Bolle, per il gusto
di farle
Un delfino che soffia un anello di bolle solo per romperlo e rifarlo. Un polpo che rilancia ripetutamente un oggetto contro la corrente della vasca, senza alcuna ricompensa in vista. Nessuno dei due comportamenti serve a sopravvivere — ed è proprio per questo che agli etologi interessano così tanto.
Gli anelli di bolle: una delle scoperte più curiose sui delfini
Tra le forme di gioco più elaborate mai documentate nei tursiopi (Tursiops truncatus) c’è la produzione di anelli di bolle stabili — un comportamento descritto per la prima volta in dettaglio nel 1996 dal ricercatore Ken Marten e colleghi del Project Delphis. Per crearli, il delfino agita prima l’acqua con le pinne generando un piccolo vortice, poi soffia dallo sfiatatoio una singola bolla d’aria al centro del vortice: il risultato è un anello toroidale stabile, che può restare intatto per diversi secondi e muoversi in verticale, in orizzontale, o restare sospeso in un punto.
Una volta creato l’anello, i delfini lo manipolano in modi diversi: lo osservano da vicino avvicinando l’occhio, lo attraversano a spirale, lo spingono con il muso, o lo distruggono deliberatamente mordendolo per poi ricominciare da capo l’intera sequenza. Alcuni individui sono stati osservati unire più anelli insieme o farne passare uno dentro l’altro. Si tratta di un comportamento osservato soprattutto in delfini in cattività — probabilmente perché è lì che le condizioni di osservazione ravvicinata e prolungata rendono più facile documentarlo — ma non ci sono ragioni per pensare che sia limitato agli ambienti controllati.
Il polpo e i Lego: quando l’esplorazione diventa gioco
Nel 2006 Michael Kuba, Ruth Byrne, Daniela Meisel e Jennifer Mather hanno pubblicato uno studio sistematico sul comportamento di gioco con oggetti nel polpo comune (Octopus vulgaris). Quattordici polpi — sette subadulti e sette adulti — sono stati esposti per sette giorni consecutivi a due mattoncini Lego e a due tipi di cibo, sotto due diversi livelli di privazione alimentare. Nove dei quattordici soggetti hanno mostrato un comportamento riconoscibile come gioco con i Lego: afferrare l’oggetto con i tentacoli, spostarlo, e in diversi casi rilanciarlo ripetutamente contro il flusso d’acqua in entrata nella vasca, lasciando che la corrente lo riportasse indietro, per poi ripetere l’intera sequenza più volte.
Lo studio sui polpi e i Lego, in breve
- Soggetti
- 14 esemplari di Octopus vulgaris (7 subadulti, 7 adulti)
- Oggetti proposti
- 2 mattoncini Lego, oltre a due tipi di cibo
- Risultato
- 9 su 14 soggetti hanno mostrato comportamento riconoscibile come gioco
- Effetto della privazione di cibo
- nessuna differenza significativa nel comportamento ludico
- Andamento nel tempo
- il gioco emergeva soprattutto tra il terzo e il sesto giorno, dopo una fase iniziale di esplorazione
Un dettaglio metodologico importante: la comparsa del comportamento ludico non era casuale nel tempo, ma seguiva una sequenza prevedibile — prima l’esplorazione dell’oggetto nuovo, poi, una volta che l’oggetto diventava familiare e non più minaccioso né commestibile, il gioco vero e proprio. È lo stesso schema, “prima esplorare, poi giocare”, che si osserva in molte specie di vertebrati considerate cognitivamente sofisticate, qui documentato per la prima volta con questo livello di dettaglio in un invertebrato.
Come si distingue il gioco da un comportamento qualunque
Attribuire “gioco” al comportamento di un animale non è mai una scelta banale: gli etologi utilizzano criteri operativi piuttosto rigidi per evitare di proiettare categorie umane su azioni che potrebbero avere spiegazioni più semplici. Un comportamento viene classificato come gioco quando è ripetuto più volte senza una funzione immediata evidente, quando non è diretto a un obiettivo di sopravvivenza a breve termine (nutrirsi, sfuggire a un pericolo, riprodursi), quando avviene tipicamente in condizioni di sicurezza e assenza di stress, e quando la sua forma si discosta in modo riconoscibile dal comportamento “serio” equivalente — un morso di gioco è diverso da un morso predatorio, un lancio di gioco è diverso da un tentativo di cattura.
Nessuna funzione immediata
Il comportamento non produce cibo, non elimina un pericolo, non porta a un accoppiamento nell’immediato.
Ripetizione volontaria
L’animale torna a ripetere la stessa azione più volte, spesso variandola, senza essere costretto a farlo.
Contesto di sicurezza
Emerge tipicamente quando l’animale non è affamato, minacciato o sotto stress — condizioni in cui altre priorità comportamentali prendono il sopravvento.
Sia gli anelli di bolle dei delfini sia il rilancio ripetuto dell’oggetto da parte del polpo soddisfano questi criteri: nessuno dei due comportamenti produce cibo, elimina un pericolo o porta a un vantaggio riproduttivo immediato, eppure entrambi vengono ripetuti volontariamente, e in entrambi i casi la variante “giocosa” del comportamento (mordere un anello di bolle, rilanciare un oggetto non commestibile) è chiaramente distinguibile da un comportamento predatorio o difensivo genuino.
A cosa serve, evolutivamente, giocare?
Perché un animale dovrebbe spendere tempo ed energia in un comportamento che, per definizione, non produce alcun vantaggio immediato? Le ipotesi proposte dagli etologi includono l’allenamento di abilità motorie e cognitive utili in altri contesti (manipolazione di oggetti, coordinazione), l’esplorazione sicura dei limiti del proprio corpo e dell’ambiente, e più in generale un sottoprodotto di sistemi nervosi sufficientemente flessibili e liberi da pressioni di sopravvivenza costanti da “avanzare” risorse cognitive per attività non essenziali. Nessuna di queste ipotesi è considerata definitiva, e probabilmente coesistono più funzioni parziali a seconda della specie.
Quello che rende il confronto tra delfino e polpo particolarmente interessante è la distanza evolutiva tra le due specie — separate da centinaia di milioni di anni e da architetture nervose completamente diverse, un cervello centralizzato di mammifero contro un sistema nervoso in gran parte distribuito nelle braccia — che pure arrivano a un comportamento funzionalmente equivalente: manipolare ripetutamente qualcosa, senza motivo apparente, per il solo fatto che farlo produce, con ogni evidenza, qualcosa che assomiglia al divertimento.
FAQ — Comportamento ludico in delfini e polpi
I delfini creano davvero anelli di bolle per gioco?
Sì. È un comportamento documentato scientificamente, descritto in dettaglio a partire dal 1996: il delfino crea un vortice con le pinne, vi soffia una bolla d’aria al centro generando un anello stabile, che poi manipola, attraversa o distrugge deliberatamente per poi ricominciare — senza alcuna funzione di sopravvivenza evidente.
Anche i polpi giocano?
Uno studio del 2006 su Octopus vulgaris ha documentato un comportamento riconoscibile come gioco in 9 esemplari su 14: rilanciare ripetutamente un mattoncino Lego contro la corrente della vasca, lasciando che tornasse indietro, per poi ripetere l’azione più volte, senza alcuna ricompensa alimentare in gioco.
Come fanno gli scienziati a distinguere il gioco da un comportamento qualsiasi?
Attraverso criteri operativi: il comportamento non deve avere una funzione immediata di sopravvivenza, deve essere ripetuto volontariamente, deve emergere in condizioni di sicurezza (non fame, non stress, non pericolo), e la sua forma deve essere chiaramente distinguibile dal comportamento “serio” equivalente — per esempio un morso di gioco diverso da un morso predatorio.
Perché gli animali giocano, se non serve a sopravvivere?
Non c’è una risposta definitiva. Le ipotesi principali includono l’allenamento di abilità motorie e cognitive, l’esplorazione sicura dell’ambiente e del proprio corpo, o un sottoprodotto di sistemi nervosi sufficientemente flessibili da potersi permettere attività non immediatamente funzionali.
- Marten, K. et al. (1996) — Osservazioni su anelli di bolle in tursiopi, Project Delphis, riportate in Scientific American.
- Kuczaj, S.A., Eskelinen, H.C. (2014) — “Why do dolphins play?” Animal Behavior and Cognition, 1(2), 113–127.
- Kuba, M.J., Byrne, R.A., Meisel, D.V., Mather, J.A. (2006) — “When do octopuses play? Effects of repeated testing, object type, age, and food deprivation on object play in Octopus vulgaris.” Journal of Comparative Psychology, 120(3), 184–190.
- Mather, J.A., Anderson, R.C. (1999) — “Exploration, play and habituation in octopuses (Octopus dofleini).” Journal of Comparative Psychology.
- Burghardt, G.M. (2005) — The Genesis of Animal Play: Testing the Limits. MIT Press.