Biologia Marina

Il più grande cimitero di balene del mondo scoperto nell’Oceano Indiano

In questo articolo · 7 sezioni
  1. Un team internazionale ha portato alla luce un’eccezionale necropoli sottomarina nella Fossa Diamantina: 476 cetacei fossili distribuiti su 1.200 km di fondale, alcuni risalenti a 5,3 milioni di anni fa. Lo studio, pubblicato su Nature, riscrive la biologia degli ecosistemi whale-fall e include il contributo di due paleontologi italiani.
  2. La scoperta
  3. I numeri della necropoli
  4. Perché proprio qui, e perché i cetacei rostrati
  5. Un ecosistema vivente costruito sui morti
  6. Il contributo italiano
  7. Dove potrebbero esisterne altri
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Ricercatori cinesi e italiani (da sinistra a destra: Mengran Du, Xiaotong Peng, Giovanni Bianucci, Alberto Collareta e Xikun Song) posano con crani fossili di cetacei recuperati dal cimitero di balene recentemente scoperto sul fondale della Fossa Diamantina nell’Oceano Indiano sudorientale. La fotografia è stata scattata presso l’Institute of Deep-sea Science and Engineering, dell’Accademia Cinese delle Scienze, Sanya, Cina.

Un team internazionale ha portato alla luce un’eccezionale necropoli sottomarina nella Fossa Diamantina: 476 cetacei fossili distribuiti su 1.200 km di fondale, alcuni risalenti a 5,3 milioni di anni fa. Lo studio, pubblicato su Nature, riscrive la biologia degli ecosistemi whale-fall e include il contributo di due paleontologi italiani.

La scoperta

Era il risultato meno atteso. La spedizione della Chinese Academy of Sciences nella Fossa Diamantina — zona di frattura dell’Oceano Indiano sud-orientale, tra Australia e Antartide — era partita con obiettivi diversi: ricerca geologica, fluidi idrotermali, biologia abiologica. Ma nel corso di 32 immersioni con il batiscafo con equipaggio Fendouzhe, tra i 4.616 e i 7.001 metri di profondità, i ricercatori si sono imbattuti in qualcosa di senza precedenti: una concentrazione enorme di ossa e scheletri di balena, in parte affioranti dai sedimenti, in parte sepolti, distribuita per circa 1.200 chilometri lungo il fondale.

«Uno dei nostri obiettivi principali era cercare attività di fluidi nella zona adale», ha dichiarato Xiaotong Peng, primo autore dello studio e professore all’Institute of Deep-Sea Science and Engineering della Chinese Academy of Sciences. «Trovare questo gigantesco cimitero di balene è stato del tutto inaspettato.»

Il risultato è il deposito di whale falls più grande, più profondo e più antico mai documentato al mondo. Lo studio è stato pubblicato il 10 giugno 2026 sulla rivista Nature.

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Ricercatori cinesi e italiani (da sinistra a destra: Mengran Du, Xiaotong Peng, Giovanni Bianucci, Alberto Collareta e Xikun Song) posano con crani fossili di cetacei recuperati dal cimitero di balene recentemente scoperto sul fondale della Fossa Diamantina nell’Oceano Indiano sudorientale. La fotografia è stata scattata presso l’Institute of Deep-sea Science and Engineering, dell’Accademia Cinese delle Scienze, Sanya, Cina.

I numeri della necropoli

Il censimento dei resti ha portato a identificare 476 cetacei fossili, oltre a 5 comunità whale-fall attive con carcasse in fase di decomposizione. La datazione isotopica ha stabilito che le whale falls in questa zona si accumulano da almeno 5,3 milioni di anni — molto prima della comparsa della nostra specie.

Un elemento chiave che ha permesso la conservazione straordinaria di questi resti è il tasso di sedimentazione eccezionalmente basso della zona, stimato tra 0,05 e 0,55 millimetri ogni mille anni. A queste velocità, le ossa possono rimanere esposte per centinaia di migliaia di anni nei tratti pianeggianti del fondale, e per milioni di anni sulle scarpate e nelle sezioni tettonicamente sollevate.

Perché proprio qui, e perché i cetacei rostrati

La specie predominante tra i fossili ritrovati è quella dei cetacei rostrati (Mesoplodonti e affini), odontoceti specializzati nelle immersioni estreme in caccia di calamari e pesci abissali. Questi animali possono spingersi oltre i 3.000 metri di profondità, ma a un costo fisiologico elevatissimo.

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Resti scheletrici frammentari di cetacei sono abbondanti sul profondo fondale marino della Fossa Diamantina, a testimonianza di una lunga esposizione e di una lenta degradazione delle carcasse. Queste ossa sono tipicamente colonizzate da animali che vivono su substrati duri, tra cui anemoni di mare peduncolati, spugne e stelle marine. Fotografie scattate dal batiscafo cinese Fendouzhe. Crediti: Global TREnD, IDSSE

Gli autori ipotizzano che la morfologia del fondale — con le sue profonde depressioni a V — costituisca un punto naturale di convergenza per questi cetacei durante o dopo le immersioni più intense. Lo stress da decompressione potrebbe aumentare la mortalità nelle vicinanze, e le correnti di fondo avrebbero poi convogliato le carcasse sempre nella stessa area, costruendo nel corso di milioni di anni un archivio biologico unico.

Le ossa dei cetacei rostrati presentano una densità ossea particolarmente elevata, il che ne ha favorito la fossilizzazione: gli ossidi di ferromanganite si sono progressivamente accumulati all’interno della struttura ossea, bloccandone il degrado e fissando i fossili nel sedimento.

Un ecosistema vivente costruito sui morti

Le whale falls non sono semplici depositi di materiale organico: sono ecosistemi a sé stanti, che attraversano fasi successive di colonizzazione biologica. Nelle cinque comunità whale-fall attive individuate nella Fossa Diamantina, i ricercatori hanno documentato popolazioni di stelle fragili (Ophiuroidea), vermi perforatori delle ossa (Osedax), bivalvi chemosintetici e altre specie specializzate nella decomposizione delle carcasse in ambiente anossico.

Secondo gli autori, la portata della scoperta è comparabile alla riscoperta del celacanto nel 1938 o all’identificazione delle prime sorgenti idrotermali profonde nel 1977: queste strutture ridefiniscono i confini degli ecosistemi marini profondi e dimostrano che alcune sezioni del fondale oceanico funzionano come archivi paleontologici attivi.

Il contributo italiano

Tra i coautori dello studio figurano Giovanni Bianucci e Alberto Collareta, paleontologi dell’Università di Pisa tra i maggiori esperti mondiali di cetacei fossili. Oltre al contributo analitico, Bianucci ha partecipato direttamente alle operazioni subacquee ed è responsabile della descrizione di una nuova specie identificata tra i resti: Pterocetus diamantinae, cetaceo rostrato estinto, la cui descrizione morfologica è inclusa nello studio.

Dove potrebbero esisterne altri

Il team non esclude che necropolidi simili si trovino in altre zone del mondo. Le aree candidate, indicate dagli autori stessi, comprendono il largo delle coste sudafricane, la Penisola Iberica e le acque remote delle isole Crozet e Kerguelen nell’Atlantico meridionale, dove ritrovamenti di cetacei fossili da pesca a strascico erano stati già documentati in passato senza una spiegazione sistematica. La Fossa Diamantina potrebbe essere la prima di una serie di necropoli sottomarine ancora sconosciute.


Fonte: Peng, X., Zhou, P., Song, X., Bianucci, G., Collareta, A. et al. (2026). A 5.3-million-year-old deep-sea whale necropolis in the Diamantina Zone. Nature. https://doi.org/10.1038/s41586-026-10546-z

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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