Lo chiamano oro rosso da secoli, ed è un nome guadagnato sul campo: cresce così lentamente che una colonia adulta può avere più anni di chi la osserva.
Nelle grotte sommerse e sotto le pareti rocciose più in ombra del Mediterraneo, dove la luce non arriva quasi mai, vivono piccoli arbusti pietrificati di un rosso che va dal vivo all’arancio-rosa, a volte fino al bianco. Sono colonie di Corallium rubrum, il corallo rosso, un ottocorallo il cui nome deriva dal greco antico korállion — secondo alcune ipotesi, dalla stessa radice di kóros, “scopa”, per la forma ramificata delle colonie. A differenza dei coralli costruttori di barriera dei mari tropicali, qui non c’è nessuna grande struttura collettiva: ogni colonia è un piccolo cespuglio a sé, con un asse centrale rigido — composto da calcite e da una proteina fibrosa chiamata gorgonina — da cui si diramano rami più sottili, ricoperti da polipi bianchi e traslucidi, ciascuno con otto tentacoli piumati che tradiscono l’appartenenza al gruppo degli ottocoralli.
Trovarlo non è semplice: predilige le zone più buie e riparate, soffitti di grotte, pareti verticali, anfratti in ombra, tra i 10 e i 300 metri di profondità, con le concentrazioni più dense tra 30 e 100 metri, dove la corrente porta un flusso costante di plancton e particelle organiche di cui si nutre. In Italia esistono vere e proprie “foreste” di corallo rosso: nelle grotte di Porto Conte, Capo Caccia e Punta Giglio, in Sardegna — zona che non a caso ha dato il nome alla Riviera del Corallo, vicino Alghero — e lungo il versante meridionale della Riserva Marina di Portofino, in Liguria, dove si possono contare fino a 200 colonie per metro quadrato. È presente in tutto il bacino Mediterraneo, con popolazioni significative anche in Francia, Spagna, Croazia, Tunisia, Algeria e Grecia, e si spinge anche nell’Atlantico orientale, dalla Penisola Iberica fino alle Canarie e a Capo Verde.
La sua crescita è tra le più lente del mondo marino: pochi millimetri all’anno in altezza, il che significa che una colonia di taglia media — tra 10 e 50 cm, occasionalmente fino a un metro — può avere decenni, se non oltre un secolo, di vita alle spalle. Raggiunge la maturità sessuale solo verso i 7-10 anni d’età. Si riproduce prevalentemente in modo sessuale, tra luglio e settembre: i polipi rilasciano gameti nell’acqua, la fecondazione avviene esternamente, e le larve planule che ne derivano si depositano sul substrato dopo pochi giorni per iniziare una nuova colonia. La riproduzione asessuata, per gemmazione, esiste ma è un fenomeno secondario.
Proprio questa crescita lentissima è al centro della crisi che la specie sta attraversando. Il corallo rosso è oggi classificato “In pericolo” (EN) nella Lista Rossa IUCN, protetto dalla Convenzione di Barcellona e dalla Direttiva Habitat europea, con una proposta — ancora in discussione — di inserimento nell’Appendice II della CITES, che ne rafforzerebbe ulteriormente la tutela nel commercio internazionale. Le minacce principali sono la raccolta illegale per l’uso ornamentale e la gioielleria, i danni della pesca a strascico, e il riscaldamento del mare: le ondate di calore del 1999 e del 2003 hanno causato mortalità di massa in tutto il Mediterraneo nord-occidentale, colpendo in particolare le colonie più superficiali.
C’è poi il lato umano di questa storia, quello della pesca professionale del corallo — un mestiere antico, praticato ancora oggi soprattutto in Sardegna, che comporta rischi enormi per chi lo esercita. I pescatori subacquei di corallo lavorano spesso in immersione “in libera”, a profondità comprese tra gli 80 e i 140 metri, senza collegamento diretto con l’imbarcazione di appoggio — condizioni al limite delle possibilità umane, in un vuoto normativo che per anni ha lasciato questi lavoratori privi di un titolo abilitativo specifico e di adeguate tutele di sicurezza. È una battaglia che l’Associazione Italiana Sommozzatori Corallari (A.I.S.C.) porta avanti da tempo presso le autorità competenti, chiedendo regole più chiare e l’adozione di tecnologie che riducano il rischio — come i sistemi ROV per la raccolta assistita, oggetto di una relazione tecnica (Ciliberto et al., 2014) presentata proprio dall’A.I.S.C. in un workshop del GFCM, l’organismo FAO che si occupa di pesca nel Mediterraneo.
Al di là del valore commerciale e della sua storia di sfruttamento, il corallo rosso gioca un ruolo ecologico importante: è una vera e propria specie ingegnere dell’ecosistema, capace di offrire substrato e rifugio a numerosi invertebrati e piccoli pesci, aumentando la biodiversità locale del coralligeno mediterraneo. Per questo motivo viene considerato anche un indicatore biologico della salute dei fondali rocciosi: dove il corallo rosso prospera, l’intero ecosistema circostante ne trae beneficio.
Oggi la sua raccolta, il danneggiamento o la rimozione sono vietati dalla legge italiana ed europea senza specifica autorizzazione, e chi si immerge nei siti dove sopravvivono le colonie più significative può contribuire alla loro tutela semplicemente segnalandole alle autorità marine competenti o alle aree marine protette locali.rum è vietata dalla legge italiana e dalla normativa europea senza specifica autorizzazione scientifica. È possibile segnalare avvistamenti di colonie significative alle autorità marine competenti o alle aree marine protette locali.
Fonte: IUCN Red List, SIMeF (Società Italiana di Medicina subacquea e Iperbarica), ISPRA, SeaLifeBase.
Domande frequenti
Quanto cresce il corallo rosso?
Pochi millimetri all'anno in diametro: è molto lento.
Si può raccogliere?
Solo con licenza e in immersione, nel rispetto della taglia minima.
Perché è minacciato?
Raccolta eccessiva in passato e ondate di calore marine.


