Scheda scientifica marina

Riccio diadema nero – Centrostephanus longispinus

Centrostephanus longispinus

IUCN NE — Non valutata
Famiglia
Nome scientifico
Centrostephanus longispinus
Stato IUCN
NE — Non valutata

Sulla sua teca ruotano piccole sfere viola fluorescenti che nemmeno la scienza sa spiegare del tutto — un dettaglio che rende questo riccio uno degli abitanti più enigmatici delle grotte mediterranee.

All’ingresso delle grotte sommerse e negli anfratti più bui del Mediterraneo, dove la luce filtra appena, si nasconde uno degli echinodermi più spettacolari e meno conosciuti dei nostri fondali: il riccio diadema, Centrostephanus longispinus, chiamato anche riccio corona. Il nome scientifico ne racconta già l’aspetto: dal greco kéntros (punta) e stéphanos (corona) nasce il genere, “corona di punte”, mentre longus e spinus, dal latino, ne descrivono le spine lunghissime. In inglese viene chiamato semplicemente hatpin urchin, “riccio a forma di spillone”.

La teca è tondeggiante, di appena 3-5 cm di diametro, ricoperta da un tegumento bruno-violaceo — ma è tutt’altro che l’elemento che colpisce di più. A dominare la scena sono gli aculei primari: lunghissimi, cavi, sottilissimi e fragili, capaci di superare abbondantemente la dimensione del corpo stesso, decorati da bande alternate di bianco, viola e nero che li rendono inconfondibili anche a distanza. Sulla superficie superiore della teca spuntano poi piccole spine claviformi mobili di un rosso vivo acceso, in netto contrasto con il resto dell’animale.

Il mistero delle sfere viola

Ed è proprio qui, sulla parte apicale della teca, che si nasconde il suo tratto più affascinante e meno divulgato: alcuni pedicelli modificati, la cui funzione biologica non è ancora stata determinata con certezza dalla scienza, terminano con una minuscola sfera di colore viola fluorescente. Questi pedicelli ruotano lentamente su se stessi — alcuni in senso orario, altri in senso antiorario — in un movimento quasi ipnotico che ha incuriosito generazioni di subacquei naturalisti senza che nessuno sia mai riuscito a spiegarne con certezza lo scopo. Restano, a tutti gli effetti, uno dei piccoli misteri irrisolti della biologia marina mediterranea.

Habitat e distribuzione

È una specie strettamente sciafila: di giorno resta immobile all’ingresso di grotte o in stretti anfratti bui, mentre di notte si fa più intraprendente, uscendo dal rifugio per nutrirsi. Vive su fondali rocciosi, fangosi o detritici, tra i 10-15 e i 200-250 metri di profondità, ed è presente in tutto il Mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, dal Marocco fino al Golfo di Guinea — pur non essendo mai particolarmente comune, il che rende ogni avvistamento un piccolo evento per chi si immerge in grotta.

Una tassonomia più complicata del previsto

Anche la sua storia tassonomica è più complicata di quanto sembri. Esistono due sottospecie riconosciute — C. longispinus longispinus, quella mediterranea e atlantica orientale, e C. longispinus rubricingulus, presente nell’Atlantico occidentale — ma i confini tra loro sono tutt’altro che netti: gli studiosi che nel Novecento hanno riesaminato il genere non sono mai riusciti a trovare differenze sufficientemente nette da giustificarne la separazione in specie distinte, né a distinguerle con certezza dalla specie affine C. besnardi del Pacifico orientale se non in base al luogo di raccolta degli esemplari. Persino gli esemplari giovanili di specie diverse dello stesso genere, come C. coronatus, risultano praticamente indistinguibili tra loro nelle prime fasi di vita.

Attenzione a non confonderlo con un cugino tropicale

C’è infine un motivo in più per imparare a riconoscerlo con sicurezza: dal 2006 si è affacciato nel Mediterraneo orientale, a partire dalla Turchia, un cugino tropicale dall’aspetto simile ma di origine indo-pacifica, Diadema setosum, oggi ormai diffusissimo in tutto il bacino levantino e nell’Egeo come specie aliena. Chi si immerge in quelle acque potrebbe scambiare i due ricci, ma il diadema mediterraneo resta più piccolo nel corpo e privo della caratteristica stella blu iridescente che il cugino indo-pacifico porta sulla teca.

Trattandosi di specie rara e localizzata, in Italia è oggetto di monitoraggio nell’ambito delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) e figura nell’Atlante delle specie marine protette curato da ISPRA — un ulteriore motivo per osservarla con rispetto e senza disturbarla, se capita di incontrarla in immersione.

L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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