Se si osserva un riccio di mare comune, si nota subito la sua simmetria perfetta: cinque settori identici disposti a raggiera attorno a un centro, bocca e apparato digerente allineati sullo stesso asse. Lo spatango, Spatangus purpureus, rompe completamente questo schema. Il suo guscio, o teca, ha una forma cuoriforme, quasi a cuore schiacciato, e bocca e ano non sono più speculari: la prima si trova spostata in avanti, il secondo arretrato — un’asimmetria bilaterale che lo colloca nel gruppo dei cosiddetti “ricci irregolari”.
Quell’irregolarità non è un dettaglio da poco: è il risultato di una storia evolutiva lunghissima. Tutti i ricci di mare, all’origine, erano “regolari”, a simmetria raggiata perfetta. È stato solo a partire dal Giurassico — tra 201 e 143 milioni di anni fa — che l’evoluzione ha dato origine alle prime forme irregolari come questa, differenziandosi progressivamente fino ai giorni nostri. E la prova di quell’antica origine comune resta visibile ancora oggi: sulla parte superiore della teca dello spatango, spogliata dei suoi aculei, si nota una figura a forma di piccola stella a più punte — l’impronta residua della simmetria pentaradiale dei suoi antenati, un vero e proprio disegno fossile su un animale ancora vivo.
Lo spatango vive completamente sepolto nella sabbia o nel fango durante il giorno, e proprio come i suoi “cugini” ricci irregolari è una specie sciafila, che rifugge la luce: è quasi impossibile osservarlo attivo se non di notte, quando riemerge parzialmente per nutrirsi di particelle organiche presenti nel sedimento. Molto più spesso di quanto capiti di vedere l’animale vivo, sulla sabbia si trova la sua teca vuota — il guscio calcareo che resta dopo la morte, privo degli aculei corti e fitti che in vita lo ricoprono.
Il suo apparato di difesa è composto da due tipi di aculei ben distinti: una fitta peluria di spine corte, sottili e quasi seriche, di colore violaceo, lunghe circa un centimetro, e un numero minore di aculei più robusti, di colore beige e consistenza chitinosa, che possono raggiungere i 3-4 cm. Raggiunge una lunghezza massima di circa 12 cm e una larghezza di 8 cm, con una colorazione che varia dal violaceo intenso al biancastro.
Vive su fondali sabbiosi, sabbioso-fangosi o detritici, con una escursione batimetrica sorprendente: dai pochi metri sotto la superficie fino a quasi 900-1000 metri di profondità. È diffuso in tutto il Mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, dall’Islanda e dalla Norvegia settentrionale fino al Senegal.
Chi lo incontra sul fondale può facilmente confonderlo con il riccio cuore del genere Echinocardium, altro echinoderma irregolare dalla forma simile: la distinzione più affidabile passa dalla forma complessiva della teca e dalla disposizione degli aculei, con lo spatango generalmente più robusto e dal profilo più marcatamente cuoriforme.




