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Magnosa: perché una specie “protetta” finisce in pescheria
InvestigazioneCrostacei protettiNormativa pesca

La magnosa “protetta” che finisce a 40 euro al chilo in pescheria

Convenzione di Berna, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat: sulla carta la magnosa (Scyllarides latus) è tra i crostacei più tutelati del Mediterraneo. Eppure la trovi in vendita. Ecco come — e perché la tutela “sulla carta” non basta.

Il caso

Un crostaceo da 40 euro al chilo che “non dovrebbe” essere in vendita

Capita, in alcune pescherie del sud Italia o durante l’estate in Sardegna, Sicilia o Puglia, di trovare in vendita un grosso crostaceo bruno-grigiastro, appiattito, con antenne larghe a forma di paletta: è la magnosa (Scyllarides latus), nota anche come cigala o cicala grande di mare. Il prezzo è alto — circa 40 euro al chilo, con una resa in polpa edibile che si aggira solo sul 35% del peso — e la specie è tutt’altro che comune sui banchi di pesce.

Il punto che genera confusione, e che ci ha scritto più di un lettore, è questo: la magnosa è ripetutamente descritta come “specie protetta”. È inserita nella Convenzione di Berna, nella Convenzione di Barcellona e nella Direttiva Habitat. Come può, allora, comparire legalmente su un banco di pescheria? La risposta non è un semplice “sì” o “no” — ed è proprio questo il punto che vale la pena chiarire, perché riguarda un problema molto più ampio di come funziona (o non funziona) la tutela delle specie marine in Italia.

Chi è la magnosa

Una specie rara, notturna, e classificata come “dati insufficienti”

La magnosa è un crostaceo decapode della famiglia Scyllaridae — le cosiddette “aragoste a paletta” — diversa sia dall’aragosta mediterranea (Palinurus elephas, famiglia Palinuridae) sia dall’astice europeo (Homarus gammarus, famiglia Nephropidae), con cui viene spesso confusa. Vive tra grotte e anfratti rocciosi fino a 100 metri di profondità, è prevalentemente notturna e può raggiungere i 45 centimetri di lunghezza.

Un dato che passa spesso inosservato: lo stato di conservazione IUCN globale della specie è DD — Data Deficient, “dati insufficienti”. Non significa che la popolazione sia sana; significa che mancano informazioni sufficienti per stimare con certezza il rischio reale. Una specie rara, notturna, difficile da censire, che vive in habitat poco monitorati: è esattamente il profilo di specie che rischia di essere sovrasfruttata proprio perché nessuno ha dati solidi per dimostrarlo in tempo.

Per la scheda biologica completa — habitat, alimentazione, riproduzione, differenze con aragosta e astice — rimandiamo alla scheda scientifica della magnosa già pubblicata su questo giornale.

Magnosa - Scyllarides latus
Magnosa (Scyllarides latus): corpo appiattito, antenne a paletta, nessuna grande chela.
Il cuore del problema

Il doppio binario: tutela della biodiversità vs. legge sulla pesca

La chiave per capire il “paradosso” della magnosa è che in Italia — come nella maggior parte dei paesi mediterranei — esistono due sistemi normativi paralleli che raramente si parlano tra loro con la stessa forza:

01

Convenzioni e direttive di conservazione

Berna, Barcellona (Protocollo ASPIM/SPA-BD, Allegato II) e Direttiva Habitat 92/43/CEE inseriscono la magnosa tra le specie di interesse conservazionistico. Sono strumenti che impegnano gli Stati a misure di tutela, monitoraggio e protezione degli habitat — non impongono automaticamente un divieto penale di cattura e vendita uniforme su tutto il territorio nazionale.

Conservazione
02

Normativa nazionale sulla pesca

Il quadro che regola concretamente cosa si può pescare, vendere e a quali condizioni è quello della legge sulla pesca professionale (D.Lgs, decreti MASAF, regolamenti UE come il 1967/2006 sul Mediterraneo). Per la magnosa non risulta un decreto nazionale specifico che ne vieti esplicitamente cattura commerciale e vendita, a differenza di quanto avviene per altre specie sensibili (es. dattero di mare, alcuni coralli).

Pesca

In pratica: “specie protetta” nel linguaggio delle convenzioni di conservazione non equivale automaticamente a “vietato pescarla e venderla” nel linguaggio della legge sulla pesca. Sono due piani giuridici distinti, e la distanza tra i due è esattamente lo spazio in cui la magnosa continua ad arrivare sui banchi.

Il meccanismo

Come arriva davvero in pescheria

Nessun pescatore professionista in Italia parte con l’obiettivo dichiarato di pescare magnose: non esiste una pesca mirata, mercantile, su questa specie. Il canale reale è un altro, ed è quello tipico di molte specie rare e di fondale roccioso:

Cattura accessoria

La magnosa viene catturata come bycatch di nasse, tramagli e palangari di fondo destinati ad altre specie di fondale roccioso — cernie, aragoste, gronghi. Non è il target, ma finisce nell’attrezzo.

Nessuna taglia minima nazionale

A differenza di molte specie commerciali, per la magnosa non è fissata una taglia minima di riferimento nazionale né un fermo biologico specifico: una volta a bordo, non c’è un obbligo automatico di rilascio.

Denominazione commerciale ufficiale

Il registro UE delle denominazioni commerciali dei prodotti della pesca riconosce ufficialmente “Cigala” e “Magnosa” come nomi commerciali italiani per Scyllarides latus (codice FAO YLL) — un tassello che, formalmente, la colloca tra le specie commercializzabili.

Il risultato è che uno sbarco occasionale può essere legalmente etichettato, venduto e messo in vetrina — anche se la specie compare, con parole quasi identiche, in tre distinti strumenti internazionali di tutela della biodiversità.

Zone grigie e variabilità locale

Cosa dice davvero la legge in Italia

Qui la questione si complica ulteriormente, perché la tutela reale della magnosa in Italia non è uniforme sul territorio:

In sintesi: dentro un’area marina protetta, la cattura della magnosa è quasi certamente vietata o soggetta a regolamento del gestore. Fuori da quei confini, in acque a pesca libera, il quadro normativo nazionale non fissa un divieto specifico e generalizzato — lasciando che la protezione dipenda più dalla rarità biologica della specie (difficile da pescare in quantità) che da un enforcement attivo e uniforme.

È lo stesso schema che, su scala diversa, abbiamo già raccontato a proposito della normativa sulla pesca professionale nel Mediterraneo: regole internazionali di intento conservazionistico che si traducono, a livello nazionale, in applicazioni disomogenee.

Cosa può fare chi compra

Vale la pena comprarla? Una domanda più utile del divieto

Non essendoci un divieto nazionale esplicito, non si tratta — nella maggior parte dei casi — di un acquisto “illegale”. È però un acquisto che merita una riflessione, proprio per la fragilità biologica della specie:

DDStato IUCN — dati insufficienti, non “sicuro”
35%Resa edibile media sul peso totale
~100mProfondità massima habitat
0Pesca mirata professionale in Italia

Chi vuole un consumo più consapevole può chiedere al pescivendolo la provenienza esatta e il metodo di cattura (bycatch, non pesca mirata è un segnale meno preoccupante di una filiera dedicata), evitare esemplari di piccola taglia o femmine ovigere (riconoscibili dalle uova sotto l’addome, soprattutto tra giugno e agosto), e considerare che si tratta comunque di una specie a lento accrescimento e bassa capacità di recupero delle popolazioni.

Domande frequenti

FAQ — magnosa, protezione e pesca

È illegale vendere la magnosa in Italia?

Nella maggior parte del territorio nazionale, in assenza di un decreto specifico di divieto, la vendita di esemplari catturati come bycatch nella pesca professionale non risulta illegale. Diverso è il caso delle Aree Marine Protette o di ordinanze locali specifiche, dove la cattura può essere vietata.

Perché si parla comunque di “specie protetta”?

Perché la magnosa è inserita in Convenzione di Berna, Convenzione di Barcellona e Direttiva Habitat: strumenti che riconoscono un interesse conservazionistico e impegnano gli Stati a misure di tutela, ma che non equivalgono automaticamente a un divieto di pesca e commercio su tutto il territorio, se non recepiti con un provvedimento nazionale specifico.

Esiste una pesca professionale mirata alla magnosa?

No. La specie non è target di alcuna pesca professionale organizzata in Italia. Gli esemplari in vendita provengono quasi sempre da catture accessorie di nasse, tramagli o palangari destinati ad altre specie di fondale roccioso.

Cosa significa “IUCN Data Deficient”?

Significa che non ci sono dati sufficienti per classificare con certezza il rischio di estinzione della specie a livello globale — non che la specie sia abbondante o fuori pericolo. Per una specie rara e poco studiata come la magnosa, questo status è spesso più un campanello d’allarme che una rassicurazione.

Come si riconosce la magnosa da aragosta e astice al banco del pesce?

La magnosa ha corpo largo e appiattito, antenne trasformate in palette corte e nessuna grande chela. L’aragosta ha corpo cilindrico e lunghe antenne filiformi. L’astice ha grandi chele anteriori evidenti. Il confronto completo è nella guida differenza tra aragosta e magnosa.

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · Fondatore de Il Giornale dei Marinai

Responsabile scientifico di Oceanis Srl, docente nel Master MARAC dell’Università di Camerino. Opera come consulente scientifico con competenze specifiche nella gestione sostenibile della fascia costiera e nelle tecniche di pesca professionale.

Fonti e riferimenti
  1. Convenzione di Berna (1979) — Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa.
  2. Convenzione di Barcellona — Protocollo ASPIM/SPA-BD, Allegato II, specie in pericolo o minacciate.
  3. Direttiva Habitat 92/43/CEE — Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.
  4. Regolamento (CE) n. 1967/2006 — Misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo.
  5. IUCN Red List — Scyllarides latus, versione 2020.2.
  6. Commissione Europea — Registro delle denominazioni commerciali dei prodotti della pesca, codice FAO YLL.
  7. ISPRA — Atlante delle specie marine protette, scheda Scyllarides latus.

Marcello Guadagnino — Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it