Scheda scientifica marina

Torricella o torretta comune – Cerithium vulgatum

Cerithium vulgatum

IUCN NE — Non valutata
Nome scientifico
Cerithium vulgatum
Stato IUCN
NE — Non valutata

Esiste sostanzialmente identica da milioni di anni, eppure per due secoli gli studiosi non sono riusciti a mettersi d’accordo su quante specie si nascondessero dietro questa singola, comunissima conchiglia.

Nei fondali del Mediterraneo, dalla zona intertidale fino a 30 metri di profondità, si trova una delle conchiglie più comuni e riconoscibili delle nostre coste: la torretta comune, Cerithium vulgatum, chiamata anche semplicemente torretta o torricella. Il guscio, di forma allungata e turriculata, simile a un piccolo cono a spirale, misura solitamente tra 30 e 60 mm, con esemplari eccezionali che arrivano a 80 mm; negli adulti può contare fino a 11 giri leggermente convessi, decorati da una scultura di noduli e tubercoli — arrotondati o appuntiti a seconda del morfotipo — che compare subito dopo la protoconca iniziale. La colorazione è estremamente variabile, dal grigio cenere al beige, con striature che vanno dal marrone chiaro al marrone-rossiccio scuro fino al nero.

Una forma diversa a seconda di dove vive

Uno degli aspetti più interessanti di questa specie è la sua notevole plasticità morfologica in funzione dell’habitat. Gli esemplari che vivono su fondali detritici o fangosi sviluppano conchiglie più allungate, con una scultura assiale poco pronunciata; quelli che invece colonizzano fondali rocciosi mostrano conchiglie più piccole ma con una scultura molto più marcata, ricca di tubercoli evidenti. È come se lo stesso animale, a seconda del “quartiere” in cui cresce, costruisse una casa dalla forma diversa — un esempio concreto di come l’ambiente possa modellare direttamente la morfologia di un organismo, ben oltre la semplice variabilità individuale.

La specie che generò dozzine di specie inesistenti

Proprio questa estrema variabilità ha generato, tra Ottocento e Novecento, una vera e propria confusione tassonomica: numerosi malacologi dell’epoca — tra cui Locard, Monterosato e Nordsieck — descrissero, sulla base delle diverse forme osservate, un gran numero di presunte nuove specie e sottospecie. Oggi la revisione sistematica moderna le considera tutte sinonimi di un’unica specie valida, Cerithium vulgatum, con la sola eccezione di una forma riconosciuta, C. vulgatum mazaravallensis. È un caso di scuola di come la variabilità morfologica intraspecifica possa trarre in inganno anche generazioni di naturalisti esperti, portandoli a “creare” specie che in realtà non sono mai esistite.

Un fossile vivente, quasi letteralmente

La storia di questa specie affonda le radici in un passato molto più profondo di quanto il suo aspetto comune lasci intuire: sono stati rinvenuti resti fossili di Cerithium vulgatum risalenti al Miocene, un’epoca in cui la specie era già ampiamente diffusa in tutto il Mediterraneo, e reperti fossili più recenti, del Pliocene-Pleistocene, sono stati documentati anche in Italia centrale. In pratica, quando oggi si osserva questo piccolo gasteropode strisciare su una roccia o una prateria di Posidonia, si sta guardando un modello di conchiglia che il Mediterraneo conosce, in forme praticamente identiche, da milioni di anni.

Habitat e alimentazione

È un mollusco vagile, cioè in grado di spostarsi attivamente, e frequenta un’ampia gamma di ambienti: fondali rocciosi, substrati mobili detritici o fangosi, e le praterie di Posidonia oceanica. Si nutre principalmente di diatomee e microalghe, raschiate dal substrato, piuttosto che di frammenti più grandi di alghe. È diffuso in tutto il Mediterraneo e lungo le coste nord-orientali dell’Atlantico, risultando particolarmente abbondante in alcune aree come il Golfo di Trieste.

Anche in cucina

Come molti piccoli gasteropodi marini, la torretta comune viene raccolta e consumata in alcune tradizioni culinarie costiere italiane, con modalità di pulizia e cottura identiche a quelle utilizzate per le lumachine di mare.

L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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