Tonno Rosso e Pesce Spada:
stessa rete, regole opposte
Vengono catturati insieme, con lo stesso palangaro, nelle stesse acque. Ma il tonno rosso ha quote rigidissime e un mercato da centinaia di milioni di euro. Il pesce spada è sovrasfruttato e quasi dimenticato dalla politica. Due specie, due destini — e un paradosso normativo che penalizza chi pesca nel rispetto delle leggi.
Il paradosso del palangaro mediterraneo
Due specie, stesso attrezzo, regimi normativi incompatibili
? Pesce Spada
Xiphias gladius? Tonno Rosso
Thunnus thynnus
Il palangaro pelagico:
l’attrezzo che non sceglie
Il palangaro pelagico derivante — drifting longline in inglese — è l’attrezzo cardine della pesca ai grandi pelagici nel Mediterraneo. Una lenza madre che può superare i 40 km, equipaggiata con migliaia di braccioli e ami innescati con sardine, sgombri o calamari, lasciata derivare alla corrente per 8-12 ore a profondità variabile tra 0 e 150 metri.
È il sistema più efficiente per catturare pesce spada, tonno rosso, alalunga, verdesca, smeriglio. Ed è esattamente qui che nasce il problema: il palangaro non è selettivo per specie. Un pescatore che esce con licenza per pesce spada troverà, con alta probabilità, anche tonno rosso a bordo al momento del recupero.
La cattura accidentale di tonno: un reato automatico?
Non esattamente un reato in senso penale — ma di fatto una situazione senza uscita legale soddisfacente. Il Reg. UE 2016/1627 e successive modifiche stabilisce che il tonno rosso catturato accidentalmente da operatori privi di quota specifica deve essere rilasciato vivo o, se morto, sbarcato ma non commercializzato, con obbligo di dichiarazione e detrazione dalla quota nazionale.
Il problema pratico è duplice: primo, un tonno rosso adulto recuperato dal palangaro è quasi sempre in stato di stress avanzato o morto — il rilascio in vita è teorico, non pratico. Secondo, sbarcare un tonno morto senza poterlo vendere significa sostenere i costi dello sbarco, della dichiarazione, dello smaltimento — a perdita totale. Nessun rimborso, nessun indennizzo previsto dalla normativa.
Chi ha la quota e chi non ce l’ha
Le quote ICCAT per il tonno rosso vengono distribuite a livello nazionale dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. In Italia la distribuzione avviene attraverso le organizzazioni di produttori (OP) e le cooperative. Le quote sono storicamente concentrate nelle flotte di circuizione (cianciolo) del Tirreno e del Canale di Sicilia, che hanno costruito track record di catture negli anni di abbondanza.
I palangristi — che pescano pesce spada e catturano tonno accidentalmente — sono spesso rimasti fuori dall’assegnazione delle quote, o con quantitativi marginali insufficienti a coprire il bycatch reale. Il risultato è un sistema in cui chi pesca in modo più tradizionale e meno intensivo viene penalizzato rispetto alle grandi flotte industriali che hanno accumulato quota storica. Un problema che GDM ha già documentato nel contesto del declino del reddito dei pescatori artigianali.
Lo stato degli stock:
due storie molto diverse
Parlare di tonno rosso e pesce spada insieme rischia di far confondere due situazioni molto diverse sul piano della conservazione. Il tonno rosso è una storia di crollo, intervento normativo draconiano e recupero parziale — con tutti i suoi paradossi. Il pesce spada mediterraneo è una storia di declino silenzioso, normative insufficienti e attenzione istituzionale molto minore.
Per capire la biologia di base di ciascuna specie, consulta le schede dedicate: scheda completa del pesce spada →
Tonno Rosso Atlantico Est + Mediterraneo
Thunnus thynnus
Pesce Spada Mediterraneo
Xiphias gladius
ma stock Med. in crisi
Il tonno rosso: da specie sull’orlo del collasso a storia di successo ICCAT
Negli anni ’90 e nei primi anni 2000, il tonno rosso nel Mediterraneo era in uno stato allarmante. Le stime di biomassa mostravano un declino rapido, le catture erano ampiamente superiori ai livelli sostenibili, e la pratica dell’allevamento in gabbie da ingrasso — che consentiva di catturare esemplari giovanili in grande numero per ingrassarli e venderli a peso — stava svuotando le classi di età più giovani.
L’intervento di ICCAT — con un taglio drastico delle quote tra il 2007 e il 2012, poi con una risalita graduale — ha prodotto risultati oggettivi: lo stock atlantico orientale e mediterraneo ha mostrato segnali di recupero documentati. Dal 2019 la biomassa supera il livello di riferimento BMSY per la prima volta in decenni. Non è una storia di gestione perfetta — ci sono stati anni di sotto-dichiarazione massiccia delle catture, di catture illegali non rendicontate, di mercati neri del tonno in Sicilia e Sardegna — ma il recupero è reale.
Il pesce spada mediterraneo: il dimenticato della politica ittica
La situazione del pesce spada mediterraneo è strutturalmente peggiore e riceve molta meno attenzione pubblica. Lo stock è classificato da ICCAT come overfished e soggetto a overfishing — il che significa che la biomassa è già sotto il livello di riferimento, e le catture attuali continuano ad abbassarla ulteriormente. Un doppio problema che richiede misure più incisive di quelle finora adottate.
Le cause principali sono note: eccesso di capacità della flotta palangrista nel Mediterraneo (soprattutto italiana, spagnola e tunisina), pesca illegale persistente con lo “spadare” — le reti derivanti vietate dal 2002 — che in alcune flotte del Sud Italia non è mai stata completamente eradicata, e una taglia minima (100 cm LJFL) che protegge gli esemplari giovani ma insufficientemente rispetto alla pressione complessiva.
A differenza del tonno rosso, il pesce spada non ha un mercato internazionale di lusso che giustifichi politicamente un intervento draconiano. Vale molto — ma non abbastanza da mobilitare i governi come ha fatto il Bluefin Tuna. Approfondisci: pesce spada e verdesca — differenze, pesca e frodi →
Il paradosso che mette in ginocchio
il palangrista onesto
Immagina uno scenario concreto, replicato migliaia di volte ogni stagione nel Mediterraneo. Un pescatore di Mazara del Vallo, di Sciacca, di Cetara esce in mare con licenza per pesce spada. Ha quota di spada, è in regola. Cala il palangaro la sera, lo recupera all’alba. Tra i pesci all’amo trova tre tonni rossi adulti — due morti, uno vivo ma in stress. Cosa fa?
⚖ Il nodo legale: tre scenari, nessuno soddisfacente
Scenario A — Rilascio: Il tonno vivo viene rimesso in mare. Se è in buone condizioni, sopravvive. Ma il tonno adulto recuperato dal palangaro raramente è in buone condizioni — l’esaurimento fisico, le ferite all’amo, lo stress da cattura compromettono la sopravvivenza. Il rilascio diventa di fatto uno smaltimento in mare.
Scenario B — Sbarco e dichiarazione (senza quota): Il pescatore sbarca i tonni morti, li dichiara, li consegna alle autorità o li smaltisce. Nessuna commercializzazione. Costo vivo per il pescatore: mancato ricavo, costi di sbarco, eventuali costi di smaltimento. Il valore di tre tonni adulti sul mercato? Facilmente 3.000–8.000 €. Persi.
Scenario C — Vendita in nero (illegale): Il pescatore vende i tonni senza dichiararli. È un reato. Ma il sistema normativo attuale crea un incentivo economico potentissimo a farlo — e lo sa benissimo chiunque abbia lavorato in queste flotte. Questa è la vera distorsione del sistema delle quote senza meccanismi di compensazione per il bycatch involontario.
La storia delle quote: come si è arrivati a questo
Nasce ICCAT
La International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas viene fondata a Rio de Janeiro. Il mandato è la gestione dei grandi pelagici atlantici — incluso il tonno rosso. All’epoca il concetto di quota commerciale vincolante è ancora lontano.
Il periodo del saccheggio
Le catture di tonno rosso in Atlantico Est e Mediterraneo superano sistematicamente i limiti raccomandati. Boom degli allevamenti da ingrasso in gabbie (Spagna, Malta, Croazia, Tunisia). La biomassa crolla. ICCAT viene soprannominata “International Conspiracy to Catch All Tunas” dagli ambientalisti.
Il taglio draconiano
ICCAT taglia le quote da ~32.000 t a ~12.900 t per l’Atlantico Est e Mediterraneo. La flotta mediterranea viene ridimensionata. Molti operatori escono dal settore. Le quote vengono cristallizzate sulla base delle catture storiche — avvantaggiando chi aveva pescato di più (e spesso illegalmente) negli anni precedenti.
Il recupero e la risalita delle quote
I segnali di recupero dello stock consentono a ICCAT di aumentare progressivamente le quote. L’Italia vede crescere la propria assegnazione. Ma la distribuzione interna tra flotte rimane controversa e opaca.
ICCAT approva i nuovi TAC 2026–2028
Riunita a Siviglia, ICCAT approva un aumento del +19,3% per il tonno rosso dell’Atlantico orientale e Mediterraneo: TAC a 48.403 t, con +900 t per l’Italia (da ~3.300 a ~4.200 t). Per il pesce spada mediterraneo nessun cambiamento sostanziale: il piano di recupero verso il MSY entro il 2031 procede, ma i progressi restano lenti. A dicembre 2025 la quota italiana di pesce spada si esaurisce il 20 dicembre — la pesca viene chiusa per decreto MASAF prima di fine anno.
Decreto MASAF: via alla sperimentazione Trapline
Il Ministero avvia ufficialmente la sperimentazione della Trapline nella pesca al pesce spada, recependo la raccomandazione ICCAT 25-09. La campagna dura fino al 31 dicembre 2028: l’obiettivo è confrontare selettività e impatto sul bycatch rispetto al palangaro tradizionale, con dati destinati alla Commissione UE e all’ICCAT.
Il paradosso attuale
Tonno rosso in recupero con quote in aumento — ma concentrate nelle grandi flotte di circuizione. Pesce spada in piano di recupero formale ma lontano dal target — normativa insufficiente, quota esaurita prima di fine anno. Il palangrista si trova nel mezzo: target legittimo per spada, bycatch illecito per tonno, senza alcun meccanismo di compensazione.
La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU)
Qualsiasi analisi onesta della pesca al tonno rosso e al pesce spada nel Mediterraneo deve confrontarsi con il tema della pesca IUU (Illegal, Unreported and Unregulated). Per il tonno rosso, stime di organizzazioni indipendenti — WWF, Oceana, PEW Charitable Trusts — hanno indicato che nei periodi peggiori (2000-2007) le catture effettive potevano essere il doppio o il triplo di quelle dichiarate a ICCAT.
Per il pesce spada, la pesca con lo “spadare” — le reti derivanti vietate dall’UE dal 2002 con il Reg. CE 1239/98 — è stata documentata in modo ricorrente dalle Capitanerie di Porto italiane e dalla Guardia Costiera, soprattutto in Calabria, Sicilia e Campania. La rete derivante è più produttiva del palangaro a parità di sforzo, ma non selettiva: cattura cetacei, tartarughe marine, squali in grandi quantità come bycatch.
? Reg. CE 1239/98
Vieta le reti derivanti (spadare/ferrettare) nel Mediterraneo dal 2002. La norma c’è. L’applicazione è stata storicamente lacunosa, con sequestri periodici ma non eradicazione del fenomeno.
? Reg. UE 2016/1627
Piano pluriennale ICCAT per il tonno rosso. Disciplina quote, taglie minime (30 kg o 115 cm), periodi di pesca, e gestione del bycatch. Prevede l’obbligo di rilascio vivo o sbarco senza commercializzazione per chi non ha quota.
? Trapline — Decreto MASAF apr. 2026
Recepisce la raccomandazione ICCAT 25-09. Avvia in Italia la sperimentazione della Trapline nella pesca al pesce spada (2026–2028). Obiettivo: verificare se migliora la selettività e riduce il bycatch rispetto al palangaro tradizionale. I dati confluiranno in rapporti per UE e ICCAT.
Chi lavora davvero per salvare lo stock
Il dibattito sulle quote e sui paradossi normativi rischia di oscurare un fatto importante: esiste un ecosistema di lavoro scientifico, tecnico e istituzionale che ogni anno raccoglie dati, forma personale, monitora le catture e alimenta i modelli su cui si basa la gestione di ICCAT. Senza questo lavoro sommerso, le decisioni prese a Siviglia o a Madrid sarebbero prive di fondamento empirico.
Due delle realtà con cui collabora il Giornale dei Marinai — Oceanis Srl e Cofrepêche (Parigi) — sono attori concreti di questo sistema. Non teorici della sostenibilità, ma operatori che lavorano direttamente con flotte, istituzioni e programmi di osservazione in mare.
Il sistema degli osservatori scientifici ICCAT è uno degli strumenti più concreti per la raccolta dati sulla pesca ai grandi pelagici. Gli osservatori imbarcati su pescherecci professionali documentano in tempo reale le catture, le taglie, il bycatch, le specie accessorie — inclusi i tonni rossi catturati accidentalmente da chi non ha quota.
I dati che producono alimentano direttamente le valutazioni degli stock del SCRS (Standing Committee on Research and Statistics) di ICCAT, che sono la base scientifica per le decisioni sulle quote.
Copertura e limiti del sistema
Il programma è obbligatorio per alcune categorie di flotta in alcune zone, ma la copertura rimane disomogenea: alcune flotte del Mediterraneo — in particolare quelle di paesi terzi come Tunisia, Algeria, Turchia — hanno livelli di osservazione molto più bassi rispetto alle flotte UE. Questo crea asimmetrie nei dati che si riflettono nell’incertezza dei modelli di stock assessment.
La formazione degli osservatori è un nodo critico. Richiede competenze biologiche specifiche — identificazione delle specie a bordo, misurazione corretta del LJFL per il pesce spada, riconoscimento delle diverse classi di taglia del tonno rosso — e capacità di lavorare in condizioni difficili, spesso di notte, in mare aperto, su imbarcazioni non progettate per la presenza di personale scientifico.
Oceanis Srl
Italia · Ricerca applicata e monitoraggio alieuticoOceanis opera nel campo della ricerca applicata sulle risorse alieutiche del Mediterraneo, con focus su monitoraggio delle popolazioni, analisi delle catture e supporto scientifico alle flotte professionali. Il lavoro di Oceanis si inserisce nel contesto istituzionale che alimenta le valutazioni ICCAT: raccolta dati strutturata, protocolli di campionamento biologico, interfaccia con la comunità scientifica internazionale.
La collaborazione con il Giornale dei Marinai permette di tradurre questo lavoro tecnico in comunicazione accessibile ai pescatori professionali, alle cooperative e agli amministratori locali — un passaggio spesso sottovalutato ma essenziale per la governance condivisa della risorsa.
Cofrepêche
Parigi · Cooperazione internazionale per la pesca sostenibileCofrepêche è una delle principali strutture francesi di cooperazione tecnica nel settore della pesca, attiva in numerosi paesi del bacino atlantico e mediterraneo. Il suo mandato include la formazione professionale, il supporto istituzionale alle amministrazioni della pesca, e la gestione di programmi di osservazione scientifica in partnership con ICCAT e con le agenzie di sviluppo internazionale.
Il lavoro di Cofrepêche è particolarmente rilevante nel contesto delle flotte dei paesi terzi del Mediterraneo — quelle Tunisia, Algeria, Marocco — dove la copertura degli osservatori è storicamente più bassa e i dati più frammentari. Migliorare la qualità dei dati di queste flotte significa migliorare la qualità del modello ICCAT per il pesce spada e il tonno rosso.
Perché la qualità dei dati è una questione politica
C’è un nesso diretto tra la qualità dei dati raccolti in mare e le decisioni prese nelle sale riunioni di ICCAT. Un sistema di osservazione ben funzionante produce stime di stock più accurate, che a loro volta permettono di fissare quote più calibrate — né troppo restrittive (penalizzando inutilmente i pescatori) né troppo permissive (rischiando il collasso dello stock).
Il caso del pesce spada mediterraneo è emblematico: lo stock è classificato come overfished da anni, ma l’incertezza nei dati di cattura — soprattutto per le flotte non UE e per la pesca IUU non dichiarata — rende i modelli di stock assessment meno affidabili di quanto sembri. Il margine di errore nelle stime è alto, il che significa che anche le quote potrebbero essere calibrate su una fotografia parziale della realtà.
Investire nella rete degli osservatori, nella formazione del personale scientifico a bordo, nella standardizzazione dei protocolli tra paesi diversi non è un esercizio accademico. È la precondizione per una gestione ittica che non sia solo una mediazione politica tra interessi nazionali, ma una risposta calibrata allo stato reale degli stock.
L’interesse commerciale:
due mercati, due mondi
Sul piano economico, tonno rosso e pesce spada sono due prodotti radicalmente diversi — per mercato di riferimento, per struttura del prezzo, per catena del valore e per chi detiene il potere contrattuale lungo la filiera.
Il trancio di pesce spada è il prodotto più familiare ai consumatori italiani — venduto fresco nei mercati ittici, nelle pescherie e nei banchi della GDO. È anche il prodotto più soggetto a frodi di sostituzione, con verdesca o smeriglio venduti al suo posto. Per approfondire: differenza tra pesce spada e verdesca → e frodi in pescheria →
Il tonno rosso invece raramente finisce sul banco della pescheria di quartiere fresco e intero — la quota italiana di pregio è quasi interamente orientata all’export verso il Giappone, dove viene trasformata in sashimi e sushi di alta gamma. Il consumatore italiano medio lo trova principalmente in conserva (tonno in scatola, quasi sempre alalunga o tonnetto striato) oppure nei ristoranti di fascia alta.
? Tonno Rosso — Il mercato del lusso globale
? Pesce Spada — Il mercato interno mediterraneo
Il tonno rosso e il Giappone: una dipendenza che ha cambiato la pesca mediterranea
Il mercato giapponese del tonno rosso — dominato dalla domanda di hon-maguro per sashimi e sushi di alta gamma — ha letteralmente riscritto l’economia della pesca mediterranea negli ultimi quarant’anni. Negli anni ’80, quando i buyer giapponesi scoprirono la qualità del tonno rosso mediterraneo, i prezzi esplosero. Gli armatori maltesi, tunisini, siciliani e croati che fino ad allora vendevano il tonno a 2-3 €/kg si ritrovarono a contrattare a 20, 30, 50 €/kg.
Questo incentivo straordinario fu la causa principale del collasso dello stock: tutti volevano pescare più tonno possibile, il prima possibile. Fu anche la causa paradossale del recupero: quando ICCAT impose tagli drastici, il valore economico dello stock era così elevato che i governi — Giappone incluso, in quanto importatore interessato alla sopravvivenza della risorsa — accettarono di rispettare le misure.
Il pesce spada non ha questo meccanismo di mercato che lo protegge. È un prodotto eccellente, molto apprezzato in Italia e nel bacino mediterraneo, ma non ha un mercato di lusso internazionale disposto a pagare prezzi che giustifichino politicamente la riduzione delle catture.
La filiera italiana: chi guadagna davvero
Per entrambe le specie, la distribuzione del valore lungo la filiera è sbilanciata a favore degli anelli intermedi — commercio all’ingrosso, grossisti, catene della grande distribuzione — rispetto all’armatore pescatore. Un palangrista che vende pesce spada a 9 €/kg al mercato ittico lo vede rivenduto a 22 €/kg al consumatore finale, con margini che non tornano al settore primario.
Per il tonno rosso il problema è ulteriore: il sistema delle quote trasferibili — introdotto in alcuni paesi e discusso anche in Italia — tende a consolidare la quota nelle mani dei grandi operatori, che possono acquistarla o affittarla dai piccoli. Nel lungo periodo, questo porta a una finanziarizzazione della risorsa ittica: la quota diventa un asset finanziario più che uno strumento di gestione sostenibile della pesca.
L’allevamento da ingrasso: una soluzione o un problema?
Le gabbie da ingrasso di tonno rosso — presenti soprattutto in Spagna (Murcia), Malta, Croazia e Tunisia — consentono di catturare tonni giovanili, ingrassarli per mesi in gabbie marine, e venderli sul mercato giapponese a peso e qualità ottimali. Sono una componente significativa dell’export ittico mediterraneo.
Il problema biologico è noto: il tonno catturato giovane per l’ingrasso non raggiunge la maturità sessuale e non contribuisce alla riproduzione dello stock. Nei periodi di crisi dello stock (anni 2000-2007), l’allevamento da ingrasso era di fatto una forma di pesca illegale mascherata — le catture di giovanili non venivano interamente dichiarate, e quelle dichiarate venivano sottostimate in peso.
Oggi il sistema è più regolamentato, con ispezioni delle gabbie e obbligo di dichiarazione delle biomasse. Ma la pressione dell’allevamento da ingrasso rimane una variabile critica nella gestione del tonno rosso mediterraneo.
| Indicatore | Tonno Rosso | Pesce Spada | Differenza |
|---|---|---|---|
| Prezzo medio ingrosso Italia | 20–35 €/kg | 8–12 €/kg | Tonno +200% |
| Quota nazionale IT (2026) | ~4.200 t | ~2.800 t | Tonno +50% |
| Valore economico quota IT | 100–140 M€ | 25–40 M€ | Tonno +350% |
| Stato stock ICCAT 2025 | In recupero | Overfished | Spada peggio |
| Variazione TAC 2026 | +19,3% (Siviglia 2025) | Stabile | Squilibrio evidente |
| Mercato export principale | Giappone (sashimi) | UE (consumo fresco) | — |
| Novità normativa 2026 | Nessuna | Trapline (ICCAT 25-09) | — |
Domande frequenti
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Fonti e riferimenti
- ICCAT (2025) — Riunione annuale di Siviglia, novembre 2025: nuovi TAC 2026–2028 per tonno rosso (Atl. Est +19,3%); nessuna variazione sostanziale per pesce spada mediterraneo
- ICCAT Raccomandazione 25-09 — Sperimentazione Trapline nella pesca al pesce spada mediterraneo
- MASAF — Decreto direttoriale 9 aprile 2026: avvio sperimentazione Trapline in Italia (2026–2028)
- MASAF — Decreto di chiusura pesca pesce spada Mediterraneo, 20 dicembre 2025 (quota nazionale esaurita)
- Reg. UE 2025/202 del Consiglio, 30 gennaio 2025 — Possibilità di pesca 2025–2026 per alcuni stock ittici
- Reg. UE 2019/1154 — Piano pluriennale di ricostituzione del pesce spada del Mediterraneo (obiettivo MSY entro 2031)
- Reg. UE 2016/1627 — Piano pluriennale di ripristino del tonno rosso dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo
- Reg. CE 1239/1998 — Divieto delle reti derivanti pelagiche nel Mediterraneo
- ICCAT SCRS (2023) — Report of the Standing Committee on Research and Statistics: Mediterranean Swordfish & Atlantic Bluefin Tuna stock assessments
- ISSF (2025) — Status of the World Fisheries for Tuna, marzo 2025
- ISPRA — Rapporti sullo stato delle risorse alieutiche nei mari italiani
- Froese, R. & Pauly D. (eds.) — FishBase: Thunnus thynnus | Xiphias gladius