Vive tutta la vita chiuso in un tubo a forma di “U”, pompa acqua come un piccolo motore idraulico, e quando viene disturbato si accende di una luce blu che nemmeno gli scienziati sanno spiegare del tutto.
Nei fondali fangosi e sabbiosi del Mediterraneo, spesso infossato sotto grandi pietre o interamente sepolto nel sedimento molle, vive il verme pergamena, Chaetopterus variopedatus, un policheto tubicolo appartenente alla famiglia Chaetopteridae. Il nome comune deriva dal materiale del suo rifugio: un tubo robusto ma flessibile, dall’aspetto simile a pergamena, costruito dall’animale stesso mescolando muco e granelli di sabbia, che assume una caratteristica forma a “U”, con entrambe le estremità che sporgono dal fondale come due piccoli comignoli.
Un corpo diviso in tre reparti specializzati
Il corpo di questo verme, che può raggiungere i 25 centimetri di lunghezza e ha una colorazione pallida, quasi crema-rosata, è organizzato in tre sezioni funzionali nettamente distinte — un livello di specializzazione anatomica insolito anche per gli standard già notevoli dei policheti. La parte anteriore porta segmenti muniti di setole e una bocca a forma di paletta, usata per raccogliere il sedimento. La sezione centrale ospita invece la struttura più straordinaria dell’intero animale: sul dodicesimo segmento, i parapodi si sono trasformati in grandi strutture alari che secernono muco e formano una sorta di sacco, mentre i parapodi dei segmenti successivi (13, 14 e 15) sono fusi tra loro a formare delle vere e proprie pale natatorie, che pompano ritmicamente acqua attraverso l’intero tubo, dall’estremità anteriore verso quella posteriore — un meccanismo che trasforma di fatto la galleria dell’animale in un piccolo sistema di ventilazione idraulica.
Una rete di muco per catturare il cibo
Proprio grazie a questo flusso d’acqua costante, il verme pergamena costruisce con le sue stesse secrezioni mucose una rete filtrante interna, che intrappola il plancton e le particelle organiche trasportate dalla corrente pompata attraverso il tubo. Periodicamente, l’animale arrotola questa rete satura di cibo in una piccola pallina e la ingerisce, per poi ricominciare subito a secernerne una nuova — un ciclo di pesca a rete perpetuo, condotto interamente all’interno del proprio rifugio, senza mai doverne uscire.
Una luce blu che nasce dal muco stesso
L’aspetto più sorprendente e meno divulgato di questa specie riguarda la sua capacità di bioluminescenza: se disturbato, il verme pergamena emette un intenso lampo di luce blu, uno dei colori più comuni tra gli organismi marini bioluminescenti. Studi recenti hanno scoperto che questa luce ha origine proprio nel muco secreto dall’animale, e che l’esposizione del muco stesso alla luce blu può innescare il rilascio di ferro (Fe2+) da una proteina di deposito chiamata ferritina, attraverso un processo di fotoriduzione — un meccanismo che potrebbe rendere il muco capace, in parte, di autoalimentare la propria produzione di luce. È una delle scoperte più recenti e ancora aperte nel campo della bioluminescenza marina, ed è stata condotta proprio studiando esemplari di questa specie.


