il polpo è il candidato più forte, e in Adriatico lo stiamo già liberando in mare. Gli studi degli ultimi due anni però dicono due cose: funziona meglio di quanto si pensasse, e da solo non basterà.

7 fonti citate
In questo articolo · 8 sezioni
  1. Il polpo comune: il predatore più efficace
  2. La tartaruga Caretta: mangia di più, ma è troppo rara
  3. Spigole, ghiozzi e gli altri pesci
  4. Il predatore più efficiente è il granchio blu stesso
  5. Perché il polpo da solo non basterà
  6. Cosa dice la scienza sulla strategia giusta
  7. Domande frequenti
  8. Fonti
Comment cuisiner le crabe bleu (Callinectes sapidus)

Quando una specie arriva in un ambiente nuovo, uno dei motivi del suo successo è semplice: ha lasciato a casa i predatori. Il granchio blu (Callinectes sapidus) è arrivato dall’Atlantico occidentale con le acque di zavorra delle navi. Nella baia di Chesapeake, dove è nativo, lo mangiano pesci, uccelli, tartarughe e soprattutto altri granchi blu. Nel Mediterraneo all’inizio non lo mangiava quasi nessuno.

Questo sta cambiando. Dal 2024 diversi gruppi di ricerca, in Italia e in Spagna, hanno documentato chi ha cominciato a predarlo. Ecco cosa sappiamo, specie per specie.

Il polpo comune: il predatore più efficace

Polpo comune Octopus vulgaris, principale predatore nativo del granchio blu nel Mediterraneo
Il polpo comune (Octopus vulgaris).

Il polpo comune (Octopus vulgaris) mangia crostacei da sempre: granchi, gamberi, piccole aragoste. Non sorprende che abbia aggiunto il granchio blu al menù. Sorprende di più la rapidità con cui è successo.

Le prime prove in natura: Sicilia e Spagna

Una delle prime documentazioni italiane arriva dalla Riserva Naturale di Vendicari, nel sud-est della Sicilia. Lo studio è stato pubblicato nel 2024 sulla rivista Diversity da Francesco Tiralongo (Università di Catania) e colleghi, tra cui Alberto Felici. Il gruppo ha unito osservazioni sul campo, campionamenti e interviste ai pescatori locali. Il lavoro ha documentato con fotografie polpi che predano il granchio blu, e gli autori lo leggono come un possibile adattamento del polpo all’abbondanza della nuova preda. Lo stesso studio ha registrato per la prima volta nella riserva il gambero marrone atlantico (Penaeus aztecus), un altro invasore, che il granchio blu ha cominciato a mangiare.

Nel 2025 un gruppo spagnolo ha pubblicato su Ecology and Evolution le prime osservazioni in natura di polpi che catturano granchi blu adulti. Gli episodi sono tre: due lungo la costa di Valencia e uno alle Baleari. In uno dei casi un pescatore in apnea ha trovato un polpo con due femmine adulte di granchio blu sotto la corona delle braccia. I ricercatori hanno trovato resti di granchio blu anche davanti alle tane dei polpi, segno che il comportamento potrebbe essere diffuso in tutto il Mediterraneo.

Tana di polpo con resti di conchiglie e crostacei
I resti di prede davanti alla tana tradiscono la dieta del polpo: è così che in Spagna sono stati trovati i carapaci di granchio blu.

In acquario: quanto ne mangia un polpo

A dicembre 2025 un gruppo dell’Università Politecnica di Valencia e della Fundación Oceanogràfic ha pubblicato su Animals un esperimento controllato. I ricercatori hanno confrontato due predatori nativi: il polpo e la tartaruga marina Caretta. I risultati sul polpo sono interessanti:

  • non ha preferenze di taglia: attacca granchi piccoli e grandi, anche se i polpi più giovani se la cavano più in fretta con quelli piccoli;
  • mangia solo le parti molli, circa il 54% del peso del granchio, e scarta il carapace;
  • un polpo adulto arriva a consumare in media circa 450 grammi di granchio al giorno.

La conclusione degli autori è che il polpo, per efficienza e abbondanza, è il candidato più promettente come agente di controllo biologico naturale.

Octo-Blu: dall’esperimento al mare aperto

È su questa base che l’Università di Bologna ha lanciato Octo-Blu, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Il progetto alleva polpi in laboratorio e li rilascia lungo la costa romagnola. Nell’estate 2026 è previsto il rilascio di 100-150.000 piccoli polpi. Ne abbiamo parlato nell’articolo sui polpi che invadono l’Inghilterra, dove spieghiamo anche perché il caso inglese invita alla prudenza.

La tartaruga Caretta: mangia di più, ma è troppo rara

Il secondo predatore studiato è la tartaruga comune (Caretta caretta). Nell’Atlantico il granchio blu fa parte della sua dieta abituale. In Adriatico sono già stati trovati resti di granchio blu nei contenuti gastrointestinali di tartarughe, quindi l’incontro avviene anche nei nostri mari.

Nell’esperimento spagnolo la Caretta si è dimostrata una divoratrice ancora più grande del polpo. Ingoia il granchio intero, carapace compreso, e un adulto può consumarne oltre 800 grammi al giorno. Il problema è numerico. La Caretta è una specie protetta, molto meno abbondante del polpo nelle acque costiere basse, dove il granchio blu vive. Non si può contare su di lei per contenere l’invasione, ma la sua presenza è un motivo in più per proteggerla.

Spigole, ghiozzi e gli altri pesci

Le prove più interessanti sui pesci arrivano dalla Sacca di Goro, nel Delta del Po, uno dei luoghi più colpiti dall’invasione. Uno studio del 2025 pubblicato su Science of The Total Environment ha analizzato i dati di sbarco della piccola pesca locale. Ne è uscito un quadro drammatico:

  • la crescita esponenziale del granchio blu nella laguna è iniziata intorno al 2017;
  • gli sbarchi di granchio blu hanno raggiunto circa 200 tonnellate nel 2023;
  • i dati preliminari del 2024 indicano un calo di oltre l’80% nella produzione di vongole;
  • sono diminuiti anche passera, latterino, anguilla e il granchio verde nativo (Carcinus aestuarii).

C’è però un dato in controtendenza: due specie sono aumentate, la spigola (Dicentrarchus labrax) e il ghiozzo gò (Zosterisessor ophiocephalus). Gli autori ipotizzano che si stiano nutrendo dei giovani granchi blu, molto più vulnerabili degli adulti. È una correlazione e non una prova diretta, ma è coerente con quello che accade nell’areale d’origine, dove i pesci predano soprattutto i granchi piccoli.

La letteratura scientifica indica come possibili predatori anche altri animali presenti nel Mediterraneo: la mormora, lo squalo grigio (Carcharhinus plumbeus), i gabbiani e altri uccelli acquatici, il tursiope. Per nessuno di questi esistono però dati quantitativi sull’impatto nei nostri mari.

Il predatore più efficiente è il granchio blu stesso

Nell’areale d’origine il principale nemico di un granchio blu giovane è un granchio blu adulto. La specie è fortemente cannibale, e nelle popolazioni americane il cannibalismo è uno dei meccanismi che regolano naturalmente la densità. Nel Mediterraneo la situazione è paradossale: più i granchi sono numerosi, più si mangiano tra loro. Questo però non basta a far calare una popolazione che ha ancora enormi spazi da colonizzare.

Perché il polpo da solo non basterà

Polpo comune su fondale roccioso

Le ricerche degli ultimi due anni sono incoraggianti, ma mostrano anche tre limiti chiari.

1. Il polpo non vive dove il granchio è più dannoso. Il granchio blu fa i danni maggiori nelle lagune salmastre e sui fondali sabbiosi bassi dell’Alto Adriatico. Il polpo preferisce fondali rocciosi e acque a salinità marina piena. Gli stessi autori dello studio sulla Sacca di Goro notano che la presenza limitata del polpo lungo le coste sabbiose del nord-est italiano ne riduce il ruolo proprio lì. È uno dei nodi su cui Octo-Blu dovrà dare risposte.

2. In natura il polpo non è (ancora) uno specialista. Uno studio con isotopi stabili condotto nel 2024 nelle acque aperte del Delta dell’Ebro, in Spagna, ha trovato per il polpo una posizione trofica più bassa di quella del granchio blu. In quell’area il granchio ha una posizione trofica 1,6 volte più alta che negli altri habitat del delta. Il granchio blu è insomma lui stesso un predatore di alto livello, e il polpo ne mangia, ma non al punto da cambiare la sua dieta complessiva.

3. Il polpo lo peschiamo anche noi. Liberare polpi per controllare un invasore ha senso solo se quei polpi restano in mare abbastanza a lungo. Una specie con un ciclo vitale di 1-2 anni e una forte pressione di pesca rischia di essere catturata prima di avere un effetto misurabile. In più, l’esempio inglese mostra che un’esplosione di polpi ha conseguenze anche sui crostacei nativi.

Cosa dice la scienza sulla strategia giusta

Nessuno degli studi propone il polpo come soluzione unica. Le indicazioni più condivise sono tre:

  • pescare il granchio blu e creare un mercato, perché la pesca resta lo strumento più diretto per ridurne la densità;
  • proteggere i predatori nativi già presenti: polpo, spigola, tartaruga Caretta. Un ecosistema sano, con predatori abbondanti, resiste meglio a un’invasione;
  • usare le aree marine protette come laboratorio, perché lì i predatori nativi sono più abbondanti e possono incidere di più sulle popolazioni di specie aliene.

È anche il motivo per cui le scorciatoie spettacolari vanno guardate con sospetto, come i maschi sterili o i “supermaschi” di cui si è parlato. Lo abbiamo spiegato nell’articolo sulla bufala dei supermaschi. Il granchio blu non se ne andrà: la sfida è riportarlo a densità con cui la pesca e gli ecosistemi possano convivere.

Domande frequenti

Chi mangia il granchio blu nel Mediterraneo?

I predatori documentati sono il polpo comune (Octopus vulgaris), osservato in natura in Sicilia, a Valencia e alle Baleari, e la tartaruga Caretta, nei cui contenuti gastrointestinali in Adriatico sono stati trovati resti di granchio blu. Spigole e ghiozzi probabilmente predano i giovani granchi. Il granchio blu è anche fortemente cannibale.

Il polpo può fermare il granchio blu?

Può contribuire a contenerlo, ma da solo non basta. In acquario un polpo adulto mangia circa 450 grammi di granchio al giorno. In natura però il polpo è poco presente nelle lagune e sui fondali sabbiosi bassi dove il granchio blu fa i danni maggiori.

Cos’è il progetto Octo-Blu?

È un progetto dell’Università di Bologna, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Prevede di allevare polpi in laboratorio e rilasciarli in mare lungo la costa romagnola come predatori naturali del granchio blu.

La tartaruga Caretta mangia il granchio blu?

Sì. In esperimenti controllati una Caretta adulta ha consumato oltre 800 grammi di granchio blu al giorno, carapace compreso. È però una specie protetta e troppo poco abbondante per controllare l’invasione.

Fonti

  • Tiralongo F., Nota A., Di Pasquale C., Muccio E., Felici A. (2024). Trophic Interactions of Callinectes sapidus (Blue Crab) in Vendicari Nature Reserve (Central Mediterranean, Ionian Sea) and First Record of Penaeus aztecus (Brown Shrimp). Diversity 16(12): 724. doi.org/10.3390/d16120724
  • Fernández et al. (2025). First Records of Wild Octopus (Octopus vulgaris) Preying on Adult Invasive Blue Crabs (Callinectes sapidus). Ecology and Evolution. doi.org/10.1002/ece3.70989
  • Falco S., Rodilla M., Crespo-Picazo J.L., García-Párraga D., Gairin I., Prado P. (2025). Predation by Native Mediterranean Species on the Invasive Blue Crab: Experimental Evidence from the Common Octopus and the Loggerhead Sea Turtle. Animals 15(24): 3566. doi.org/10.3390/ani15243566
  • Gavioli A., Mancinelli G., Turolla E. et al. (2025). Impacts of the invasive blue crab Callinectes sapidus on small-scale fisheries in a Mediterranean lagoon using fishery landing data. Science of The Total Environment 974. sciencedirect.com
  • Prado P., Baeta M., Falco S., Ballesteros M. et al. (2024). Trophic role and predatory interactions between the blue crab Callinectes sapidus and native species in open waters of the Ebro Delta. Estuarine, Coastal and Shelf Science 298. doi.org/10.1016/j.ecss.2024.108638
  • Il Post, «Contro il granchio blu stiamo provando a usare i polpi», 26 agosto 2026.

Marcello Guadagnino — Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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