Sulle rocce del Mediterraneo, in acque poco profonde, vive un riccio nero come il carbone che per generazioni è stato scambiato per il “maschio” di un’altra specie — un equivoco che dice più sulla curiosità umana che sulla biologia marina.
Chi cammina lungo le coste rocciose del Mediterraneo, dove l’acqua non supera i 5 metri di profondità, incontra spesso un riccio dagli aculei acuminati e di un nero lucido intenso, ben diverso dalle tonalità viola, marroni o verdastre del più noto riccio comune. È l’Arbacia lixula, popolarmente conosciuto come riccio nero o, più spesso, riccio maschio — nome che nasce da una convinzione tanto diffusa quanto sbagliata: quella che si tratti semplicemente dell’esemplare maschile di Paracentrotus lividus, il riccio “femmina” dalle gonadi commestibili. In realtà sono due specie completamente distinte, appartenenti a famiglie diverse, e nessuna delle due presenta un vero dimorfismo sessuale visibile a occhio nudo.
Il corpo di Arbacia lixula è leggermente compresso lungo l’asse verticale e può raggiungere i 6 cm di diametro, con un’ampia apertura orale sul lato ventrale. Predilige le acque calde, resta generalmente entro i 5 metri di profondità e mostra un’ottima resistenza all’idrodinamismo, che gli permette di colonizzare pareti rocciose verticali esposte a forte moto ondoso — un ambiente più impegnativo di quello occupato dal riccio comune. È diffuso in tutto il Mediterraneo, lungo le coste dell’Atlantico orientale fino alle Canarie, Azzorre e Madeira, e con popolazioni anche sulla costa atlantica dell’Africa occidentale e del Brasile.
Si nutre soprattutto di alghe calcaree incrostanti, un dettaglio che lo rende, insieme a Paracentrotus lividus, uno degli attori principali nel controllo della crescita algale sui fondali rocciosi costieri — un equilibrio delicato che, quando i predatori naturali dei ricci (soprattutto pesci sparidi come orate e saraghi) vengono impoveriti dalla pesca eccessiva, può sbilanciarsi fino a produrre veri e propri “ricci barren”: tratti di fondale roccioso completamente spogliati di vegetazione algale dall’eccessiva pressione di pascolamento dei ricci.
Le differenze reali tra le due specie — spiegate nel dettaglio nel nostro approfondimento “Ricci di mare: la verità che nessuno ti ha mai detto (non esistono maschi e femmine!)“ — riguardano soprattutto i pedicellari (le piccole appendici mobili sulla teca): quelli di Paracentrotus lividus terminano con una ventosa che gli permette di ricoprirsi di detriti e alghe per mimetizzarsi, mentre quelli di Arbacia lixula terminano a punta, privi di ventosa, incapaci di afferrare oggetti — per questo il riccio nero non si mimetizza mai, ma compensa con un dermascheletro più robusto e aculei più lunghi. Anche a livello commerciale la differenza è netta: le gonadi di Arbacia lixula sono più piccole e hanno un sapore più amaro dovuto a specifici pigmenti, motivo per cui la pesca alimentare si concentra quasi esclusivamente su Paracentrotus lividus — la cui biologia, regole di pesca e uso in cucina sono raccontate per esteso nella scheda dedicata “Il Riccio di Mare – Paracentrotus lividus“.


