Un nome per ciascuno,
un lutto per chi resta
Ogni tursiope sviluppa da cucciolo un fischio che lo identifica in modo univoco, e i suoi compagni lo usano per chiamarlo — la forma più vicina a un nome proprio mai documentata fuori dalla specie umana. La stessa specie che si chiama per nome è stata osservata restare per giorni accanto a un cucciolo morto, anche nel Mediterraneo.
Un fischio che nasce con l’individuo
Nei primi mesi di vita, ogni tursiope (Tursiops truncatus) sviluppa un proprio fischio segnatura (signature whistle): un pattern di modulazione di frequenza individualmente distintivo, che userà per il resto della vita per segnalare la propria identità agli altri membri del gruppo. Il fischio segnatura arriva a costituire circa la metà di tutte le vocalizzazioni prodotte da un individuo adulto, e resta stabile — nella stessa forma riconoscibile — per almeno dodici anni secondo i dati raccolti dal programma di ricerca a lungo termine di Sarasota Bay, in Florida, che segue centinaia di tursiopi individualmente noti da decenni.
A differenza dei segnali di identificazione della maggior parte delle altre specie animali — che sono in genere ereditati geneticamente — il fischio segnatura del tursiope si sviluppa attraverso l’apprendimento vocale: il cucciolo, secondo gli studi di Vincent Janik e colleghi dell’Università di St Andrews, copia inizialmente un suono udito raramente nel proprio ambiente sonoro e lo modifica gradualmente fino a renderlo distintivo e diverso da quello di ogni altro individuo che conosce, inclusa spesso la madre. Un dettaglio interessante: i maschi tendono a sviluppare fischi che assomigliano di più a quello materno rispetto alle femmine, forse perché la somiglianza materna comporta meno rischio di confusione una volta che il maschio lascia il gruppo natale.
“Chiamare per nome” un altro individuo
Sapere che ogni tursiope ha un fischio distintivo non dimostra, da solo, che quel fischio funzioni come un nome nel senso pieno del termine — occorreva dimostrare che gli altri individui lo usano attivamente per rivolgersi a quello specifico animale, non solo per riconoscerlo quando lo sentono. Stephanie King e Vincent Janik, nel 2013, hanno condotto esperimenti di playback su tursiopi selvatici della costa orientale della Scozia: hanno registrato il fischio segnatura di ciascun animale, poi hanno riprodotto in acqua una versione sintetica computerizzata dello stesso fischio, insieme a fischi di controllo appartenenti ad altri individui familiari o sconosciuti.
Il risultato è stato netto: ogni animale reagiva — girandosi verso la fonte del suono, spesso rispondendo vocalmente — solo quando sentiva la copia sintetica del proprio fischio, ignorando sistematicamente i fischi di controllo, inclusi quelli di individui a loro familiari. Era la prova mancante che i fischi segnatura funzionano davvero come un’etichetta d’identità condivisa, non solo come un segnale di auto-riconoscimento: un tursiope può essere “chiamato” da un altro, proprio come un nome proprio funziona tra due persone che si conoscono.
Come funziona la “chiamata per nome”
- Sviluppo
- appreso nei primi mesi di vita per imitazione, non ereditato geneticamente
- Stabilità
- lo stesso fischio resta riconoscibile per almeno 12 anni
- Uso sociale
- gli individui copiano il fischio di parenti stretti e alleati per rivolgersi specificamente a loro
- Prova sperimentale
- un animale reagisce solo alla copia sintetica del proprio fischio, non a quelli di altri individui familiari
Ricerche successive dello stesso gruppo hanno aggiunto un ulteriore livello: presentando ai tursiopi il fischio segnatura di un individuo insieme a un oggetto associato a quell’individuo (come un campione della sua urina, che i tursiopi possono percepire chimicamente), i ricercatori hanno mostrato che i delfini associano mentalmente il suono a una rappresentazione dell’individuo assente — un meccanismo di riferimento simbolico che, fuori dalla specie umana, non era mai stato documentato con questo livello di evidenza sperimentale in nessun altro animale.
Comportamento epimeletico: restare accanto a chi non c’è più
Gli etologi chiamano comportamento epimeletico l’insieme di comportamenti di cura, sostegno e attenzione rivolti da un animale verso un conspecifico malato, morente o già morto — sollevarlo in superficie, spingerlo, restargli accanto per ore o giorni, rifiutandosi in molti casi di allontanarsene. Nei tursiopi, e più in generale nei cetacei, questo comportamento è stato documentato ripetutamente e in modo sempre più sistematico negli ultimi decenni: una revisione ha censito casi di comportamento post-mortem attento in almeno una ventina di specie di cetacei diverse, distribuite in tre oceani.
Il pattern più comune coinvolge una femmina — quasi certamente la madre — che solleva, trasporta sul dorso o spinge il corpo di un cucciolo appena morto, in molti casi accompagnata e assistita da uno o più individui “di scorta” che restano nelle vicinanze. Secondo i dati raccolti in Australia Occidentale, le femmine di tursiope che portano con sé un cucciolo morto rappresentano circa il 75% dei casi complessivamente documentati in questa specie; la durata tipica del comportamento va dai tre ai sette giorni, durante i quali la madre tende a smettere quasi del tutto di alimentarsi, mentre il resto del gruppo resta nelle vicinanze, controllandola periodicamente.
Gli scienziati restano cauti nell’usare la parola “lutto” in senso pieno, poiché non possiamo verificare direttamente lo stato interno dell’animale. Alcuni ricercatori interpretano questa risposta come un mantenimento della coesione sociale di fronte a una situazione anomala, più che come una condivisione consapevole del dolore. Ma la distinzione, a ben guardare, potrebbe essere più sfumata di quanto un’etichetta netta lasci intendere: mantenere per giorni un comportamento costoso — smettere di mangiare, restare accanto a un corpo che non risponde più — attorno a un membro del gruppo in difficoltà è, in fondo, uno dei comportamenti che anche noi umani chiameremmo, senza esitazione, un gesto di cura e di attaccamento.
Alla foce del Tevere, due volte
Il comportamento epimeletico non è un fenomeno osservato solo lontano da noi. Un gruppo di ricerca italiano ha documentato due casi separati di comportamento epimeletico in tursiopi adulti presso l’estuario del fiume Tevere, alle porte di Roma, uno dei pochi tratti di costa italiana dove i tursiopi si avvicinano regolarmente e prevedibilmente a distanza ravvicinata dalla riva. In entrambi i casi un individuo adulto, presumibilmente la madre, interagiva con la carcassa di un neonato — sollevandola in un caso, spingendola verso il fondo nell’altro — sempre accompagnato da un secondo individuo adulto in funzione di “scorta”.
Grazie a un idrofono posizionato per il monitoraggio acustico passivo, i ricercatori sono riusciti a registrare le vocalizzazioni prodotte durante uno dei due episodi, tra cui — probabilmente non a caso — proprio un fischio segnatura, verosimilmente emesso dalla madre per richiamare l’attenzione o l’aiuto di altri individui del gruppo. È uno dei pochi casi in cui comportamento epimeletico e comunicazione tramite fischio segnatura sono stati documentati insieme nello stesso evento, un dettaglio che lega concretamente i due filoni di ricerca descritti in questo articolo: l’animale che possiede un nome proprio è anche l’animale che, di fronte alla perdita, sembra cercare aiuto chiamando qualcun altro per nome.
FAQ — Fischi identificativi e comportamento epimeletico nei tursiopi
Il fischio segnatura del tursiope funziona davvero come un nome?
Sì, nel senso funzionale del termine: esperimenti di playback hanno dimostrato che un tursiope reagisce specificamente solo quando sente una copia del proprio fischio segnatura, ignorando i fischi di altri individui a lui familiari — la prova che il segnale viene usato dagli altri per rivolgersi a quello specifico animale, non solo per riconoscerlo passivamente.
Come si sviluppa il fischio segnatura di un cucciolo?
Attraverso l’apprendimento vocale, non per eredità genetica. Nei primi mesi di vita il cucciolo copia un suono udito raramente nel proprio ambiente e lo modifica gradualmente in una forma distintiva e diversa da quella degli altri individui che conosce. Resta poi stabile per almeno 12 anni secondo i dati di lungo termine raccolti a Sarasota, in Florida.
Cos’è il comportamento epimeletico?
È l’insieme di comportamenti di cura e attenzione rivolti da un animale verso un conspecifico malato, morente o già morto — sollevarlo, trasportarlo, restargli accanto per giorni. Nei cetacei è stato documentato in circa venti specie diverse; nei tursiopi coinvolge tipicamente una femmina con il proprio cucciolo morto, per una durata media di tre-sette giorni.
I tursiopi mostrano questo comportamento anche nel Mediterraneo?
Sì. Un gruppo di ricerca italiano ha documentato due casi di comportamento epimeletico presso l’estuario del fiume Tevere, vicino Roma, registrando anche le vocalizzazioni prodotte durante uno degli episodi — tra cui un fischio segnatura verosimilmente emesso dalla madre.
Gli scienziati parlano davvero di “lutto” nei delfini?
Con molta cautela. Alcuni ricercatori preferiscono interpretazioni più conservative, come il mantenimento della coesione sociale di fronte a una situazione anomala. Il termine tecnico usato in letteratura è “comportamento epimeletico”, proprio per evitare di attribuire con certezza uno stato emotivo interno che non possiamo verificare direttamente.
- Janik, V.M., Sayigh, L.S., Wells, R.S. (2006) — “Signature whistle shape conveys identity information to bottlenose dolphins.” PNAS, 103(21), 8293–8297.
- King, S.L., Janik, V.M. (2013) — “Bottlenose dolphins can use learned vocal labels to address each other.” PNAS, 110(32), 13216–13221.
- King, S.L., Sayigh, L.S., Wells, R.S., Fellner, W., Janik, V.M. (2013) — “Vocal copying of individually distinctive signature whistles in bottlenose dolphins.” Proceedings of the Royal Society B, 280(1757), 20130053.
- Bearzi, G., Reggente, M.A.L. (2018) — “Epimeletic behavior.” In: Encyclopedia of Marine Mammals.
- Genov, T. et al. — “Whale and dolphin behavioural responses to dead conspecifics.” Zoology.
- Pace, D.S. et al. (2022) — “First Report of Epimeletic and Acoustic Behavior in Mediterranean Common Bottlenose Dolphins (Tursiops truncatus) Carrying Dead Calves.” Biology, 11(2), 337.
- Methion, S. et al. (2023) — “Epimeletic behavior in a free-ranging female Risso’s dolphin (Grampus griseus).” Acta Ethologica.