Mute subacquee anti-squalo: una nuova protezione per chi vive il mare

Immagina di fare immersioni o surf in acque note per la presenza di squali e di poter indossare una muta che, pur non essendo invincibile, possa ridurre significativamente il danno di un morso: lacerazioni meno profonde, emorragie ridotte, rischio di perdita d’arto contenuto. Non è fantascienza: è l’obiettivo raggiunto da un recente studio condotto da ricercatori australiani dell’Università di Flinders.

Gli studiosi hanno testato quattro materiali “resistenti al morso” integrabili nelle mute da immersione, confrontandoli con il neoprene tradizionale. I materiali — denominati Aqua Armour, Shark Stop, ActionTX-S e Brewster — combinano fibre leggere e molto resistenti (alcune ispirate a quelle usate per le cime da vela) con la flessibilità necessaria per sport acquatici.

Il risultato? Tutti i materiali hanno ridotto i danni gravi e critici, cioè quelle ferite associate a emorragie importanti, perdita di tessuto o rischio di amputazione, rispetto al neoprene standard. Morsi di squali come il grande bianco (Carcharodon carcharias) o il tigre (Galeocerdo cuvier) hanno causato lesioni meno devastanti nei campioni protetti.

Queste mute non sono uno scudo totale: danni interni e compressivi possono comunque verificarsi. Ma la nuova generazione di attrezzature non punta all’immunità, bensì a mitigare il trauma, riducendo le perdite di sangue letali e aumentando le possibilità di sopravvivenza.

Lo studio nel dettaglio

I ricercatori hanno usato campioni di muta realizzati con nuovi tessuti e li hanno testati sottoponendoli a simulazioni di morsi di squali, utilizzando repliche di denti e forze equivalenti a quelle di uno squalo reale. Alcuni test sono stati condotti anche in mare, con squali bianchi e tigre, su manichini o sezioni di materiale.

I materiali studiati:

  • Shark Stop e ActionTX-S: tessuti rinforzati con fibre ad alta resistenza, molto sottili ma capaci di resistere a tagli e strappi.
  • Aqua Armour e Brewster: soluzioni che combinano neoprene tradizionale con strati protettivi aggiuntivi, pensati per mantenere flessibilità senza sacrificare la sicurezza.

Risultati: rispetto al neoprene normale, la profondità e la gravità delle ferite si sono ridotte fino al 60%, e in alcuni casi le lacerazioni sono rimaste superficiali. Il rischio di emorragia massiva o di amputazione si abbassa in modo significativo.


Perché non sono “anti-squalo”

È importante chiarire: queste mute non impediscono lo squalo di mordere, né proteggono dal trauma della pressione esercitata dalle mascelle (che può superare 18.000 newton nel grande bianco). Quello che fanno è ridurre il danno tissutale, cioè quanta pelle, muscolo e tessuto viene effettivamente strappato. In altre parole: salvano tempo prezioso per essere soccorsi.


Impatti sul mondo del mare

  • Immersioni e ricerca scientifica: i biologi marini che lavorano con squali potrebbero sentirsi più sicuri, continuando a svolgere ricerche senza ricorrere a reti protettive invasive.
  • Turismo subacqueo: in luoghi come Sudafrica, Australia o Bahamas, dove i diving con squali sono una grande attrazione, queste mute potrebbero diventare parte dell’equipaggiamento standard.
  • Surfisti e bagnanti: anche se i costi iniziali potrebbero essere alti, i materiali potrebbero in futuro essere integrati in mute da surf, offrendo protezione in zone a rischio.
  • Mediterraneo: gli attacchi di squalo qui sono rari, ma esistono specie come il mako (Isurus oxyrinchus) o il verdesca (Prionace glauca) che occasionalmente si avvicinano alle coste. Una muta di questo tipo, pur non necessaria su larga scala, può comunque rappresentare un presidio in aree frequentate da squali pelagici.

Visione a lungo termine

Questa tecnologia non serve solo per la sicurezza umana. Se adottata su larga scala:

  • potrà ridurre la paura degli squali, diminuendo la pressione a ucciderli come “mostri”.
  • favorirà la convivenza uomo-squalo, fondamentale in un periodo in cui molte specie sono minacciate dall’overfishing e dal declino degli ecosistemi.
  • stimolerà nuove ricerche su materiali bio-ispirati, leggeri, resistenti e adatti anche ad altri ambiti (rescue marittimo, militare, sportivo).
Marcello Guadagnino

Da Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

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