Dimorfismo sessuale in mare: quando la femmina domina per dimensioni
Da Bonellia viridis al Tremoctopus, dall’Argonauta al pesce abissale Ceratias holbolli: nel mare esistono coppie in cui la femmina può essere anche mille volte più grande del “marito”.
Regola vuole che l’uomo sia più grande e robusto della donna. Ma non è sempre così nel mondo animale, dove è spesso la femmina ad avere dimensioni maggiori rispetto al maschio. Consideriamo gli insetti, che costituiscono circa i tre quarti delle specie del pianeta: in questi animali la femmina è più grande del maschio nel 98% dei casi. La differenza non sempre è evidente, ma nell’ambiente marino si arriva a situazioni limite, dove la femmina riesce a essere anche mille volte più grande del maschio.
Il dimorfismo sessuale in ambiente marino rappresenta una strategia evolutiva straordinariamente variegata, che si manifesta attraverso differenze morfologiche, comportamentali e fisiologiche tra maschi e femmine — talvolta estremamente marcate, come nel caso di alcune specie di pesci abissali in cui il maschio vive letteralmente attaccato al corpo della femmina, oppure più sottili, come nei crostacei o nei cefalopodi, dove variazioni nelle dimensioni, nella colorazione o nella disposizione di particolari appendici sono legate non solo alla riproduzione ma anche alla competizione, alla mimetizzazione e alla sopravvivenza in ecosistemi complessi e dinamici.
Queste differenze, che possono sembrare curiose o addirittura bizzarre all’occhio umano, sono in realtà il frutto di milioni di anni di adattamenti alle pressioni ecologiche specifiche di ogni habitat. Nei pesci pagliaccio il dimorfismo si esprime attraverso la capacità di cambiare sesso a seconda della gerarchia del gruppo sociale; nei granchi violinisti il maschio sviluppa una chela enormemente più grande dell’altra per attrarre la femmina e difendere il territorio; nei calamari, alcuni maschi adottano strategie mimetiche femminili per eludere i rivali dominanti e riuscire comunque ad accoppiarsi. In tutti questi casi il dimorfismo sessuale non è solo una questione di forma, ma un meccanismo raffinato che guida comportamenti complessi, influenza la selezione naturale e sessuale e riflette la straordinaria plasticità biologica degli organismi marini nell’affrontare le sfide della riproduzione in un mondo liquido dove ogni dettaglio può fare la differenza tra il successo e l’estinzione.
Bonellia viridis: il marito che vive dentro casa
Un caso particolare è quello di Bonellia viridis, un anellide marino della famiglia dei Bonellidi che vive nei fondali bassi del Mediterraneo. La femmina è di colore verde, con un corpo a forma di oliva lungo circa 6-8 cm e una lunga proboscide che le serve per catturare il cibo dal substrato. Se pinneggiando per le acque costiere ci imbattessimo in un esemplare di Bonellia viridis, potremmo subito affermare di stare osservando una femmina. Perché? Perché il maschio non c’è. O almeno non si vede.
Il maschio di bonellia è infatti un minuscolo esemplare lungo appena 2-3 millimetri che vive rintanato nella proboscide della “moglie”. L’uomo di casa, in questo caso, è un vero e proprio casalingo che non esce mai dalla proboscide, e che invita persino degli amici a pranzare con lui: la femmina può ospitare decine di maschi all’interno della propria proboscide, i quali si rifocillano con le particelle di cibo che lei stessa introduce. Dopo circa due mesi di relax a spese della compagna, uno soltanto tra i maschi migrerà nell’utero, dove feconderà le uova.
Tremoctopus: due metri contro pochi centimetri
Il Tremoctopus è uno degli esempi più spettacolari di dimorfismo sessuale in mare. Le femmine possono raggiungere i 2 metri di lunghezza, comprese le braccia, e possiedono un mantello lungo e sottile con spettacolari membrane che collegano le braccia, simili a una coperta ondeggiante. I maschi, invece, sono minuscoli, misurano pochi centimetri e vivono gran parte della loro vita nell’ombra della compagna.
Questa differenza di dimensioni non è solo curiosa: rappresenta una strategia evolutiva precisa, dove la femmina punta tutto sulla produzione di uova, mentre il maschio, piccolo e agile, dedica le sue energie unicamente alla riproduzione.
L’Argonauta: per anni si conosceva solo la moglie
Un altro caso di dimorfismo sessuale che per molto tempo ha fatto dare i numeri a diversi studiosi è la vita di coppia dell’Argonauta argo. Di questo mollusco cefalopode, stretto cugino del polpo, sino a poco tempo fa si conosceva soltanto la femmina, che raggiunge dimensioni di circa 20-30 cm. La femmina ama portare con sé una conchiglia calcarea che funge da nursery per le proprie uova.
Il maschio, si è scoperto, è un microscopico esemplare di appena 15 mm, decine di volte più piccolo della compagna, che utilizza un tentacolo leggermente più lungo degli altri sette per trasferire lo sperma nelle sacche ovariche della femmina.
Ceratias holbolli: il marito parassita
Altro caso di marito “sfaticato” è quello della coppia di Ceratias holbolli, un pesce abissale. Tra i due esemplari c’è una differenza enorme di dimensione, quindi un vero dimorfismo sessuale estremo. Il maschio, lungo appena qualche centimetro, si attacca alla femmina dopo averle provocato una piccola ferita, mettendo così in comune i vasi sanguigni che lo terranno in vita: un fenomeno di accoppiamento parassitario tipico dei melanoceti, un bel modo per vivere a spese della compagna per il resto della propria esistenza.
Un parallelo fuori dal mare
Il dimorfismo sessuale marcato non è un’esclusiva dell’oceano: si osserva anche in alcuni aracnidi terrestri.
Il ragno coccinella (Eresus cinnaberinus)
La femmina, grande almeno 10 volte il maschio, viene “costretta” da quest’ultimo a costruire la tana di coppia — una piccola cavità nel suolo coperta da una pietra o da un tronco — dove il maschio avrà l’unico compito di fecondare le uova.
Perché il pattern si ripete
Nella maggior parte di questi casi la femmina investe energie nella produzione di uova e nella sopravvivenza della prole, mentre il maschio, spesso più piccolo ed effimero, si specializza esclusivamente nella fecondazione.
Domande frequenti
I dubbi più comuni sul dimorfismo sessuale negli animali marini.
È l’insieme delle differenze morfologiche, dimensionali o comportamentali tra maschio e femmina della stessa specie. In mare può manifestarsi con differenze di taglia estreme, come nel caso di Bonellia viridis o del Ceratias holbolli.
Perché la femmina deve produrre ed eventualmente custodire le uova, un investimento energetico enorme che favorisce corpi più grandi. Il maschio, il cui unico compito è spesso la fecondazione, può restare piccolo e “usa e getta” dal punto di vista evolutivo.
No, resta fuso alla femmina per il resto della sua vita, nutrendosi tramite i vasi sanguigni condivisi. È un caso di accoppiamento parassitario permanente, tipico di diverse specie di pesci abissali melanoceti.
Sì, è un mollusco cefalopode strettamente imparentato con il polpo, anche se la femmina produce un guscio calcareo esterno che il polpo non possiede, utilizzato come nursery per le uova.
Marcello Guadagnino
Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it
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Fonti e riferimenti
- Rouse G.W., Pleijel F., Polychaetes — per la biologia riproduttiva di Bonellia viridis.
- Norman M.D., Cephalopods: A World Guide — per Tremoctopus violaceus e Argonauta argo.
- Pietsch T.W., Oceanic Anglerfishes: Extraordinary Diversity in the Deep Sea — per il parassitismo sessuale in Ceratias holbolli.