Scheda scientifica marina · Cheloniidae
Lepidochelys kempii
(Garman, 1880)
Tartaruga di Kemp | Kemp’s Ridley Sea Turtle
| Lunghezza carapace | 58–70 cm (max 75 cm) | Peso | 36–45 kg (max 59 kg) |
| Longevità stimata | 30+ anni | Stato IUCN | CR — Critica |
| CITES | Appendice I | Habitat preferito | Fondo molle nerittico, 0–50 m |
Tassonomia e posizione filogenetica
Classe: Reptilia · Ordine: Testudines · Famiglia: Cheloniidae · Genere: Lepidochelys Fitzinger, 1843 · Specie: L. kempii (Garman, 1880).
Il genere Lepidochelys comprende solo due specie viventi: L. kempii (Atlantico) e L. olivacea (Indo-Pacifico e Atlantico orientale). L’epiteto specifico onora Richard M. Kemp, pescatore di Key West (Florida) che per primo inviò esemplari a Samuel Garman del Museum of Comparative Zoology di Harvard nel 1906. Garman la descrisse inizialmente come Colpochelys kempii; la riclassificazione nel genere Lepidochelys è del XX secolo. Gli studi filogenetici molecolari indicano che il genere Lepidochelys è il gruppo sorella di Natator (flatback australiana), con divergenza stimata di circa 30 milioni di anni fa. Il nome di genere deriva dal greco lepis (scaglia) + chelys (tartaruga).
Morfologia e caratteri diagnostici
La Kemp’s ridley è la più piccola tartaruga marina al mondo: il carapace raramente supera 75 cm di lunghezza, con un peso massimo documentato di circa 59 kg. Il carapace è quasi circolare in pianta, sensibilmente più largo che lungo — carattere immediatamente diagnostico che la distingue da tutte le altre specie. Il colore è grigio-verde uniforme nel dorso, bianco-giallastro nel ventre (plastron). Il profilo è molto piatto, con una carena vertebrale poco pronunciata.
La testa è relativamente grande con mascelle robuste e affilate, ideali per triturare prede con guscio duro. Le pinne anteriori portano 1 solo artiglio. La formula degli scuti è: 5 vertebrali, 5 paia di costali (carattere condiviso con L. olivacea ma non con le altre specie mediterranee). Si distingue da L. olivacea per avere generalmente 6–7 scudi infralabiali (vs. 5–9 variabili) e 5 paia di pori sul bridge.
Distribuzione globale e habitat
A differenza di tutte le altre tartarughe marine, la Kemp’s ridley è una specie endemica dell’Atlantico con l’areale più ristretto tra le cheloni marine. Il core range copre il Golfo del Messico e la costa atlantica degli Stati Uniti (da Cape Hatteras al Maine), dove frequenta i fondali sabbiosi dei banchi di gamberi della piattaforma continentale. L’habitat preferito è il fondo molle nerittico (sabbia, fango, ghiaia) a profondità comprese tra 0 e 50 m.
Gli individui immaturi effettuano migrazioni transatlantiche documentate, seguendo le correnti nordatlantiche (Gulf Stream → North Atlantic Current) fino all’Europa settentrionale e all’Atlantico orientale, da dove alcuni penetrano nel Mediterraneo attraverso Gibilterra. Molti giovani vengono trovati in stato di cold-stunning (ipotermia acuta) sulle coste europee in autunno-inverno, quando le temperature scendono sotto la soglia di termoregolazione attiva.
Alimentazione e specializzazioni trofiche
La dieta è prevalentemente carnivora e bentica. I granchi (Brachyura) costituiscono la preda principale in tutte le classi d’età, con predilezione per Callinectes sapidus (granchio azzurro) e altri granchi natanti e bentonici del Golfo del Messico. Le mascelle robuste e la muscolatura mandibolare potente consentono di triturare gusci chitinosi e calcificati con facilità. Vengono consumati anche molluschi (bivalvi e gasteropodi), echinodermi (oloturie, ofiure e ricci), policheti, tunicati e piccoli pesci demersali.
Durante le migrazioni in acque atlantiche e nel Mediterraneo, la dieta diventa più opportunistica: meduse (Scyphozoa e Cnidaria) e salpidi (Thaliacea) vengono ingeriti lungo il percorso. L’ingestione di sacchetti di plastica traslucidi — visivamente simili a meduse — rappresenta una delle cause principali di mortalità nei giovani dispersi in acque extratropicali.
Riproduzione: l’Arribo e la nidificazione di massa
Il comportamento riproduttivo della Kemp’s ridley è uno degli spettacoli naturali più straordinari del mondo dei rettili: la specie si riproduce attraverso deposizioni sincroniche di massa chiamate “arribo” (dallo spagnolo, “arrivo”), eventi durante i quali centinaia o migliaia di femmine emergono contemporaneamente sulla stessa spiaggia in un breve arco temporale. Il filmato amatoriale girato da Andres Herrera nel 1947 a Rancho Nuevo (Tamaulipas, Messico) documentò circa 40.000 femmine in un singolo giorno — la più grande aggregazione documentata di tartarughe marine del XX secolo.
La maturità sessuale è raggiunta dopo 10–17 anni, tra le più rapide nelle tartarughe marine. In una stagione le femmine depongono 2–3 nidi a distanza di 14–28 giorni, con 95–110 uova per nido. L’incubazione dura 50–70 giorni. La determinazione del sesso è termodipendente (TSD), con pivot temperature attorno a 29–29,5 °C. Il ciclo riproduttivo si ripete ogni 1–2 anni.
Nel 1985 si stimavano appena 702 nidi totali a Rancho Nuevo — il minimo storico registrato, indice di un crollo demografico catastrofico. Il programma binazionale NMFS (USA) / SEMAR (Messico) di protezione integrata della spiaggia, introdotto a partire dagli anni ’80 e poi supportato dall’obbligo dei TED (Turtle Excluder Devices) dal 1987, ha permesso una lenta ma documentata ripresa: nel 2022 sono stati contati oltre 25.000 nidi a Rancho Nuevo e nelle spiagge secondarie adiacenti.
Presenza in Mediterraneo: avvistamenti e segnalazioni
La L. kempii è probabilmente la tartaruga marina più rara nelle acque mediterranee. I pochi esemplari segnalati sono quasi invariabilmente giovani immaturi che hanno percorso la rotta atlantica settentrionale e sono penetrati nel Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra. Una revisione sistematica del 2006 (Bentivegna et al., Marine Turtle Newsletter 111) ha catalogato circa 30 segnalazioni credibili per il periodo 1900–2005, concentrate nel Bacino Occidentale.
Le segnalazioni più recenti e documentate includono:
- 2023, Costa Brava — Girona (Spagna) — esemplare giovane recuperato vivo in stato di ipotermia sulle coste catalane; trasferito al CRAM (Centre de Recuperació d’Animals Marins) di Barcellona per riabilitazione. Identificazione confermata da DNA bar-coding mitocondriale.
- 2018, Cagliari (Sardegna) — carcassa di giovane esemplare rinvenuta sulla costa meridionale; segnalazione al Centro Studi Cetacei. Prima documentazione moderna certa per le coste italiane con campionamento biologico.
- 2015, Golfo di Genova — individuo catturato accidentalmente in pesca a strascico; rilasciato vivo dopo misurazioni e prelievo bioptico. Dati pubblicati su Marine Turtle Newsletter.
- 2011, al largo di Marsiglia (Bouches-du-Rhône) — avvistamento verificato da ricercatori del CNRS; l’esemplare è stato seguito per circa 48 ore.
- Segnalazioni per Grecia e Turchia (Bacino Orientale) sono estremamente rare e in genere non supportate da materiale biologico conservato.
La tendenza degli ultimi anni mostra un lieve aumento nelle segnalazioni europee di L. kempii, interpretato come probabile effetto combinato del recupero demografico della specie (più individui totali in mare) e del riscaldamento delle acque atlantiche che estende il range termico favorevole verso est. Non si esclude che la specie possa comparire sempre più frequentemente nel Mediterraneo Occidentale durante i mesi estivi.
Minacce e stato di conservazione
IUCN Red List: CR (Critically Endangered, 2023) — la Kemp’s ridley detiene il triste primato di essere la tartaruga marina più minacciata del mondo. La causa principale del crollo demografico del XX secolo fu la raccolta sistematica di uova a Rancho Nuevo negli anni ’50–’70 (le uova venivano commercializzate localmente come alimento) e la cattura accidentale massiva (bycatch) nelle reti dei pescherecci di gamberi del Golfo del Messico. L’introduzione obbligatoria dei TED (Turtle Excluder Devices) nelle reti da strascico statunitensi dal 1987 ha avuto un impatto positivo rilevante e documentato sulla mortalità.
Altri fattori di minaccia includono: ingestione di plastica e rifiuti galleggianti, impatti con imbarcazioni, inquinamento da idrocarburi (il disastro della piattaforma Deepwater Horizon nel 2010 ha colpito duramente le acque di alimentazione e le spiagge di nidificazione nel Golfo del Messico), e la perdita e degradazione dei siti di nidificazione per erosione costiera, illuminazione artificiale degli arenili e urbanizzazione del litorale. La specie è tutelata dalla CITES (Appendice I), dall’Endangered Species Act degli USA (dal 1970), dal Memorandum of Understanding UNEP/CMS sulle tartarughe marine e in Italia dal D.Lgs. 357/1997.
Domande frequenti
Dove nidifica?
Quasi solo su alcune spiagge del Messico, in nidificazioni di massa (arribadas).
Perché è in pericolo critico?
Raccolta di uova e catture accidentali in passato.
Vive in Mediterraneo?
È stata segnalata solo eccezionalmente.


