Cnidiari o celenterati del mediterraneo

Velelle mancine e destrorse: perché la vela della barchetta di San Pietro decide dove finirà spiaggiata

Chi ha visto una spiaggia coperta di velelle, le piccole “barchette di San Pietro” blu, di solito si chiede da dove arrivino tutte insieme. La risposta è scritta sulla loro vela. Le velelle esistono infatti in due forme speculari, una “mancina” e una “destrorsa”, che col vento navigano in direzioni diverse. E questa semplice differenza decide, in gran parte, su quali coste finiranno spiaggiate a milioni.

In questo articolo · 8 sezioni
  1. Una colonia con la vela
  2. Mancine e destrorse: come riconoscerle
  3. L’ipotesi di Savilov: il vento “smista” le velelle
  4. La conferma arriva dalle foto dei cittadini
  5. E nel Mediterraneo?
  6. Domande frequenti
  7. Per approfondire
  8. Fonti
velella velella 1

Una colonia con la vela

La velella non è una medusa ma una colonia di idrozoi: tanti piccoli polipi specializzati, alcuni per nutrirsi e altri per riprodursi, che vivono insieme sotto un galleggiante ovale pieno d’aria. Fa parte del neuston, la comunità di organismi che vive esattamente sulla superficie del mare, tra l’acqua e l’aria. Sopra il galleggiante si alza una vela rigida e trasparente, fatta di chitina, che sporge nell’aria e cattura il vento.

La velella non ha muscoli per nuotare né timone: va dove la spinge il vento. Ma non va esattamente sottovento. La vela non è allineata con l’asse lungo del galleggiante, è messa di sbieco, e questo la fa avanzare con un certo angolo rispetto alla direzione del vento, come una barca a vela che non va dritta in poppa.

Mancine e destrorse: come riconoscerle

Se prendete una velella e la guardate dall’alto, con l’asse lungo del galleggiante orientato come le lancette che indicano le 12 e le 6, la vela può essere disposta in due modi:

  • velella “mancina”: la vela va dalle 11 alle 5, cioè da nord-ovest a sud-est. Col vento, devia verso sinistra;
  • velella “destrorsa”: la vela va dall’1 alle 7, da nord-est a sud-ovest. Col vento, devia verso destra.

Le due forme sono una l’immagine allo specchio dell’altra, e una velella mancina resta mancina per tutta la vita. Per molto tempo ci si è chiesti se fossero due specie diverse. Un’analisi genetica recente, condotta su esemplari di tutto il mondo, ha mostrato che non c’è alcuna differenza genetica tra mancine e destrorse che vivono nella stessa zona: sono la stessa specie, con due “versioni” della stessa forma.

Velella velella, la barchetta di San Pietro, che galleggia sulla superficie del mare con la vela trasparente
Guardate la vela dall’alto: se va dalle 11 alle 5 la velella è “mancina”, se va dall’1 alle 7 è “destrorsa”.

L’ipotesi di Savilov: il vento “smista” le velelle

Nel 1958 lo scienziato sovietico A. I. Savilov, studiando il neuston del Pacifico, propose una spiegazione elegante. Sugli oceani i venti dominanti girano attorno ai grandi vortici, i gyres: nell’emisfero nord in senso orario. Se le mancine deviano sempre a sinistra del vento e le destrorse a destra, il vento dovrebbe separarle: nell’emisfero nord le mancine verrebbero spinte verso i margini dei vortici, cioè verso le coste, mentre le destrorse si concentrerebbero al centro, in mare aperto. Nell’emisfero sud dovrebbe succedere il contrario.

I primi conteggi sembravano dargli ragione. Tra il 1965 e il 1966 il biologo Robert Bieri raccolse in Giappone, sulle spiagge di Shirahama, 777 velelle spiaggiate: il 90% erano mancine. Ma per decenni nessuno ha potuto verificare l’ipotesi su scala globale, perché studiare animali sparsi su milioni di chilometri quadrati di oceano è quasi impossibile.

La conferma arriva dalle foto dei cittadini

La risposta è arrivata grazie alla citizen science. Il progetto “The Living Sailor”, nato negli Stati Uniti, ha raccolto migliaia di foto di velelle scattate da appassionati di tutto il mondo e caricate su piattaforme come iNaturalist, e ha chiesto a volontari online di classificare la direzione della vela. In tutto sono state classificate con sicurezza 6.421 osservazioni.

Il risultato è netto: nell’emisfero nord le mancine dominano le osservazioni, circa 5.000 contro poco più di 400 destrorse, mentre nell’emisfero sud prevalgono leggermente le destrorse. Combinando questi dati con i campionamenti in mare aperto, i ricercatori hanno confermato che i venti dominanti “smistano” davvero le velelle: nell’emisfero nord le mancine hanno più probabilità di arrivare a riva, le destrorse di restare nei vortici oceanici. Quasi settant’anni dopo, Savilov aveva visto giusto.

E nel Mediterraneo?

Il Mediterraneo non ha i grandi vortici degli oceani, e qui gli spiaggiamenti dipendono soprattutto dai venti locali che soffiano per più giorni verso la costa. Ogni anno, in primavera, al largo del Mediterraneo occidentale si formano enormi sciami di velelle, e quando il vento è quello giusto arrivano a riva tutte insieme.

Il primo studio che ha misurato questi eventi è italiano. Un gruppo dell’Università di Genova guidato da Federico Betti ha seguito gli spiaggiamenti della primavera 2016 lungo la costa ligure e ha contato da 600 a oltre 11.000 colonie per metro quadrato di spiaggia. Gli autori concludono che in Liguria le velelle spiaggiate sono uno dei più importanti apporti di materia organica di origine biologica sulla costa, anche se il loro ruolo ecologico è ancora tutto da studiare. Insieme alle velelle arrivano spesso le Janthina, le lumache viola galleggianti che se ne nutrono. Analisi genetiche successive su esemplari liguri e tirrenici hanno mostrato che le velelle del Mediterraneo formano un’unica grande popolazione rimescolata.

Quale forma prevalga sulle nostre spiagge, però, non è ancora stato studiato in dettaglio. E qui potete dare una mano. La prossima volta che trovate una spiaggia piena di velelle, guardatele dall’alto e contate quante sono mancine e quante destrorse, oppure fotografatele e caricate le immagini su iNaturalist o segnalatele al progetto italiano di citizen science Meteomeduse. È esattamente così che è stata risolta una domanda rimasta aperta per settant’anni.

Domande frequenti

Le velelle sono pericolose?

Per la maggior parte delle persone no: le loro cellule urticanti sono troppo deboli per attraversare la pelle delle mani. Dopo averle toccate è però meglio non portarsi le dita agli occhi o alla bocca, soprattutto i bambini.

Una velella può diventare da mancina a destrorsa?

No. L’orientamento della vela non cambia: una velella mancina resta mancina.

Perché dopo uno spiaggiamento restano solo “pellicine” trasparenti?

Una volta a terra le parti molli della colonia si seccano e si decompongono in pochi giorni. Restano il galleggiante e la vela di chitina, trasparenti e leggerissimi, che il vento accumula lungo la battigia.

Per approfondire

Fonti

  • Savilov A.I. (1958), Pleuston of the western part of the Pacific Ocean, Doklady Akademii Nauk SSSR 122(6): 1010–1017.
  • Bieri R. (1970), Publications of the Seto Marine Biological Laboratory 17(5): 303–304.
  • Global distribution patterns of an ocean-surface dwelling animal are associated with organismal mirror asymmetry, preprint bioRxiv (2025), progetto The Living Sailor.
  • Betti F., Bo M., Enrichetti F., Manuele M., Cattaneo-Vietti R., Bavestrello G. (2019), Massive strandings of Velella velella (Hydrozoa: Anthoathecata: Porpitidae) in the Ligurian Sea (North-western Mediterranean Sea), The European Zoological Journal 86(1): 343–353.
  • MarLIN, By-the-wind-sailor (Velella velella), Marine Biological Association of the UK.
Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *