Scheda scientifica marina

La bonellia – Bonellia viridis

Bonellia viridis

Polychaeta IUCN NE — Non valutata
Nome scientifico
Bonellia viridis
Stato IUCN
NE — Non valutata

Per anni gli scienziati che la studiavano trovavano solo femmine — perché il maschio, minuscolo e nascosto, veniva scambiato per un semplice parassita. Quando si scoprì la verità, la bonellia divenne uno degli esempi più citati al mondo di determinazione ambientale del sesso.

Nei fondali rocciosi del Mediterraneo, nascosta in anfratti e fessure tra i 10 e i 100 metri di profondità, vive la bonellia, Bonellia viridis — un verme marino che appartiene agli anellidi. Il nome del genere fu attribuito nel 1821 dal medico torinese Luigi Rolando in onore dell’amico ornitologo Franco Andrea Bonelli. Chi si immerge lungo le coste rocciose italiane raramente vede il corpo dell’animale, quasi sempre celato in una cavità; a tradirne la presenza è la lunga proboscide, che si estende in cerca di cibo e può raggiungere il metro di lunghezza, terminando in una caratteristica biforcazione a forma di “Y”.

Un corpo verde che nessun organismo osa colonizzare

La femmina — l’unica forma facilmente visibile della specie — ha un corpo ovale di appena 6-8 cm, di un colore verde intenso dovuto a un pigmento chiamato bonellina. Questo pigmento non è solo decorativo: in presenza di luce, la bonellina è in grado di bloccare la mitosi e disgregare le strutture cellulari di batteri, larve e piccoli organismi che tentano di insediarsi sul corpo dell’animale. È una difesa chimica così efficace che la bonellia resta quasi sempre priva di organismi incrostanti (epifauna), un fatto raro per un animale sessile esposto in un ambiente ricco di larve in cerca di substrato. Lo stesso pigmento viene inoltre usato per paralizzare piccoli animali di cui la femmina si nutre, filtrandoli insieme ai detriti organici lungo il solco ventrale della proboscide.

Il mistero del maschio scomparso

Per lungo tempo i primi naturalisti che studiarono questa specie trovarono soltanto femmine, senza riuscire a individuare un solo maschio. Il mistero si risolse quando ci si accorse che, sotto la proboscide di ogni femmina, vivevano minuscoli organismi di pochi millimetri, fino ad allora scambiati per parassiti estranei: erano proprio i maschi della specie. Il maschio di bonellia, lungo appena 1-3 mm, resta per tutta la vita in una forma simile a quella larvale — pur essendo sessualmente maturo — e vive letteralmente dentro il corpo della femmina, nutrendosi di ciò che lei stessa introduce. Il suo unico compito biologico è fecondarla. Mentre una femmina può vivere diversi anni, il maschio sopravvive generalmente non più di un paio di mesi.

Non è la genetica a decidere il sesso, ma il caso

L’aspetto più straordinario della biologia di questa specie è il meccanismo che determina se una larva diventerà maschio o femmina: non il patrimonio genetico, ma puramente l’ambiente in cui la larva si deposita — un fenomeno noto come determinazione fenotipica (o ambientale) del sesso. Le larve trasportate dalla corrente che si depositano lontano da una femmina adulta, isolate sul fondale, si sviluppano in femmine. Le larve che invece, per puro caso, si posano sulla proboscide o sul corpo di una femmina già presente, vengono influenzate da segnali chimici emessi dalla femmina stessa e si sviluppano in maschi, restando ad aderire a lei per l’intera esistenza. È lo stesso principio, concettualmente, della determinazione della temperatura del sesso in molti rettili — solo che qui il fattore scatenante non è il calore, ma letteralmente la vicinanza a un’altra bonellia.

Un piccolo architetto del fondale

Al di là della sua fama nei manuali di biologia dello sviluppo, la bonellia svolge anche un ruolo ecologico concreto: costruisce e rimodella sistemi di gallerie complesse nel substrato, agendo come una sorta di piccolo “ingegnere dell’ecosistema” bentonico, capace di ospitare e favorire comunità di altri organismi infaunali. In alcune aree del Mediterraneo, come le acque maltesi, non è raro che condivida le proprie gallerie con crostacei decapodi come Upogebia deltaura e Alpheus dentipes. È inoltre una specie diffusa ben oltre il Mediterraneo: la si trova anche nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano, nel Pacifico e nell’Atlantico nord-orientale.

Domande frequenti

È vero che il sesso della bonellia non dipende dai geni?
In gran parte sì: è un caso di determinazione fenotipica del sesso, in cui l’ambiente in cui si sviluppa la larva — in particolare la vicinanza a una femmina adulta — determina se diventerà maschio o femmina.

Perché per tanto tempo si credeva che esistessero solo femmine?
Perché il maschio è talmente piccolo (1-3 mm) e talmente diverso nell’aspetto dalla femmina che veniva scambiato per un parassita estraneo, invece che riconosciuto come il maschio della stessa specie.

La bonellia è pericolosa per l’uomo?
No, non rappresenta alcun pericolo: il pigmento bonellina agisce solo su microrganismi e piccole prede, senza alcun effetto rilevante sull’uomo.

Dove si può osservare in Mediterraneo?
Nascosta in anfratti di fondali rocciosi o tra i ciuffi di Posidonia oceanica, tra i 10 e i 100 metri di profondità; è visibile soprattutto grazie alla proboscide che sporge in cerca di cibo.

L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

Tutti gli articoli