patella ferruginea

Patella ferruginea

Patella ferruginea: la patella gigante che rischia di scomparire dal Mediterraneo

C’è una patella che non tutti conoscono, eppure è la più grande di tutto il bacino: Patella ferruginea, endemica del Mediterraneo occidentale, oggi ridotta a poche popolazioni relitte e considerata uno degli invertebrati marini più minacciati dell’intero Mediterraneo.

Un nome che parla di colore, non di ferro

Ferruginea non fa riferimento al ferro in senso letterale, ma al colore: in italiano “ferrugineo” indica una tonalità bruno-rugginosa, ed è proprio questa la tinta che spesso assume il guscio della specie. Non esiste, peraltro, un nome comune italiano consolidato — anche a causa della sua rarità ormai quasi assoluta lungo le nostre coste — anche se in alcuni contesti divulgativi si è iniziato a proporre “patella ferruginosa”.

Aspetto e riconoscimento

È la patella più grande del Mediterraneo: il guscio può superare i 10 cm di diametro, con coste radiali molto pronunciate che ne segnano il profilo. Negli esemplari giovani, sotto i 20 mm, la conchiglia è invece molto più caratteristica: appiattita, con poche coste spesse che disegnano un contorno quasi stellato, su un fondo biancastro-terroso percorso da striature concentriche scure che si sollevano sopra le coste.

Un dettaglio sorprendente riguarda i denti della radula: sono composti in parte da goethite, uno dei materiali biologici più resistenti in natura — più duro persino della seta del ragno — che permette all’animale di raschiare efficacemente il substrato roccioso.

Abitudini e alimentazione

Vive fissata alla roccia nella fascia meso-litorale, la zona intertidale sferzata dalle onde e scoperta dalle maree. È dotata di un piede molto sviluppato e vischioso che le garantisce un’aderenza fortissima allo scoglio, e ha sviluppato la capacità di trattenere l’acqua per resistere all’essiccamento durante la bassa marea. Come molte patelle, mostra un comportamento di homing: torna sempre nello stesso punto della roccia, che nel tempo si modella esattamente sul profilo del suo guscio.

Si nutre soprattutto di un “biofilm” di cianobatteri epi- ed endolitici, insieme a diatomee e piccoli propaguli algali, raschiati con la radula durante una scansione a zig-zag della superficie. L’attività di alimentazione avviene soprattutto quando è bagnata dalle onde, preferibilmente in alta marea e di notte; gli adulti sono molto sedentari e si spostano solo per brevi distanze.

Una specie ormai relitta

Un tempo ampiamente diffusa in tutto il Mediterraneo occidentale, oggi sopravvive solo in poche aree isolate: Marocco, Spagna meridionale, Algeria, Tunisia, Isole Pelagie, Pantelleria, Sardegna e Corsica. Il declino è legato soprattutto all’inquinamento delle acque costiere e allo sfruttamento umano protratto per decenni, sia come alimento sia come esca viva per la pesca manuale.

È inserita nella lista rossa della Direttiva Habitat (92/43/CEE) come specie a rischio critico, ed è protetta anche dalla Convenzione di Berna e dalla Convenzione di Barcellona: raccolta, collezionismo e possesso sono vietati per legge.

I progetti di conservazione

Il principale sforzo di tutela in corso è il progetto Relife, cofinanziato dal programma LIFE dell’Unione Europea, che punta al ripristino della specie in alcune Aree Marine Protette liguri (Portofino, Bergeggi, Cinque Terre) tramite restocking e riproduzione controllata. Proprio in questo ambito, un team di ricerca — tra cui Javier Guallart — è riuscito per la prima volta a ottenere la riproduzione di Patella ferruginea in condizioni controllate con metodi non invasivi: un passo importante verso il ripopolamento di una specie che rischia di scomparire dal bacino che la ospita da sempre.

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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