I venti del Mar Mediterraneo

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
rosa dei venti

Il Mar Mediterraneo, culla di antiche civiltà e fulcro di inestimabili ricchezze naturali, è un microcosmo di fenomeni meteorologici straordinari che contribuiscono a definire il suo paesaggio climatico unico.

Tra gli elementi chiave che modellano le condizioni atmosferiche della regione, i venti emergono come protagonisti indiscussi, esercitando un’influenza dinamica sulla temperatura, l’umidità e la stabilità atmosferica.

Questo articolato sistema di venti, ricco di varietà e complessità, gioca un ruolo cruciale nella determinazione delle caratteristiche climatiche locali, contribuendo così a plasmare non solo le dinamiche meteorologiche, ma anche la vita quotidiana, la flora e la fauna.

La rosa dei venti, conosciuta anche come stella dei venti o simbolo dei venti, è un diagramma schematico che rappresenta la provenienza dei venti che soffiano in una determinata regione nel corso di un periodo di tempo prolungato. Originariamente concepita per indicare la direzione dei venti in base ai quattro punti cardinali principali – Nord, Sud, Est, Ovest – la rosa dei venti ha un ruolo fondamentale nella navigazione e nell’orientamento.

Navigando attraverso le storie millenarie del Maestrale freddo e asciutto, della Tramontana che scende dalle vette dei Pirenei, del Levante caldo e umido, e di altri protagonisti atmosferici, ci immergeremo nella ricca tapestry di queste forze naturali che conferiscono al Mediterraneo la sua identità meteorologica unica.

In questo viaggio, esploreremo gli intricati dettagli di ciascun vento, analizzandone le origini, gli effetti e l’importanza culturale, offrendo una prospettiva approfondita su come i venti del Mediterraneo si intrecciano con la sua storia e la sua geografia, plasmando il destino di questa regione straordinaria.

1. Il Maestrale:

Il Maestrale, conosciuto in francese come Mistral, è il vento che soffia da nord-ovest, con tale direzione simbolicamente indicata nella rosa dei venti. Il suo nome potrebbe derivare dalla prassi romana di collocare la rosa dei venti al centro del Mediterraneo o dalla tradizione medievale che la posiziona sull’isola di Zante, in Grecia. In entrambi i casi, la direzione nord-occidentale punta a una città di importanza significativa per chi ha dato il nome al vento, come Roma o Venezia.

Il Maestrale si manifesta quando correnti d’aria polare o artica entrano nel Mar Mediterraneo occidentale dalle coste della Provenza. In queste circostanze, le masse d’aria provenienti da nord, superando il Massiccio Centrale francese, si incanalano lungo la valle del Rodano, accelerando notevolmente nella rapida discesa sui versanti sottovento. Questa accelerazione permette al vento Maestrale di raggiungere le coste di Corsica e Sardegna, interessate da questo vento con una certa frequenza, anche in zona anticiclonica. Il Maestrale porta spesso temperature più fresche e, soprattutto durante l’estate, allevia il calore nell’entroterra, specialmente nelle aree sud-orientali. La sua durata varia da meno di 24 ore a 4-5 giorni consecutivi, portando frequentemente mari tempestosi con mareggiate sulle coste occidentali e settentrionali della Sardegna, e tirreniche della Calabria e della Sicilia.

Vento Postfrontale:

Il Maestrale può soffiare dopo il passaggio di una bassa pressione, contribuendo a migliorare le condizioni meteorologiche in generale, con una contenuta diminuzione delle temperature, soprattutto nei valori minimi, e dei tassi di umidità. In questo caso, si tratta del cosiddetto “maestrale postfrontale.”

Discesa di Aria Artica Marittima a Aria Polare Fredda Marittima:

Se associato alla discesa di aria artica marittima o aria polare fredda marittima, il Maestrale assume caratteristiche di vento freddo e umido, provocando un peggioramento delle condizioni del tempo con una significativa diminuzione delle temperature. Questo fenomeno può portare a precipitazioni, spesso sotto forma di rovesci o temporali, con la possibilità di neve, specialmente nelle regioni esposte sul versante occidentale durante la stagione invernale.

2. La Tramontana:

La Tramontana è il nome utilizzato in vari Paesi europei per indicare un vento freddo proveniente da nord, talvolta anche per indicare il punto cardinale di provenienza.

Etimologia:

L’origine del nome “tramontana” è soggetta a diverse ipotesi legate alle tradizioni locali:

  1. Secondo la tradizione latina, il termine deriva dalla locuzione “intra montes” o “trans montes” (ovvero al di là dei monti), indicando che il vento proviene dal cuore delle Alpi, storicamente noto dai Romani come proveniente dal nord.
  2. Per i Liguri, il termine sta per ‘vento d’oltre monti,’ cioè il vento del nord che trapassa le catene montuose che delimitano l’area ligure.
  3. Un’ipotesi suggerisce che il nome derivi dal paese di Tramonti, situato a nord di Maiori, nella repubblica marinara di Amalfi. Si ritiene che il nome si sia diffuso con l’uso delle bussole da parte degli amalfitani, i quali per primi le utilizzarono in occidente. Nelle bussole non erano riportati i punti cardinali ma i venti, da cui il nome ancora diffuso di “rosa dei venti” per la stella di puntamento al centro del quadrante.
  4. Considerando il punto di riferimento tradizionale della rosa dei venti, l’isola di Zante nel Mar Ionio, il termine “tramontana” indica i monti dell’Albania e del nord della Grecia, posti nella direzione da cui spira il vento.

Nell’antica Grecia, il vento del nord veniva chiamato Aparctias o Boréas, differenziandolo dalla bora, che proviene da nord-nordest ed è nota in Italia, soprattutto a Trieste. In Italia, la tramontana è tipica della Liguria, suddivisa tradizionalmente in tramontana chiara e tramontana scura a seconda delle condizioni meteorologiche.

Può manifestarsi a cielo sereno o con cielo nuvoloso e precipitazioni quando è associata a un sistema perturbato. La “tramontana scura” si attiva in Liguria in seguito all’invorticamento delle perturbazioni provenienti da ovest sul Mar Ligure. In Spagna, la tramontana è identificata come il vento proveniente da nord-nordest dopo aver attraversato i Pirenei, noto per la sua forte intensità e frequenza sulla costa della provincia di Girona e nelle isole Baleari.

3. Il Grecale :

Il Grecale, noto anche come Greco, è un vento mediterraneo che soffia da nord-est, simbolicamente indicato nella rosa dei venti. La sua presenza è particolarmente significativa sulle regioni del Mediterraneo centrale e su quelle adriatiche.

Stagione Invernale:

Nella stagione invernale, il Grecale assume spesso le caratteristiche di un vento freddo e secco, associato alla discesa di aria artica continentale o proveniente dai Balcani. Sovente soffia con intensità moderata o forte, e la sua azione è innescata da strutture di alta pressione a nord delle Alpi. Queste convogliano l’aria verso una zona di bassa pressione, solitamente tra l’Italia meridionale e il Mar Egeo. Il suo ingresso nel bacino centrale del Mediterraneo avviene attraverso aperture nella catena montuosa dei Monti Balcani, lungo le coste dell’Adriatico orientale, presentando caratteristiche di vento molto freddo e secco. Attraversando il Mar Adriatico, il Grecale impatta sul versante orientale della dorsale appenninica, formando il cosiddetto “muro dello stau,” che porta tempo molto perturbato e freddo a est, e clima asciutto e secco a ovest, anche con temperature basse.

Stagione Estiva:

Durante l’estate, il vento di Grecale si manifesta come brezza di terra lungo le coste del Tirreno e come brezza di mare lungo il litorale adriatico. In presenza di una rimonta dell’anticiclone subtropicale africano, la ventilazione al suolo risulta nord-orientale, contribuendo ad innalzare notevolmente le temperature sulla Pianura Padana e lungo le regioni centro-settentrionali tirreniche.

Altre Caratteristiche:

Il Grecale può essere associato a tempo perturbato anche lungo le regioni del versante tirrenico e sulla Pianura Padana quando si formano minimi depressionari in quota sui mari a ovest della penisola e minimi al suolo tra l’Adriatico e lo Ionio. In questo contesto, il Grecale può migliorare o peggiorare le condizioni meteorologiche, a seconda delle correnti in quota e dei venti al suolo.

È noto che il Grecale possa raggiungere intensità notevoli sulla penisola italiana, diventando uno dei venti più intensi, se non il più intenso. Configurazioni che attivano una ventilazione da nord-est possono talvolta raggiungere caratteristiche eccezionali, con ingenti gradienti barici, superando anche i 30 o addirittura 40 millibar tra Italia e Francia. Anche se tali eventi sono rari, quando si verificano, generano alcune delle tempeste di vento più intense sperimentate in Italia. Esempi memorabili includono le “grecalate” del 30 e 31 dicembre 1974 e del 21 gennaio 1981, oltre alla tempesta di vento del 5-6 marzo 2015, che ha colpito principalmente il centro-nord, in particolare la Toscana, causando danni considerevoli su vasta scala.

4. Il Levante:

Il Levante è il vento che soffia da est a ovest, noto in antichità con il nome di Apeliote (isola).

La sua influenza in Italia si fa sentire soprattutto sul Tirreno e sulla parte centro-meridionale dell’Adriatico.

Il Levante origina nel centro del Mediterraneo, al largo delle Isole Baleari, e soffia verso ovest, raggiungendo la sua massima intensità attraverso lo Stretto di Gibilterra. Si tratta di un vento fresco e umido, portatore di nebbia e precipitazioni. Il Levante è noto per essere la causa di formazioni nuvolose particolari sopra la Baia e la Rocca di Gibilterra, dove può generare mare agitato e trombe marine. Questo vento può manifestarsi in qualsiasi stagione dell’anno, ma è più frequente tra luglio e ottobre. Durante l’inverno, il Levante è spesso accompagnato da piogge intense.

Il nome del vento deriva dalla parola “levante,” intesa come est, il punto cardinale da cui ha origine, nel quadrante orientale. In alternativa, può essere chiamato anche “euro,” termine che gli antichi scambiavano talvolta con “libeccio” (sud-ovest) o “scirocco” (sud-est). La diversità di questo vento è evidenziata dalla sua capacità di manifestarsi in varie stagioni, portando con sé condizioni meteorologiche peculiari che lo rendono un elemento dinamico nel panorama del Mar Mediterraneo.

5. Il Ponente:

Il Ponente, conosciuto anche come Zefiro o Espero, è un vento del Mar Mediterraneo che soffia provenendo da ovest. La sua denominazione è derivata dal punto cardinale da cui si manifesta, e tale direzione è simbolicamente rappresentata nella rosa dei venti, sebbene in quest’ultima a 32 punte i nomi Zefiro ed Espero occupino un’altra collocazione.

6. Il Libeccio:

Il Libeccio è un vento che soffia da Sud-ovest, noto anche come garbino nelle regioni italiane del Veneto (Garbin), dell’Emilia Romagna, delle Marche, dell’Abruzzo, del Molise e della Puglia, o come africo in ambito letterario. Questo vento, che attraversa il vasto bacino centro-occidentale del Mar Mediterraneo, assume differenti denominazioni a seconda delle regioni che attraversa. L’etimologia del termine “libeccio” presenta due ipotesi: la prima suggerisce una derivazione dal greco “libykós,” ovvero “della Libia”; la seconda propone un’origine dall’arabo “lebeǵ,” derivato dal greco “líps-libós,” che significa “vento portatore di pioggia.” Il termine regionale “garbino” ha radici nell’arabo “gharbī,” che significa “occidentale,” mentre “africo,” utilizzato solo in contesti letterari, deriva dal latino “afrĭcus,” che significa “africano,” in riferimento alla sua provenienza.

Durante la stagione estiva, il vento di Libeccio si manifesta come una brezza marina lungo le coste occidentali della penisola italiana e come brezza di terra lungo quelle orientali, in condizioni di stabilità atmosferica. Nelle regioni meridionali d’Italia, è noto per il calore e, soprattutto, per il trasporto di sabbia proveniente dal deserto del Sahara.

Nella stagione estiva, e in misura minore anche nelle altre stagioni, il vento può intensificarsi lungo il versante adriatico e sullo Ionio, oltre che sulle coste orientali della Sardegna e settentrionali della Sicilia. Queste situazioni sono spesso correlate a configurazioni di alta pressione a sud ed est della penisola italiana, con centri di bassa pressione in formazione a nord-ovest. Ciò provoca la risalita di aria calda da sud-ovest verso nord-est dal bordo orientale della depressione alle aree occidentali e settentrionali delle zone anticicloniche. Un esempio di questa configurazione è rappresentato dal 24 luglio 2007, quando temperature record sul medio-basso Adriatico e sullo Ionio favorirono un devastante incendio nella penisola garganica, causando la perdita di tre vite umane.

Il Libeccio soffia anche durante il passaggio di fronti perturbati atlantici da ovest verso est, assumendo in questo caso caratteristiche di vento umido portatore di pioggia.

7. Lo Scirocco:

Lo Scirocco, termine derivato dall’arabo “sharq” che significa oriente, è un vento caldo proveniente da sud-est, rappresentato simbolicamente nella rosa dei venti. La parola stessa, “scirocco,” ha origine dalla lingua araba “sharqiyya” (شرقية), che si traduce in “orientale,” poiché questo vento ha origine in Siria, prendendo come punto di riferimento l’Isola di Zante nel Mar Ionio. In altre regioni, assume denominazioni diverse, come “jugo” in Croazia e “ghibli” in Libia.

Associato a uno scirocco umido, che prevalentemente soffia nel golfo del Leone e sulle coste mediterranee della Francia, si conosce come “marin.” Questo vento è più frequente in primavera ed autunno, raggiungendo l’apice nei mesi di marzo e novembre, solitamente soffiando a intervalli di tre giorni.

Lo Scirocco ha origine da masse d’aria tropicali calde e secche, spinte verso nord da aree di bassa pressione sopra il Mar Mediterraneo. Questa miscela di aria calda e secca con quella umida proveniente dal movimento ciclonico sul mare genera venti che si dirigono verso le coste del sud Europa.

Il vento ha effetti significativi sulla regione, seccando l’aria e sollevando polvere sulle coste del Nordafrica, causando tempeste nel Mediterraneo e portando caldo e umidità sull’Europa. La durata del suo soffio varia da mezza giornata a molti giorni. Le persone spesso attribuiscono effetti negativi sulla salute e sull’umore al caldo umido e alla polvere proveniente dalle coste africane, oltre ai danni meccanici causati dalla polvere. La sua umidità può anche rendere le strade molto scivolose.

Nel contesto italiano, lo Scirocco è diventato un simbolo climatico, soprattutto in Sicilia, dove può causare danni considerevoli a causa delle forti raffiche di vento caldo. Si fa sentire anche in Calabria, nel Salento, lungo le coste della Liguria, in Campania e fino al Lazio. In particolare, il persistente soffio dello Scirocco, unito alla crescita della marea, contribuisce al fenomeno dell’acqua alta nella Laguna di Venezia.

8. Ostro o mezzogiorno:


Ostro, noto anche come Austro derivante dal latino “Auster” che significa vento australe, è il nome attribuito al vento che soffia da sud; è altresì denominato vento di Mezzogiorno, una direzione indicata simbolicamente nella celebre rosa dei venti.

Questo vento è spesso associato al nome di Noto, personaggio della mitologia greca, figlio di Astreo e di Eos.

L’Ostro, talvolta confuso con i venti più noti come il libeccio e lo scirocco, condivide con loro l’origine meridionale. Tuttavia, a differenza di essi, l’Ostro è caratterizzato come un vento caldo e umido che porta con sé la possibilità di precipitazioni.

Nel contesto climatico italiano, l’Ostro gioca un ruolo rilevante richiamando masse d’aria calda provenienti dal sud. La sua influenza può essere varia: quando è associato all’espansione dell’anticiclone subtropicale africano verso nord, il vento diventa generalmente secco, portando onde di calore persistenti. Tuttavia, è importante notare che il suo impatto può variare a seconda delle condizioni atmosferiche, favorendo, in alcuni casi, l’insorgere di temperature elevate e durature.

L’Ostro può anche manifestarsi come vento prefrontale, precedendo il passaggio di un’area di bassa pressione. In questo scenario, l’innalzamento delle temperature potrebbe essere considerato effimero e temporaneo, anche se associato ad elevati tassi di umidità. La complessità di questo vento riflette la dinamicità del clima e mette in evidenza la sua capacità di influenzare significativamente le condizioni atmosferiche locali.

9. La bora :

La bora è un vento catabatico di provenienza Nord-Est/Est-Nord-Est, caratterizzato da una particolare intensità, soprattutto verso l’Alto e Medio Adriatico, e in alcune regioni dell’Egeo, quando si verificano forti gradienti barici tra continente e mare.

Il termine “bora” deriva da Borea, la personificazione del vento del nord nella mitologia greca. La bora più conosciuta in Italia è quella di Trieste, mentre in Croazia è celebre quella di Segna e Fiume, e in Slovenia quella di Aidussina.

Clicca per votare questo articolo!
[Voti: 0 Media: 0]
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Pinterest
Email
Tags :

Lascia un commento

Ultimi articoli
Le schede degli organismi marini