Tra le specie che popolano gli oceani terrestri, capita talvolta che la scienza si diverta a strizzare l’occhio alla cultura pop. È il caso di Vanderhorstia supersaiyan, nome scientifico di una nuova specie di gobide descritta recentemente al largo del Giappone. Non si tratta dell’ennesimo sogno di uno scienziato appassionato di anime, ma di un organismo reale, osservabile, fotografabile e registrato secondo tutti i criteri della tassonomia moderna.

La caratteristica più evidente che rende unico questo pesce sono due strisce longitudinali gialle netti, presenti su pinna dorsale secondaria, pinna anale e caudale: un tratto che non ha equivalenti tra le altre specie del genere.
La scoperta arriva dalle acque profonde che circondano Ishigaki-jima, nell’arcipelago di Okinawa, una zona in cui la ricerca marina ha ancora molto da rivelare. Proprio a circa duecentodieci metri di profondità è stato individuato un individuo lungo settantasette millimetri, un piccolo pesce che si muove in un ambiente in cui ogni immersione scientifica ha il potenziale di svelare una novità assoluta. In questo caso la sorpresa non è solo biologica, ma anche terminologica, perché la comunità scientifica ha scelto un riferimento diretto alla trasformazione più celebre partorita da Akira Toriyama.
L’ispirazione nasce da una caratteristica immediatamente riconoscibile: la colorazione. Le pinne del Vanderhorstia supersaiyan mostrano nette strisce orizzontali gialle che ricordano, con un po’ di immaginazione ma anche con una certa evidenza, quel bagliore dorato che associamo alla “chioma” dei Saiyan trasformati. Sul corpo compaiono inoltre piccoli puntini gialli distribuiti in modo distinto rispetto alle specie affini, differenze utili per identificare senza dubbi la nuova entità tassonomica quando si confrontano fotografie e campioni in laboratorio. Il resto del corpo mantiene un aspetto più trasparente, quasi neutro, offrendo un perfetto fondale naturale su cui risaltano i dettagli luminosi. Proprio questo contrasto conferisce al pesce un’identità visiva immediata, una sorta di firma cromatica che spiega bene la scelta del nome.

Animali con nomi di celebrità
Il riferimento a Dragon Ball non è un semplice vezzo. L’uso di nomi ispirati a manga e anime sta diventando un fenomeno più frequente di quanto si possa immaginare. A dimostrarlo c’è anche l’esempio recente di uno squalo estinto, descritto da un gruppo di ricercatori cileni e chiamato Pochitaserra patriciacanalae per la sua curiosa somiglianza con il demone Pochita di Chainsaw Man. In quel caso si trattava di una creatura del passato, nota solo tramite reperti fossili, mentre il Vanderhorstia supersaiyan è vivo, nuota oggi nei mari giapponesi e porta con sé un omaggio culturale che scorre letteralmente tra le sue pinne.
Questi rimandi dimostrano quanto la cultura otaku abbia permeato anche gli ambienti più formali della scienza, diventando una sorta di vocabolario comune per una generazione di biologi cresciuti a pane e anime. E se un nome ispirato a un Super Saiyan riesce a rendere una specie più memorabile, forse non si tratta soltanto di una trovata simpatica, ma di un modo efficace per collegare conoscenza scientifica e immaginario collettivo.








