Lo squalo zigrino (Dalatias licha) è uno squalo di profondità lungo fino a circa 1,6 metri, che vive anche nel Mediterraneo tra i 200 e i 600 metri. Ha la pelle ruvidissima che gli dà il nome, denti a sega con cui strappa bocconi da prede più grandi e, come si è scoperto nel 2021, è capace di emettere luce. Per l’IUCN è una specie vulnerabile.
Come si riconosce
- Taglia: di solito 1–1,4 m, al massimo circa 1,6 m (forse 1,8 m). Le femmine sono un po’ più grandi dei maschi.
- Colore uniforme bruno scuro o nerastro, a volte con macchie più scure; i bordi delle pinne possono essere chiari.
- Muso corto e arrotondato, occhi grandi e verdi.
- Due pinne dorsali senza spine, piccole e quasi uguali; manca la pinna anale.
- Labbra carnose e denti diversi: sopra sottili e appuntiti, sotto grandi, triangolari e seghettati, uniti a formare una lama continua.
Il morso “a biscotto”
I denti inferiori, fusi in un’unica sega, permettono allo zigrino di attaccarsi con le labbra a una preda più grande e, ruotando il corpo, staccarne un pezzo tondo di carne. È lo stesso sistema dello squalo tagliabiscotti (Isistius), suo parente stretto, ma su scala maggiore. Per questo nel suo stomaco si trovano a volte bocconi di altri squali o di grandi pesci, oltre a prede intere.
Lo squalo che si illumina
Nel 2021 un gruppo di ricercatori ha documentato per la prima volta la bioluminescenza dello squalo zigrino, al largo della Nuova Zelanda: emette una debole luce blu dal ventre, che nell’oscurità del mare profondo serve probabilmente a cancellare la sua sagoma vista dal basso (controilluminazione). Con quasi 1,8 metri di lunghezza è il più grande vertebrato luminoso conosciuto.
Dove vive
È diffuso in quasi tutti gli oceani, ma in modo discontinuo, sulle scarpate continentali e attorno alle isole. Vive vicino al fondo, di solito tra 200 e 600 metri, con segnalazioni da circa 40 fino a 1.800 metri. Nel Mediterraneo è presente soprattutto nel bacino occidentale e centrale; nel Golfo di Genova le catture sono dominate dai maschi.
Cosa mangia
È un predatore opportunista. Si nutre soprattutto di pesci ossei di fondo, ma anche di altri squali e razze, cefalopodi e crostacei. La dieta cambia con le stagioni: gli studi nel Mediterraneo hanno trovato più squali in inverno e primavera, più crostacei d’estate e più cefalopodi in autunno.
Riproduzione
È viviparo aplacentare: le uova si schiudono dentro il corpo della madre e gli embrioni si nutrono del tuorlo, senza placenta. Partorisce pochi piccoli, di solito tra 10 e 16, lunghi circa 30 cm. Riproduzione lenta e pochi figli sono il motivo principale della sua fragilità. Per capire le differenze con gli altri squali vedi le tre strategie riproduttive degli squali mediterranei.
Pesca e conservazione
In passato lo zigrino era pescato per il grande fegato, ricco di olio: alle Azzorre la pesca mirata, iniziata negli anni ’70, è crollata alla fine degli anni ’90. Oggi nel Mediterraneo è soprattutto una cattura accessoria delle reti a strascico profonde e dei palangari. Molti esemplari vengono rigettati in mare, ma riportati su dalla profondità spesso non sopravvivono. La Lista Rossa IUCN lo classifica Vulnerabile (VU).
Il suo nome è anche una lezione di storia: lo “zigrino” era la pelle di squalo conciata, usata per levigare il legno e per rivestire impugnature e foderi, perché non scivola dalle mani.
Domande frequenti
Lo squalo zigrino è pericoloso per l’uomo?
No. Vive tra i 200 e i 600 metri di profondità e non ci sono casi noti di morsi a persone. Il pericolo, semmai, lo corre lui: è una specie vulnerabile.
Perché si chiama zigrino?
Per la pelle, ruvidissima, coperta di piccoli denticoli: un tempo veniva conciata e usata come “zigrino”, cioè come carta vetrata e come rivestimento per foderi e impugnature.
Lo squalo zigrino si illumina al buio?
Sì. Nel 2021 è stato dimostrato che emette una debole luce blu dal ventre: con i suoi circa 1,8 metri è il più grande vertebrato bioluminescente conosciuto.
Si trova nel Mediterraneo?
Sì, soprattutto nel Mediterraneo occidentale e centrale, dove finisce come cattura accessoria nelle reti a strascico profonde e nei palangari.
Fonti
- IUCN Red List, Dalatias licha.
- Mallefet J., Stevens D.W., Duchatelet L. (2021), “Bioluminescence of the largest luminous vertebrate, the kitefin shark, Dalatias licha“, Frontiers in Marine Science.
- FAO, Sharks of the World, vol. 1.
- Approfondimenti: le specie di squali minacciate nel Mediterraneo; la pesca a strascico


