Una sogliola perfettamente commestibile che quasi nessuno mangia — non per il sapore, ma semplicemente perché è troppo piccola per valere la pena di essere venduta.
Nei fondali sabbiosi del Mediterraneo, spesso in prossimità delle praterie di Posidonia oceanica o di Cymodocea nodosa, tra i 20-30 e i 300 metri di profondità, vive la sogliola occhiuta, Microchirus ocellatus — un pesce piatto della famiglia Soleidae che condivide la forma del corpo con la ben più nota sogliola comune, ma se ne distingue a colpo d’occhio per due dettagli: la livrea e le dimensioni, decisamente più contenute, con un massimo di circa 20-21 cm contro i 30-40 cm della sogliola comune.
Un nome dalla mano piccola
Il nome del genere, Microchirus, deriva dal greco mikros (“piccolo”) e cheir (“mano”) — un riferimento alla forma ridotta delle pinne pettorali di questi pesci, paragonate a piccole mani. Il nome dell’intero ordine a cui appartengono le sogliole, i Pleuronettiformi, viene invece tradotto letteralmente come “nuotatori su un unico lato”: un gruppo di pesci bentonici dal corpo piatto e asimmetrico, con entrambi gli occhi migrati sullo stesso lato del corpo nel corso dello sviluppo larvale, mentre il lato opposto resta sempre rivolto verso il fondale.
Quattro occhi che non sono occhi
Il tratto distintivo che dà il nome alla specie — e che la rende inconfondibile — è la livrea: sul fondo bruno-grigiastro del corpo, nella parte anteriore compaiono alcune macchie scure indefinite, tra cui una centrale più grande a cavallo della linea laterale; più indietro, verso la coda, si allineano regolarmente quattro macchie scure tondeggianti, bordate di bianco — veri e propri ocelli che in inglese hanno dato alla specie il nome comune di “foureyed sole”, la sogliola dai quattro occhi. È proprio questa fila di ocelli, assente nella sogliola comune, il criterio più rapido per riconoscerla in immersione o tra il pescato.
Una distribuzione più ampia di quanto sembri
Oltre a essere comune in tutto il Mediterraneo e lungo l’Atlantico orientale, dallo stretto di Gibilterra fino alle coste tropicali dell’Africa occidentale (Senegal, Ghana, Guinea Bissau, Sierra Leone) e alle isole di Madeira e Canarie, questa specie sorprende per una presenza documentata anche molto più a sud, lungo le coste del Natal, in Sudafrica, nell’Oceano Indiano occidentale — un areale disgiunto che ne fa una delle sogliole mediterranee con la distribuzione geografica più ampia.
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Buona da mangiare, ma introvabile in pescheria
Le sue carni sono commestibili e del tutto simili, per qualità e utilizzo in cucina, a quelle della sogliola comune. Viene catturata occasionalmente con le reti a strascico, ma proprio a causa delle dimensioni ridotte non viene quasi mai commercializzata come prodotto a sé stante: nella maggior parte dei casi finisce come cattura accessoria, mescolata ad altre piccole specie bentoniche, piuttosto che come voce autonoma sul banco del pesce. È interessante notare come, a livello europeo, la specie abbia comunque una propria denominazione commerciale ufficiale in diversi paesi — dal danese “Øjeplettet tunge” allo spagnolo “Tambor real”, fino al catalano “Pelaia de Sant Pau” — segno che, dove la pesca locale lo consente, un mercato di nicchia esiste.
Occhio alla confusione con specie simili
Un’avvertenza utile per chi si occupa di identificazione: il nome “sogliola ocellata” viene talvolta usato anche per un’altra specie del medesimo genere, Microchirus theophila, distribuita soprattutto lungo l’Africa occidentale ma presente anche nel Mediterraneo occidentale — le due specie sono morfologicamente simili e la distinzione richiede un’osservazione attenta della livrea e della distribuzione geografica.
Domande frequenti
Perché si chiama occhiuta?
Ha macchie ocellate scure sui fianchi.
Dove vive?
Su fondali sabbiosi e fangosi.
Si mangia?
Sì, come le altre piccole sogliole.


