L’acantocibio, conosciuto internazionalmente come wahoo, è uno dei pesci più veloci e ricercati dalla pesca sportiva oceanica — ma nel Mediterraneo resta un ospite rarissimo, con appena una manciata di catture documentate anche in acque italiane. Non è una specie aliena: è semplicemente un pesce cosmopolita tropicale che si spinge, di tanto in tanto, oltre Gibilterra.
Cosa c’è da sapere subito
- Specie nativa e cosmopolita, non introdotta: diffusa in tutte le acque tropicali del globo, dove è comune; nel Mediterraneo è invece rarissima.
- Ha già una denominazione commerciale ufficiale in Italia — “Acantocibio” (denominazione più recente, codice FAO WAH); in precedenza era registrato anche come “maccarello striato” e, colloquialmente, come “wahoo”.
- Status IUCN Italia: Non Applicabile (NA), perché la presenza nei nostri mari è occasionale.
- Le carni sono di ottima qualità e molto apprezzate: quando viene catturato, finisce regolarmente sul mercato.
- Le prime catture italiane documentate risalgono al 1872, a Palermo.
Come riconoscerlo
Corpo affusolato e molto allungato, ricoperto di squame piccole, capace di raggiungere i 2-2,5 metri di lunghezza e superare gli 80 kg di peso — anche se in Mediterraneo gli esemplari catturati sono generalmente più piccoli. Muso molto lungo, bocca grande e triangolare con denti fitti e finemente seghettati.
La colorazione è il tratto più riconoscibile: dorso blu-verde intenso con riflessi metallici, fianchi e ventre più chiari e argentei, attraversati da barre verticali blu cobalto. Ha due pinne dorsali — la prima lunga e bassa, la seconda triangolare e quasi simmetrica alla pinna anale — seguite da una serie di pinnule, tipiche degli sgombridi. Si distingue dalla palamita, a cui somiglia vagamente, per la taglia molto maggiore e il corpo assai più allungato.
Perché è così raro nel Mediterraneo
È un pesce pelagico oceanico, che si tiene sempre lontano dalla costa e predilige acque calde aperte — condizioni che nel Mediterraneo si trovano solo in modo occasionale e circoscritto. La sua presenza nel bacino è nota fin dall’Ottocento, ma resta legata a incursioni sporadiche di singoli esemplari piuttosto che a una popolazione stabile.
Una recente revisione della distribuzione mediterranea (ICCAT/SCRS) segnala che gli avvistamenti sono aumentati nelle ultime due decadi — probabilmente per la combinazione di acque leggermente più calde e della diffusione della citizen science attraverso i social network, più che per una vera colonizzazione. Nel 2025 è stata documentata anche la prima cattura a Malta.
Le catture storiche in Sicilia
Il primo esemplare italiano fu catturato a Palermo, e segnalato dallo zoologo Anastasio Cocco/Döderlein che, ritenendo di trovarsi davanti a una specie nuova, la battezzò nel 1872 Cybium veranyi — oggi riconosciuto come sinonimo dello stesso acantocibio. Più di recente, l’Istituto Talassografico di Messina ha documentato la cattura di due esemplari nello Stretto di Messina, di oltre 15 kg ciascuno, pescati in estate da un’imbarcazione dedicata alla pesca del pesce spada — uno dei due era una femmina con ovociti in fase di maturazione, un dettaglio che suggerisce la possibilità (mai confermata) di comportamenti riproduttivi anche in acque mediterranee.
È commestibile? Sì, ed è pregiato
A differenza di molte specie rare o occasionali di cui abbiamo parlato in queste pagine, l’acantocibio non presenta alcun rischio per il consumo. Le sue carni sono considerate di qualità elevata, e nelle rare occasioni in cui viene catturato nel Mediterraneo finisce regolarmente in commercio — come già accadeva con gli esemplari pescati nello Stretto di Messina.
Nelle acque atlantiche e tropicali è anche uno dei pesci più ricercati dalla pesca sportiva d’altura, apprezzato per la velocità e la forza di combattimento — doti che nel Mediterraneo restano perlopiù teoriche, viste le scarsissime occasioni di incontrarlo.
Domande frequenti
È una specie aliena o invasiva nel Mediterraneo?
No. È una specie cosmopolita nota nel bacino fin dall’Ottocento, semplicemente rara per le sue abitudini oceaniche e pelagiche.
Si può mangiare?
Sì, senza alcuna riserva: le carni sono pregiate e, quando pescato, viene regolarmente commercializzato con la denominazione ufficiale “Acantocibio”.
I pesci ossei del Mediterraneo: Guida illustrata a 150 specie
150 schede illustrate su identificazione, biologia e curiosità. 319 pagine, di Marcello Guadagnino.
Sfoglia alcune schede specie tratte dal libro: identificazione, biologia e curiosità per ogni pesce.
Dove è stato avvistato in Italia?
Le catture documentate più note vengono dalla Sicilia — Palermo (1872) e lo Stretto di Messina, dove sono stati pescati esemplari di oltre 15 kg.
Come si distingue da altri pesci simili?
Per la taglia molto maggiore rispetto alla palamita, il corpo assai più allungato, e la colorazione blu-verde con barre verticali blu cobalto sui fianchi.
Perché ha più nomi diversi in italiano?
Perché la denominazione commerciale ufficiale è cambiata nel tempo: il decreto del 2001 la registrava come “maccarello striato”, mentre le liste più recenti (database UE, DM 2025) usano “Acantocibio”. Nel linguaggio comune resta diffuso anche il nome inglese “wahoo”.
Sta diventando più comune nel Mediterraneo?
Gli avvistamenti documentati sono aumentati nelle ultime due decadi, ma secondo le analisi più recenti l’aumento riflette soprattutto una maggiore capacità di segnalazione (citizen science, social network) più che una reale espansione della specie nel bacino.
di Marcello Guadagnino — Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it
Fonti: Wikipedia IT/EN — Acanthocybium solandri, Wahoo; IUCN Italia — scheda di valutazione (NA, presenza occasionale); ICCAT/SCRS (2025) — Updated distribution of wahoo in the Mediterranean Sea; Pensoft/AIEP (2025) — prima segnalazione a Malta; Sulmare.it — catture storiche nello Stretto di Messina; Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 — denominazioni commerciali; Tortonese (1975), Osteichthyes, Fauna d’Italia vol. XI; FishBase.


