Nel mondo sommerso, esistono organismi che, silenziosamente, ci parlano dello stato di salute del mare. Sono le specie sentinella: animali e piante capaci di segnalare con precisione inquinamento, squilibri ecologici e cambiamenti climatici. Monitorarle è oggi una priorità scientifica e ambientale, soprattutto in mari come il Mediterraneo, sempre più sotto pressione.
Cosa sono le specie sentinella?
Le specie sentinella sono indicatori biologici. La loro reazione alle modifiche ambientali – sia chimiche che fisiche – permette di valutare l’impatto delle attività umane sull’ambiente marino. Non sono semplici vittime del degrado, ma veri e propri “sensori viventi” che, studiati nel tempo, offrono dati preziosi per la conservazione e la gestione sostenibile del mare.
Per essere considerate efficaci, devono:
- essere sensibili a determinati agenti di stress (come metalli pesanti, microplastiche, idrocarburi, variazioni termiche);
- avere una distribuzione abbastanza ampia e conosciuta;
- essere facilmente campionabili e studiate da tempo dalla comunità scientifica;
- possedere un ruolo noto nell’ecosistema, per valutarne gli impatti ecologici.
Specie sentinella e cambiamenti climatici
L’aumento delle temperature marine e l’acidificazione stanno alterando in modo evidente la composizione faunistica. Alcune specie stanno migrando verso nord, mentre altre scompaiono dalle zone tradizionali. Alcuni esempi di impatto climatico su specie sentinella:
- La Posidonia tende a regredire in zone soggette a stress termico prolungato.
- I mitili possono mostrare anomalie metaboliche o riduzione nella capacità di filtrazione in acque più calde.
- Alcune specie planctoniche, come i copepodi (sentinelle microscopiche), stanno modificando la loro distribuzione, con effetti su tutta la catena alimentare.
Il ruolo delle specie sentinella in Italia
In Italia, diverse istituzioni monitorano costantemente queste specie attraverso programmi come:
- Marine Strategy Framework Directive (MSFD);
- Progetto Mare Nostrum;
- Reti di osservazione ISPRA e ARPA.
- ClimateFish
Nel Mar Adriatico, ad esempio, i mitili allevati sono usati come bioindicatori permanenti per verificare la qualità delle acque. Nel Tirreno, i dati raccolti dalle praterie di Posidonia aiutano a regolare l’attività nautica e la costruzione di porti turistici.
Perché sono importanti oggi?
Le specie sentinella sono strumenti essenziali per la prevenzione. Monitorandole, è possibile:
- scoprire inquinamenti invisibili;
- valutare l’efficacia delle politiche ambientali;
- proporre azioni correttive prima che gli ecosistemi collassino;
- educare cittadini e pescatori sullo stato reale del mare.
ClimateFish








Nel cuore del Mar Mediterraneo, un nuovo strumento scientifico sta rivoluzionando il monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico: ClimateFish, il primo database open access dedicato a 15 specie di pesci considerate “sentinella” del riscaldamento delle acque.
? Cos’è ClimateFish?
ClimateFish è un progetto collaborativo internazionale, coordinato dal CNR-IRBIM e dall’ENEA, che raccoglie dati su 15 specie di pesci costieri, sia autoctone che esotiche, la cui distribuzione e abbondanza sono influenzate dalle variazioni climatiche .
? Le 15 specie sentinella
Il database include :
- 7 specie autoctone, come:
- Epinephelus marginatus (cernia bruna)
- Thalassoma pavo (donzella pavonina)
- Sparisoma cretense (pesce pappagallo)
- Sarpa salpa (salpa)
- Serranus scriba (sciarrano)
- Serranus cabrilla (perchia)
- Caranx crysos (carango dorato)
- 8 specie esotiche, tra cui:
- Fistularia commersonii (pesce flauto)
- Siganus luridus (pesce coniglio scuro)
- Siganus rivulatus (sigano marezzato)
- Pterois miles (pesce scorpione)
- Stephanolepis diaspros (monacanto reticolato)
- Parupeneus forsskali (triglia di Forsskål)
- Pempheris rhomboidea
- Torquigener flavimaculosus (pesce palla)
Queste specie sono state selezionate per la loro sensibilità alle variazioni di temperatura e per la facilità di identificazione .
? Dati significativi
Il numero di specie esotiche nel Mediterraneo è aumentato da 90 nel 2002 a 188 nel 2020, con 106 provenienti dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez.
Negli ultimi 13 anni, sono stati censiti oltre 100.000 esemplari di queste specie in più di 3.000 siti distribuiti in 7 Paesi del Mediterraneo .
