I pesci volanti sono tra gli animali marini più sorprendenti da osservare. A prima vista sembrano davvero capaci di volare, ma in realtà non battono le pinne come fanno gli uccelli: planano sopra la superficie del mare sfruttando la velocità accumulata sott’acqua e le grandi pinne pettorali trasformate in strutture simili ad ali.
Questi pesci appartengono alla famiglia degli Exocoetidae, un gruppo di pesci ossei pelagici diffusi soprattutto nei mari tropicali e subtropicali. Alcune specie sono presenti anche nel Mediterraneo, dove gli incontri sono possibili soprattutto in mare aperto, lontano dalla costa, nelle acque superficiali.
Il loro “volo” è una delle strategie antipredatorie più spettacolari del mondo marino. Quando vengono inseguiti da predatori veloci come tonni, lampughe, aguglie imperiali o pesci spada, i pesci volanti accelerano sotto la superficie, escono dall’acqua e aprono le pinne pettorali, planando per decine o centinaia di metri.
I pesci volanti volano davvero?
I pesci volanti non volano nel senso stretto del termine. Non producono una spinta attiva nell’aria come gli uccelli o i pipistrelli. Il loro movimento è più correttamente definito volo planato.
Il pesce prende velocità sott’acqua, rompe la superficie e apre le pinne pettorali, che funzionano come ali rigide. In alcune specie anche le pinne pelviche sono molto sviluppate e contribuiscono alla stabilità durante la planata. Una volta fuori dall’acqua, il pesce scivola sull’aria mantenendosi a poca distanza dalla superficie del mare.
La coda può continuare a battere contro la superficie per alcuni istanti, fornendo ulteriore spinta. Questo comportamento permette al pesce di prolungare la planata, cambiare leggermente traiettoria e aumentare la distanza percorsa.
Come fanno i pesci volanti a uscire dall’acqua?
Prima di planare, il pesce volante accelera rapidamente sotto la superficie. La velocità può raggiungere valori molto elevati per un animale di piccole dimensioni, spesso indicati intorno ai 50–60 km/h. Una volta raggiunta la velocità sufficiente, il pesce orienta il corpo verso l’alto e rompe la superficie.
Il salto non è casuale. Il corpo è affusolato e idrodinamico, adatto a ridurre l’attrito in acqua. Le pinne pettorali sono molto ampie e, quando vengono aperte, aumentano la superficie portante. Questo permette al pesce di trasformare la velocità accumulata nel nuoto in una planata sopra il mare.
Durante la planata, il pesce non “sbatte le ali”. Le pinne restano distese, come quelle di un piccolo aliante. Il movimento della coda, invece, è fondamentale nella fase iniziale e può aiutare a rilanciare il pesce quando sfiora nuovamente la superficie.
Quanto lontano possono planare?
Le distanze variano in base alla specie, alla taglia dell’individuo, alla velocità, al vento e alle condizioni del mare. Molte planate durano pochi secondi e coprono distanze relativamente brevi, ma in condizioni favorevoli i pesci volanti possono percorrere anche oltre 100 metri sopra la superficie.
Alcune fonti riportano planate fino a circa 200 metri, mentre distanze superiori vengono citate in diversi racconti naturalistici ma devono essere considerate con prudenza. In ogni caso, per un pesce di piccola o media taglia, anche una planata di poche decine di metri rappresenta un vantaggio enorme quando si tratta di sfuggire a un predatore.
L’aspetto più interessante non è solo la distanza, ma la strategia: uscire temporaneamente dall’ambiente acquatico significa sottrarsi all’attacco di predatori marini molto rapidi, anche se il pesce si espone per pochi secondi a un altro rischio, quello degli uccelli marini.
Perché i pesci volanti saltano fuori dall’acqua?
La spiegazione più accettata è la fuga dai predatori. In mare aperto, i pesci volanti sono prede di molti grandi predatori pelagici, tra cui tonni, lampughe, aguglie imperiali, pesci spada e altri grandi pesci che cacciano negli strati superficiali.
Quando il banco viene inseguito, saltare fuori dall’acqua e planare può rompere la traiettoria dell’attacco. Il predatore resta in acqua, mentre il pesce volante cambia ambiente per qualche secondo, aumentando le possibilità di sopravvivenza.
Questa strategia però non è priva di rischi. Durante la planata, i pesci volanti possono essere catturati da uccelli marini come gabbiani, sule e fregate nelle aree tropicali. Il “volo” è quindi una soluzione efficace ma non perfetta: permette di sfuggire ai predatori acquatici, ma può esporre a quelli aerei.
Le pinne dei pesci volanti
La caratteristica più evidente dei pesci volanti è lo sviluppo delle pinne pettorali, molto più grandi rispetto a quelle della maggior parte dei pesci. Quando sono chiuse, restano aderenti al corpo; quando il pesce esce dall’acqua, si aprono lateralmente e diventano simili ad ali.
Nelle specie dette “a due ali”, sono soprattutto le pinne pettorali a sostenere la planata. In alcune specie, invece, anche le pinne pelviche sono molto sviluppate: in questo caso si parla spesso di pesci volanti “a quattro ali”, perché l’animale dispone di due coppie di pinne ampie che migliorano stabilità e portanza.
Questa trasformazione è un adattamento evolutivo. Nei pesci volanti, la forma del corpo, la coda, le pinne e il comportamento lavorano insieme per permettere una fuga rapida ed efficace sopra la superficie del mare.

Dove vivono i pesci volanti?
I pesci volanti vivono soprattutto nelle acque tropicali e subtropicali degli oceani, ma alcune specie possono essere osservate anche in aree temperate calde, compreso il Mediterraneo. Sono pesci pelagici, cioè vivono nella colonna d’acqua, spesso vicino alla superficie e lontano dal fondo.
A differenza di molte specie costiere descritte tra gli organismi marini del Mediterraneo, i pesci volanti sono legati soprattutto al mare aperto. Frequentano acque superficiali, correnti, zone pelagiche e aree dove il plancton e i piccoli organismi marini sono abbondanti.
Non sono pesci tipici dei fondali rocciosi o delle praterie marine: la loro vita è legata agli strati superficiali del mare aperto. Nel Mediterraneo possono essere incontrati soprattutto al largo. Gli avvistamenti vicino alla costa sono possibili, ma meno comuni, e spesso avvengono quando correnti, condizioni meteo-marine o inseguimenti da parte di predatori spingono gli individui verso zone più vicine alla riva.
I pesci volanti nel Mediterraneo
Nel Mediterraneo sono segnalate diverse specie di pesci volanti. Tra quelle più rappresentative ci sono Cheilopogon heterurus, spesso indicato come pesce volante mediterraneo, e Hirundichthys rondeletii, conosciuto anche come pesce volante dalle ali nere. Sono specie pelagiche, legate alle acque superficiali e capaci di planare fuori dall’acqua.
Altre specie, come Exocoetus volitans ed Exocoetus obtusirostris, sono più legate ad acque tropicali e subtropicali e risultano più rare o occasionali nel Mediterraneo. La loro presenza può essere difficile da documentare perché questi pesci vivono in mare aperto, sono veloci e spesso vengono osservati solo durante brevi planate.
La presenza dei pesci volanti arricchisce il quadro dei pesci del Mediterraneo, mostrando quanto sia varia anche la fauna degli strati superficiali del mare aperto.
Cheilopogon heterurus: il pesce volante mediterraneo

Cheilopogon heterurus è una delle specie di pesci volanti presenti anche nel Mediterraneo. È un pesce osseo pelagico, quindi vive soprattutto nella colonna d’acqua, vicino alla superficie, e non è legato ai fondali.
La sua caratteristica principale sono le pinne pettorali molto sviluppate, che funzionano come superfici portanti. Non vola davvero come un uccello: prende velocità sott’acqua, esce dalla superficie e poi plana per sfuggire ai predatori. La coda, soprattutto nella fase iniziale, può battere rapidamente sull’acqua e dare un’ulteriore spinta.
Cheilopogon heterurus è una delle specie più rappresentative tra i pesci volanti presenti nel Mediterraneo. Ha corpo allungato, colorazione argentea e pinne pettorali molto sviluppate, adatte alla planata. Vive in acque pelagiche e costiere, ma è comunque più legato al mare aperto che agli ambienti di riva.
I pesci ossei del Mediterraneo: Guida illustrata a 150 specie
150 schede illustrate su identificazione, biologia e curiosità. 319 pagine, di Marcello Guadagnino.
Sfoglia alcune schede specie tratte dal libro: identificazione, biologia e curiosità per ogni pesce.
Come altri pesci volanti, utilizza il salto fuori dall’acqua come strategia di fuga. È una specie capace di compiere planate su lunghe distanze e si riproduce in estate in alcune aree mediterranee. Le uova presentano filamenti che possono favorire l’adesione a materiali galleggianti o strutture presenti nell’ambiente marino.
Non è una specie di grande importanza commerciale, ma ha interesse scientifico e naturalistico perché rappresenta uno degli esempi più evidenti di adattamento alla vita negli strati superficiali del mare.
Hirundichthys rondeletii: il pesce volante dalle ali nere

Rispetto a Cheilopogon heterurus, viene spesso ricordato per le pinne pettorali più scure, da cui deriva il nome comune di “pesce volante dalle ali nere”. L’identificazione in mare, però, non è sempre facile, perché questi pesci vengono visti quasi sempre per pochi secondi durante la planata.
Hirundichthys rondeletii è un’altra specie di pesce volante segnalata nel Mediterraneo. Vive in acque superficiali oceaniche o pelagiche e può planare per distanze considerevoli sopra la superficie. Si nutre soprattutto di zooplancton, cioè piccoli organismi animali sospesi nella colonna d’acqua.
Il nome comune “pesce volante dalle ali nere” deriva dalla colorazione delle pinne, che possono apparire più scure rispetto ad altre specie. Anche in questo caso, le pinne pettorali sviluppate sono il carattere principale che permette la planata.
La specie può essere difficile da osservare e identificare con certezza in mare, perché molti pesci volanti vengono visti solo per pochi istanti mentre saltano fuori dall’acqua. Fotografie, catture accidentali e osservazioni documentate sono quindi importanti per confermare la presenza delle diverse specie.
Cosa mangiano i pesci volanti?
I pesci volanti si nutrono soprattutto di piccoli organismi presenti negli strati superficiali del mare. La dieta comprende zooplancton, piccoli crostacei planctonici, larve e altri organismi sospesi nella colonna d’acqua.
Questi organismi sono alla base di molte reti alimentari marine e collegano i pesci volanti ad altri gruppi descritti tra gli organismi marini del Mediterraneo. La loro alimentazione è legata alla produttività superficiale del mare: dove correnti, temperatura e nutrienti favoriscono la presenza di plancton, i pesci volanti possono trovare più facilmente cibo.
A loro volta, i pesci volanti sono una risorsa alimentare importante per molti predatori pelagici. Entrano quindi in una rete alimentare molto dinamica, che collega plancton, piccoli pesci, grandi predatori e uccelli marini.
Chi sono i predatori dei pesci volanti?
I pesci volanti sono prede di numerosi predatori marini. Tra i principali ci sono tonni, lampughe, aguglie imperiali, pesci spada e altri grandi pesci pelagici.
La planata fuori dall’acqua si è probabilmente evoluta come risposta a questa pressione predatoria. Uscire dall’acqua per pochi secondi può essere sufficiente per evitare un attacco, soprattutto quando il predatore è molto vicino.
Tuttavia, i pesci volanti non sono al sicuro nemmeno in aria. Durante la planata possono essere catturati da uccelli marini, che sfruttano proprio i salti dei pesci per intercettarli sopra la superficie.
I pesci volanti si mangiano?
In alcune parti del mondo i pesci volanti sono pescati e consumati. Sono presenti nella cucina tradizionale di diverse aree tropicali, tra cui i Caraibi, Barbados e alcune zone dell’Asia. In questi contesti possono essere consumati freschi, essiccati, fritti o utilizzati in piatti locali.
Nel Mediterraneo, invece, non rappresentano una risorsa alimentare importante. Le specie presenti sono legate al mare aperto e non hanno un peso commerciale paragonabile a quello di altri pesci pelagici o costieri. Gli incontri sono spesso occasionali e l’interesse è soprattutto naturalistico.
Parlare del consumo dei pesci volanti ha senso quindi in un contesto globale, ma nel Mediterraneo è meglio considerarli soprattutto come specie pelagiche curiose e poco comuni, più importanti dal punto di vista biologico che commerciale.
Perché a volte finiscono sulle barche?
Una delle curiosità più note riguarda i pesci volanti che finiscono accidentalmente sulle imbarcazioni. Questo può accadere soprattutto di notte, quando luci, ostacoli o traiettorie di fuga portano il pesce a urtare contro strutture galleggianti o a ricadere sul ponte.
Non si tratta di un comportamento volontario. Il pesce, durante la planata, può non riuscire a evitare un’imbarcazione, soprattutto se sta fuggendo da un predatore o se le condizioni di luce e mare rendono difficile l’orientamento.
Una volta caduto a bordo, il pesce volante non riesce a tornare autonomamente in acqua e può morire rapidamente. Questo fenomeno è noto da tempo ai marinai e contribuisce alla fama quasi leggendaria di questi animali.
I pesci volanti sono pericolosi?
I pesci volanti non sono pericolosi per l’uomo. Sono pesci piccoli o di media taglia, privi di dentature offensive e non aggressivi. Il loro comportamento spettacolare è legato alla fuga, non all’attacco.
L’unico rischio può essere accidentale: durante una planata, soprattutto di notte o vicino a imbarcazioni veloci, un pesce volante può urtare persone o oggetti. Si tratta però di eventi rari e non di un comportamento aggressivo.
Stato di conservazione
Lo stato di conservazione varia in base alla specie. Alcuni pesci volanti sono considerati comuni in ampie aree tropicali e subtropicali, mentre per altre specie locali i dati possono essere più limitati.
In generale, i pesci volanti non sono tra le specie marine più minacciate, ma possono risentire dei cambiamenti negli ecosistemi pelagici, della pesca locale, dell’inquinamento e delle modifiche nella disponibilità di plancton. Essendo parte della rete alimentare superficiale, sono sensibili ai cambiamenti che interessano il mare aperto.
Nel Mediterraneo, la loro osservazione resta interessante anche per comprendere la distribuzione delle specie pelagiche e l’evoluzione delle comunità marine in un mare sempre più influenzato da riscaldamento, traffico marittimo e pressione antropica.
Curiosità sui pesci volanti
I pesci volanti sono spesso considerati una sorta di confine vivente tra acqua e aria. Passano la loro vita in mare, respirano con le branchie e sono pesci a tutti gli effetti, ma per pochi secondi riescono a sfruttare l’ambiente aereo meglio di quasi tutti gli altri pesci.
La loro planata è così efficiente che, osservandoli da una barca, può sembrare che stiano davvero volando. In realtà stanno utilizzando una combinazione di velocità, forma del corpo, pinne allargate e correnti d’aria superficiali.
Un altro aspetto interessante è che il “volo” non serve per spostarsi da un luogo all’altro come negli uccelli, ma soprattutto per sopravvivere. È una risposta rapida, spettacolare ed efficace alla pressione dei predatori del mare aperto.


